Chiesti 6 anni e 3 mesi per lo «stallone pedofilo»

Luganese

Il procuratore pubblico Nicola Respini ha posto l’accento sul centinaio di episodi di abuso di cui è accusato l’ottantenne ticinese a processo da stamattina – A breve prenderà la parola la difesa

Chiesti 6 anni e 3 mesi per lo «stallone pedofilo»
© CdT/Archivio

Chiesti 6 anni e 3 mesi per lo «stallone pedofilo»

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«Nella notte fra il 17 e il 18 agosto 1999 una mano ignota scriveva sui muri a lato della strada cantonale prima di un paese di una valle del Luganese: l’imputato è “lo stallone pedofilo” del paese. Allora l’imputato si era precipitato in polizia a sporgere querela, ma con gli occhi di oggi quella scritta era un grido d’allarme di un anonimo, forse persino di una vittima, per dire attenzione. O poteva essere una richiesta di aiuto inascoltata». È con queste parole che il procuratore Nicola Respini ha aperto la sua requisitoria nel processo a carico di un ticinese sull’ottantina che deve rispondere di un centinaio di atti sessuali con fanciulli ai danni di quattro vittime fra il 1994 e il 2019. «Oggi parliamo di quattro vittime – ha sottolineato Respini – ma agli atti abbiamo quasi cento verbali fatti a donne che fra gli anni Ottanta e gli anni Novanta hanno viaggiato sull’autopostale che lui guidava per andare a scuola. Purtroppo per prescrizione tanto di quanto ci hanno detto non era più imputabile all’uomo. Donne che hanno descritto un viscido, che abbracciava in modo inopportuno e allungava le mani. Lo ha sempre fatto, non si è trattato di episodi».

E dopo quella scritta pubblica sul muro di paese, l’uomo non si è fermato. Fattosi una nuova famiglia, si è trovato in casa la figlia della nuova moglie. Quel che è seguito sono cinque anni di abusi alla giovane – fra il 2005 e il 2010. Abusi in crescendo per intensità e per frequenza, divenuti man mano quasi giornalieri. La giovane li ha quantificati in più di un centinaio (mentre l’imputato ne riconosce meno e su un periodo temporale minore). «Ogni occasione era buona per toccarla», ha detto il difensore della giovane, avvocato Emanuele Verda. «La giovane non si è trovata in un nido sicuro, ma nelle mani di un mostro senza remore e senza alcun ritegno», ha rincarato Respini.

Gli ultimi addebiti a carico dell’uomo risalgono al 2018-2019: sarebbero avvenuti (ma lui nega) in almeno due occasioni a danno di un’altra figlia di sua moglie, da cui nel frattempo aveva divorziato. Figlia che aveva solo quattro anni quando gli abusi del nonno, come lo chiamava, sarebbero cominciati.

Per tutto ciò Respini ha chiesto una condanna a 6 anni e 3 mesi di carcere ai danni dell’uomo. Il procedimento è tuttora in corso e a breve prenderà la parola il difensore d’ufficio dell’imputato, l’avvocata Marie Zveiger.

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