Centro autogestito

«Ci rivediamo nelle strade di Lugano, il Molino non si tocca»

I Molinari rispondono alla richiesta di un incontro con il gruppo di lavoro voluto dalla Città: «Non verremo, è solo una provocazione» - Ma quale soluzione per l’autogestione?

«Ci rivediamo nelle strade di Lugano, il Molino non si tocca»
(Putzu)

«Ci rivediamo nelle strade di Lugano, il Molino non si tocca»

(Putzu)

LUGANO - Il centro autogestito Molino rimanda al mittente l’invito a sedersi attorno a un tavolo per discutere di possibili altre sedi per l’autogestione a Lugano, ora che l’ex Macello è fuori dai giochi. Lo fa tramite un comunicato inviato oggi in cui gli autogestiti criticano il contenuto della «letterina», firmata dal responsabile delle strutture cittadine Fabio Schnellmann, in cui si rende nota la costituzione di un gruppo di lavoro per la ricerca di una sede al centro sociale e si invita una rappresentanza del Molino («due o tre persone») a incontrare i rappresentanti della Città il 13 giugno. «Se non si conoscesse la storia e il passato, potrebbe sembrare una parvenza di apertura. Conoscendola e avendola vissuta intensamente e ripetutamente sulla nostra pelle, nient'altro, invece, che una chiara provocazione», scrivono i molinari a proposito della missiva arrivata il 27 maggio.

Circa un mese fa, lo ricordiamo, il Consiglio comunale di Lugano ha accettato (36 voti favorevoli, 11 contrari, 5 astenuti) il credito da 450.000 franchi per imbastire un concorso d’architettura internazionale per l’area dell’ex Macello, i cui esiti determineranno il futuro del comparto. Non saranno previsti spazi per l’autogestione: il Legislativo ha respinto una proposta in questo senso. Dove andranno i cosiddetti «molinari» rimane un grosso punto di domanda: l’incontro proposto dalla Città sarebbe dovuto essere un primo passo avanti per capire quali soluzioni possano essere avanzate. Ma agli occhi degli autogestiti si tratta solo di una provocazione.

«Da ben 23 anni - si legge ancora nel comunicato - il CSOA Molino comunica, parla e descrive le proprie esigenze: sia nei numerosi incontri avvenuti con Municipio e Governo, sia negli innumerevoli progetti, documenti e comunicati emessi e ben noti sia al signor Schnellmann (da anni il supposto “interlocutore” del CSOA) sia al sindaco Borradori (già rappresentante del CdS nel post sgombero del Maglio) che al vicesceriffo Bertini. Allo stesso modo ci permettiamo di ricordare che già 5 anni fa, a uno degli ultimi incontri avuti sviscerammo le nostre esigenze. Risultato? Di fronte al vuoto totale e alla presa in giro generale («non vi elenchiamo le proposte di sedi alternative perché non ce le vogliamo giocare»), decidemmo di uscire definitivamente dalle trattative e dall'inutile, stagnante e ridondante mancanza di serietà».

«Ci rivediamo nelle strade di Lugano, il Molino non si tocca»

«Per favore non diteci che «allora avevamo ragione, guardate come sono brutt* e cattiv* le molinare e i molinari che non vogliono dialogare», scrivono ancora. «No, quello che non vogliamo è soprattutto essere pres* in giro. E men che meno dai padri padroni di questa città! Quello che vogliamo è invece continuare a sperimentare, a sostenere e a praticare autogestione, solidarietà, conflitto, culture dal basso e dignità per tutte e tutti. E vogliamo continuare a farlo, nell'apertura, nel dialogo e nel confronto costante, negli spazi da noi al momento ritenuti più consoni e da noi occupati e ridati alla popolazione esclusa da Lugano, da ormai 17 anni».

«Ci rivediamo nelle strade di questa città, il «Molino non si tocca», concludono gli autogestiti.

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