"Clicca qui per sbloccare il conto in banca", ma ti truffano online

Non solo porno e ricatti: un altro imbroglio si aggira tra gli indirizzi di posta elettronica dei ticinesi

"Clicca qui per sbloccare il conto in banca", ma ti truffano online

"Clicca qui per sbloccare il conto in banca", ma ti truffano online

LUGANO - Sempre più spesso gli hacker e gli spioni puntano agli istituti di credito e ai loro clienti Il cybercrimine è in piena espansione e truffe - o veri e propri tentativi di estorsione - come quelli descritti nell'articolo pubblicato stamattina (vedasi suggeriti - in quel caso si parlava di un hacker che pretendeva un pagamento di migliaia di dollari per non diffondere ai contatti delle sue vittime i link delle pagine visitate sui siti porno) non sono gli unici. Ce ne sono anche di più subdoli. Un lettore ci ha per esempio inoltrato una mail ricevuta da una grande banca elvetica, con tanto di logo dell'istituto in bella mostra.

"Caro cliente - si legge - il nostro sistema di sicurezza ha trovato attività sospetta con la carta e per protegere (con una sola G, ndr) il suo conto lo abbiamo limitato temporaneamente. Secondo le nostre condizioni d'utilizzo in questo momento abbiamo bisogno del suo intervento". Poi ecco un link: "Clicca qui per sbloccare il suo conto".

E perché si tratta di un tentativo di truffa? Semplice. Il nostro lettore non ha alcun conto in quella banca. Ma cosa succede cliccando su quel link? Noi ci abbiamo provato - e vi consigliamo vivamente di non farlo - e siamo finiti su una pagina (con un indirizzo URL piuttosto strano e in cui non c'era alcun riferimento al nome della banca elvetica) in cui ci veniva chiesto di inserire il numero di carta. C'è di sicuro chi ci è cascato, fornendo così a malintenzionati dei dati sensibili. Una pagina web fatta anche piuttosto bene (c'era pure il logo di "Securecode" e un pdf con le condizioni generali).

Casi come questi sono noti e le banche sono chiaramente già corse ai ripari, anche se non sempre riescono a star dietro alla criminalità organizzata. Se ne era parlato per esempio a inizio anno (cfr. il CdT del 7 febbraio) in un un workshop intitolato "Lo spionaggio nel settore bancario", organizzato alla sede del Gruppo Sicurezza di Savosa e a cui hanno partecipato molti dei responsabili della sicurezza degli istituti di credito presenti in Ticino. "Uno dei problemi principali per le banche - aveva sottolineato Richard Zoni della Kobil, società specializzata nella protezione dei dati nel settore bancario - riguarda il fatto che i clienti chiedono loro di essere sempre più aperte e openbanking. Ma per questo sono anche più vulnerabili. I loro clienti rischiano furti d'identità". Ma come detto esistono già ottime possibilità di protezione, per esempio il multi-device security (un sistema che, se si effettuano dei pagamenti tramite computer, chiede poi una conferma anche sul telefonino, o viceversa) o software che prima di autorizzare un'operazione controllano se uno dei dispositivi (telefono o PC) sono stati infettati. "Ci sono anche dispositivi - aveva spiegato - che avvertono il titolare quando in corso c'è un prelevamento al bancomat. Questo per prevenire lo skimming delle carte".

©CdT.ch - Riproduzione riservata

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