Come la Svizzera legge il caso dell’ex Macello: «Potrebbero cadere delle teste»

rassegna stampa

La manifestazione di sabato a Lugano per protestare contro la demolizione dell’ex Macello non è passata inosservata alla stampa d’Oltralpe: ecco cosa riportano i media elvetici

Come la Svizzera legge il caso dell’ex Macello: «Potrebbero cadere delle teste»
© CdT/ Chiara Zocchetti

Come la Svizzera legge il caso dell’ex Macello: «Potrebbero cadere delle teste»

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Molti ieri sono arrivati da Oltregottardo per manifestare contro l’abbattimento dell’ex Macello. Il corteo e l’evento di protesta sono rimasti pacifici fino all’ultimo, ma non sono passati inosservati alla stampa elvetica, che agli eventi in Ticino ha dedicato parecchio spazio, ieri, sui siti online o nei radiogiornali.

La protesta pacifica, scrive il Blick, è stata innescata «dall’azione fulminea e avvenuta nottetempo» che ha portato alla distruzione dell’ex Macello, per ordine del Municipio. A «disturbare», riporta poi la RTS nell’ambito della trasmissione d’informazione Forum, è stato il modo in cui la struttura è stata demolita: l’evento «è stato vissuto come un atto di violenza simbolico». Ricordando le tensioni della settimana, con le minacce a Gobbi ad imbrattare i muri e l’azione di protesta sotto casa del sindaco di Lugano Marco Borradori, la trasmissione ha evocato il «sisma politico» che l’abbattimento dello spazio autogestito rappresenta: vi sono in particolare le rivelazioni di Unia, secondo cui la chiamata a una delle ditte impiegate nella demolizione sarebbe avvenuta prima che le manifestazioni degenerassero con l’occupazione illecita dell’ex Vanoni. «La polizia smentisce fermamente - riporta la RTS che ricorda anche l’apertura dell’inchiesta penale - Tuttavia se tutto ciò dovesse trovare conferma, delle teste potrebbero cadere».

Lo stato d'animo festoso che ha prevalso al raduno e le molte famiglie con bambini che hanno preso parte alla manifestazione, sono invece l’elemento su cui si focalizza la Luzerner Zeitung.

Ampio spazio è poi dedicato alla manifestazione da Le Temps, che parte dalla descrizione dei partecipanti alla manifestazione («Una folla colorata di tutte le età, dall'attivista alternativo - tatuato, con piercing, mezzo rasato, vestito di nero - alle famiglie con bambini che indossano una corona di carta del Burger King. Erano presenti anche personaggi politici e pubblici») fino ad arrivare al riepilogo degli eventi della scorsa settimana. Una settimana «elettrica» per il quotidiano romando, che cita inoltre i dubbi nutriti sull’esito della manifestazione di ieri: «Il cantone ha trattenuto il fiato, in apprensione per questa imprevedibile manifestazione non autorizzata». Sempre Le Temps riporta l’iniziativa dei Molinari, che fin dall'inizio della manifestazione hanno distribuito volantini che invitavano alla non violenza, in italiano e in tedesco, e un altro sul quale si elencavano i «consigli utili» per i manifestanti: per esempio, chiamare il numero «antirep» in caso di violenza da parte della polizia o indicando che «i giornalisti non erano i benvenuti alla marcia». Tra le testimonianze raccolte dal portale romando, quelle dei partecipanti che ricordano: «Se sono intelligenti, oggi eviteranno le provocazioni. Basterebbe una scintilla perché tutto esploda». Ma al di là di qualche vetrina e qualche muro imbrattato di vernice, gli animi sono rimasti tranquilli fino alla fine.

La notizia, corsa anche sui social network, è pure oggetto dell’esteso articolo di Le Temps: «Gli antifascisti zurighesi avevano annunciato la loro partecipazione sui social network, ma i blocchi della polizia nel nord del Ticino hanno impedito loro di arrivare a Lugano, così come altri autonomisti svizzeri e italiani», si legge sul portale. A ricordare i blocchi effettuati per impedire ai manifestanti di arrivare a Lugano, anche RTS, che cita pure il timore che qualche black block s’infiltrasse nella manifestazione pacifica per far scattare quella minacciosa scintilla.

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