«Con che coraggio quell’agente poi multa i normali cittadini?»

Il caso

Chiesti 6 mesi sospesi per l’ex agente della Comunale di Lugano ed ex vicecomandante di Collina d’Oro accusato di favoreggiamento - Andava a letto con una 16.enne e quando ha scoperto che guidava l’auto di un suo collega non l’ha segnalato

«Con che coraggio quell’agente poi multa i normali cittadini?»
(Foto Putzu)

«Con che coraggio quell’agente poi multa i normali cittadini?»

(Foto Putzu)

LUGANO - «Un agente di polizia che non rispetta la legge, va a letto con una sedicenne conosciuta sui social media e, quando viene a sapere che guida l’auto senza patente, non interviene avvisando i suoi superiori». Sono parole dure quelle utilizzate dal procuratore pubblico Arturo Garzoni nei confronti dell’ex vicecomandante della Polizia di Collina d’Oro a processo oggi davanti alla Corte delle Assise correzionali di Lugano, presieduta dal giudice Mauro Ermani, con l’accusa di favoreggiamento, violazione del segreto d’ufficio e ripetuta infrazione alle norme della circolazione. I fatti risalgono al 2017, quando il 38.enne era capogruppo della Comunale di Lugano. Considerando come aggravanti il ruolo istituzionale rivestito dall’imputato e il fatto che abbia agito «per motivi personali e opportunistici», l’accusa ha chiesto una condanna a una pena detentiva di 6 mesi sospesi con la condizionale per un periodo di prova di 2 anni.

L’uomo, difeso dall’avvocato Maria Galliani e attualmente agente della polizia Malcantone Ovest, avrebbe intenzionalmente omesso di segnalare che la 16.enne, con la quale intratteneva una relazione, guidava l’auto senza patente in compagnia di un altro agente della Comunale di Lugano (poi licenziato e condannato). Lei stessa gliel’aveva confidato ma, secondo l’accusa, il poliziotto non aveva presentato una segnalazione ufficiale per non metterla nei guai e non esporsi, aspettando che la loro relazione terminasse. «Quando ci sono di mezzo il sesso e il narcisismo – ha detto Garzoni – si crea una miscela micidiale che fa perdere il senso del limite». Il poliziotto ha aspettato due mesi, quando la relazione con la ragazza era ormai conclusa, per avvisare verbalmente il superiore dell’altro agente (nonché suo pari). Non ha però inoltrato alcuna segnalazione scritta ai suoi superiori. Secondo la difesa, l’agente ha «intrattenuto una relazione con la ragazza sbagliata, che l’ha portato a fare scelte sbagliate e anche ad un brusco arresto della sua carriera». L’uomo, che dopo aver lavorato per la Comunale di Lugano era diventato vicecomandante a Collina d’Oro, era stato licenziato rimanendo disoccupato sei mesi prima di essere assunto dalla Malcantone Ovest. E il suo futuro in seno al corpo di polizia dipende dall’esito di questo processo. Secondo la difesa la ragazza non era credibile, per questo l’imputato non avrebbe dato troppo peso a quanto da lei confidatogli. «Gli approfondimenti del caso sarebbero comunque toccati ai suoi superiori, – ha detto Galliani – che invece hanno atteso che intervenisse la Cantonale prima di avvisare il comandante della Comunale di Lugano Roberto Torrente».

In corso di dibattimento è invece caduta l’accusa di ripetuto abuso d’autorità. All’uomo si rimproverava di aver concesso alla 16.enne di fare una perquisizione alla pensilina di Lugano indossando una polo della polizia. Questi fatti si basavano sulla testimonianza della minorenne la cui credibilità è però minata sia da una perizia psichiatrica, che da una recente denuncia poi ritirata (ha accusato di violenza sessuale l’altro agente quando la loro relazione si è interrotta). Il procuratore è stato rimproverato dal giudice per non aver reso attenta la corte di quella denuncia. «Lei stava facendo finta di nulla – ha tuonato Ermani – e dovrò segnarla all’autorità superiore per questo: lei è un magistrato e deve agire sempre in buona fede».

«Occhio ai radar, amore»

L’imputato è accusato anche di violazione del segreto d’ufficio per aver segnalato nell’agosto del 2017 alla compagna (non la minorenne) e alla madre il posizionamento di radar di rilevamento della velocità. «Occhio ai radar, amore: Cassarate, via delle Scuole, e poi Sorengo» ha scritto in un messaggino rivolto alla fidanzata. «Quel giorno ero in malattia e ho scritto il messaggio solo perché ho assistito al posizionamento del radar a Cassarate, non perché avevo accesso a informazioni in merito ai controlli», si è difeso. Risposta plausibile per il radar di Cassarate, non per quello di Sorengo, dove il controllo è avvenuto due ore dopo l’invio del messaggio. «Lei, che ancora oggi fa l’agente di polizia, non sa quali siano i compiti di un tutore dell’ordine?», ha ribattuto il giudice. «Da lei ci si aspetta un comportamento irreprensibile». Il poliziotto è anche accusato di ripetuta infrazione alle norme di circolazione per essersi scattato tre selfie mentre era alla guida, in un’occasione in divisa. Infine, è accusato di «stato difettoso dei veicoli» per aver portato la sua auto (una Mercedes) in una carrozzeria di Bergamo per aumentarne la potenza. «Lei che deve controllare che non vengano violati i limiti di velocità poi si fa "pompare" la macchina. Con che coraggio poi multa i normali cittadini?», lo ha incalzato il procuratore Garzoni. Secondo la difesa, invece, non è stato provato che la manipolazione abbia creato un pericolo d’incidente. «L’imputato non fa una bella figura. Avrebbe dovuto mostrare più maturità, ma non è l’aula di tribunale la sede per esprimere un giudizio morale», ha detto Galliani chiedendo il proscioglimento anche da questi capi d’accusa. Dal canto suo, il poliziotto si è scusato: «Ho sempre cercato di mantenere una condotta esemplare, quelle cose sono successe in un periodo particolare della mia vita». «Ho già pagato molto», ha aggiunto riferendosi alla sua carriera. Se il giudice sposasse la tesi dell’accusa (la sentenza dovrebbe arrivare tra qualche giorno o settimana), però, potrebbe pagare ancora di più. Il suo impiego alla Malcantone Ovest, come detto, dipende anche dall’esito di questo processo.

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