Curia

Conti non certo paradisiaci per la Diocesi di Lugano

La curia chiude il 2018 con un deficit di 1,5 milioni di franchi - Il deficit strutturale della gestione ammonta a 700 mila franchi

Conti non certo paradisiaci per la Diocesi di Lugano
Il vescovo di Lugano, mons. Valerio Lazzeri. (Putzu)

Conti non certo paradisiaci per la Diocesi di Lugano

Il vescovo di Lugano, mons. Valerio Lazzeri. (Putzu)

LUGANO - La Diocesi di Lugano ha chiuso il 2018 con un deficit di gestione di quasi 1,5 milioni di franchi. I conti in rosso sono stati presentati in occasione dell’Assemblea diocesana che ha avuto luogo negli scorsi giorni. Il deficit strutturale della gestione, si legge quale premessa nel comunicato che accompagna le cifre, ammonta a 700.000 franchi. «Rispetto agli anni precedenti - si legge in una nota - l’aumento del disavanzo è da attribuire a eventi non preventivabili a bilancio o di carattere straordinario». Fra questi, si segnalano anche le perdite su costi del Giornale del Popolo di circa 185.000 franchi. Nel maggio dell’anno scorso, lo ricordiamo, la chiusura dello storico quotidiano con sede in via San Gottardo era stata motivata dalla curia con il fallimento dell’agenzia pubblicitaria Publicitas (che garantiva il 40% delle entrate), che aveva contribuito a far sprofondare il giornale diretto da Alessandra Zumthor in «un gravissimo stato di carenza di liquidità che - si legge nella nota diramata allora - non permetteva di far fronte ai debiti accumulati e di totale improbabilità di disporre in futuro delle risorse finanziarie necessarie per il pagamento dei costi d’esercizio». Essi ammontavano per il 2018 a circa 4,65 milioni annuali. Tra gli eventi straordinari del 2018, inoltre, sono contemplate le perdite non realizzate su titoli per svalutazioni pari a 327.000 franchi. Tra le attività invece si segnala la vendita di «alcuni fondi di difficile amministrazione » per 120 mila franchi. Il conto economico presenta costi totali pari a circa 3,3 milioni. Di questi, 1, 77 milioni sotto la voce «attività generali», 1,15 milioni è costata invece la pastorale (familiare, giovanile, universitaria e parrocchiale) e quasi 400.000 franchi sono stati donati. Questi costi sono stati in parte coperti dalla gestione immobili, che ha generato introiti pari a 2 milioni. Proprio gli immobili rappresentano la maggior fonte di reddito per la Diocesi. Visti i conti del 2018, «nella prospettiva di recupero del capitale investito, - si legge sempre nella nota diramata ai media ieri - si sta applicando una politica di ammortamento più incisiva rispetto al passato, in particolare sui beni non alienabili». Infatti, sono stati registrati ammortamenti ordinari per 1,15 milioni e straordinari per 1,5 milioni. Infine, a bilancio va segnalato il rimborso tramite capitale proprio di mutui bancari pari a 473 mila franchi e di rimborsi di doti di legati con onere di messe o altro scaduti pari a 277.500 franchi. A fine 2018, infine, esistevano ulteriori impegni della Diocesi fuori bilancio a titolo di garanzie e fideiussioni a favore di parrocchie pari a 4,2 milioni, ridotti di 4 milioni rispetto al 2017.

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