Processo posticipato

Dalla Lituania per rubare, ora è uccel di bosco

Non si è presentato in aula il trentenne accusato di aver pianificato tre rapine in negozi di Lugano, Bellinzona e Chiasso con un complice

 Dalla Lituania per rubare, ora è uccel di bosco
(Foto Zocchetti)

Dalla Lituania per rubare, ora è uccel di bosco

(Foto Zocchetti)

LUGANO - Non una vacanza, bensì un viaggio per provare a sottrarre orologi e gioielli in tre negozi del Ticino. Questo il motivo per cui trentenne lituano e un suo complice suo connazionale si sarebbero recati nel nostro Cantone nel giugno del 2015, almeno secondo la procuratrice pubblica Marisa Alfier, che li sospetta di atti preparatori punibili alla rapina. Il processo al trentenne doveva tenersi stamattina, ma l’uomo è uccel di bosco da quando è stato scarcerato quattro anni fa, e la giudice Manuela Frequin Taminelli non ha potuto far altro che aggiornare il procedimento a ottobre. Il difensore dell’uomo, l’avvocato Marco Robbiani, ha detto di non essere stato in grado di contattare il suo cliente, di non sapere dove sia finito, né dove abita. Il procedimento a ottobre si terrà quindi con ogni probabilità in forma contumaciale. Alfier chiede una pena di sei mesi sospesi per due anni.

Il trentenne e il complice dalla Lituania era volati in Italia e avevano preso base in un albergo a Milano. Con un’auto affittata si erano poi recati in due occasioni in Ticino e, a mente dell’accusa, sono entrati in tre negozi - un’orologeria in via Pessina a Lugano, una gioielleria in piazza Nosetto a Bellinzona e un’orologeria in corso San Gottardo a Chiasso - con la precisa intenzione di verificare la merce e di valutare le possibili vie di fuga. Il negozio di Chiasso aveva inoltre già subito un furto l’anno precedente, anche in quel caso a opera di cittadini lituani. Una volta nei negozi uno dei due si fingeva interessato a comprare un orologio e nel frattempo controllava gli interni, mentre l’altro o aspettava fuori o entrava anch’egli per un sopralluogo.

I due sono stati arrestati proprio dopo il sopralluogo nel negozio di Chiasso. Il loro comportamento aveva probabilmente insospettito qualcuno, in particolare il fatto che hanno raggiunto in auto la zona boschiva del Penz e si erano addentrati a piedi nella vegetazione per una ventina di minuti, rispuntando poi portandosi appresso una pala pieghevole da campeggio e dei guanti: forse stavano cercando un posto sicuro a ridosso del confine per sotterrare la refurtiva.

Il trentenne dopo il fermo ha passato in carcere 76 giorni. Una volta liberato, come detto, è sparito dai radar.

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