Divieto di fumo all’aperto, e se Lugano seguisse Milano?

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Il capoluogo lombardo ha introdotto le nuove regole per i tabagisti, vediamo come la vedono due personaggi luganesi della politica con visioni opposte in merito

Divieto di fumo all’aperto, e se Lugano seguisse Milano?
CDT/CHIARA ZOCCHETTI

Divieto di fumo all’aperto, e se Lugano seguisse Milano?

CDT/CHIARA ZOCCHETTI

A partire da martedì, a Milano, è proibito accendersi una sigaretta in determinate zone della città. Parliamo in particolare delle fermate dei mezzi pubblici, dei parchi, di stadi e strutture sportive, cimiteri e aree verdi destinate ai cani. E si tratta di un’entrata in vigore «soft» del divieto. Sì perché dal 1. gennaio 2025, il fumo sarà bandito da tutte le aree pubbliche all’aperto del capoluogo lombardo. Ma se un divieto simile entrasse in vigore a Lugano? Lo abbiamo chiesto a due personaggi cittadini con visioni opposte: il sindaco Marco Borradori e la candidata in Municipio - che aveva a suo tempo portato il tema in Gran Consiglio - Nadia Ghisolfi.

«Siamo già oberati dai divieti, piuttosto do fiducia alla buona educazione»

«Anche chi fuma all’aperto, se è una persona appena appena educata non lo fa addosso agli altri», ci ha detto il sindaco Marco Borradori con cui abbiamo chiacchierato proprio di questo argomento. «Dico questo facendo fiducia alla cortesia, alla buona educazione e al rispetto che le persone hanno nei confronti delle altre persone. Detto ciò - ha continuato il sindaco - già in tempi normali mi sembrerebbe eccessivo imporre un divieto in tal senso, ma a maggior ragione in questo periodo storico, in cui già viviamo tra molti divieti - di radunarci, di andare nei negozi, allo stadio, nei bar, al ristorante, a volte anche di entrare nei parchi -, credo che chi lo vuole, e lo fa nel rispetto degli altri, debba avere la libertà di fumarsi una sigaretta in pace, magari allontanandosi un po’ dalle altre persone se fermo ad aspettare un mezzo pubblico».

«Con la mascherina la respirazione è difficile anche così, qualche regola ci vuole»

Non è del tutto d’accordo Nadia Ghisolfi, oggi candidata in Municipio a Lugano ma che negli anni passati da deputata in Gran Consiglio ha portato proprio questo tema sui tavoli del Parlamento. «Io continuo ad essere dell’idea che in determinate aree è giusto mettere delle regole, più che delle limitazioni. Anche perché, chi non vuole respirare il fumo degli altri, deve essere libero di farlo», ha sostenuto la popolare democratica. «Oggi poi, con la mascherina, la respirazione diventa ancora più difficile. Per poter fumare, inoltre, bisogna togliersela... La pandemia implica inevitabilmente l’obbligo di fare una riflessione in più anche in merito al fumo. Questo rispettando la libertà di tutti», ha argomentato Ghisolfi.

«Non so se si arriverà mai al divieto di fumare all’aperto - e anche io non sono per la proibizione totale - però è anche vero che in Ticino c’è una grande opposizione. Quello che spero è che le norme diventino un po’ più specifiche. Anche perché sul mercato continuano a comparire nuovi tipi di sigarette elettroniche e ci vogliono regole che chiariscano quanto queste facciano male e quindi dove possono essere consumate». Riguardo al fatto che, in Ticino, il Gran Consiglio si è già espresso in merito, la candidata al Municipio spiega: «Anche se il Parlamento si era a suo tempo opposto a regolamentare il fumo in determinate zone delle città, quel che mi fa piacere è che diversi Comuni si sono in seguito attivati singolarmente affinché nei loro parchi non si possa più fumare».

Quando e cosa di analogo è stato votato in Ticino

Nel nostro cantone, un divieto simile era arrivato al voto in Gran Consiglio nel giugno del 2019 grazie a tre mozioni presentate per l’appunto proprio da Nadia Ghisolfi. Negli atti parlamentari in questione si chiedeva l’introduzione del divieto del fumo alle fermate e le stazioni dei mezzi pubblici di trasporto – mozione respinta con 59 voti contrari, 8 favorevoli e 15 astenuti –, alle entrate dei locali chiusi accessibili al pubblico o adibiti a luoghi di lavoro per più persone – respinta con 63 voti contrari, 8 favorevoli e 12 astenuti – e nei parchi gioco e negli spazi all’aperto a disposizione di attività dedicate specificatamente ai minori, in questo caso respinta con 51 voti contrari, 28 favorevoli e 3 astenuti.

«Misure sufficienti e rispettose della proporzionalità»

«Con il cuore avrei aderito alla richiesta di divieto nel parco giochi, ma in questo caso andava usata la testa, senza preconcetti» aveva affermato allora in aula il direttore del Dipartimento della sanità e della socialità Raffaele De Rosa. Il consigliere di Stato aveva poi proseguito spiegando come le misure adottate finora «sono sufficienti e rispettose del principio di proporzionalità», mentre un’ulteriore limitazione degli spazi in cui è permesso fumare non sarebbe stata giustificata.

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