Dove se ne vanno i Luganesi

L’analisi

Il Servizio di statistica urbana ha pubblicato uno bilancio migratorio che analizza le partenze dalla città e ne suggerisce alcune ragioni - A trasferirsi, soprattutto in comuni della collina, sono le persone fra i 40 e i 69 anni con un basso reddito, mentre sono in netto aumento i giovani

Dove se ne vanno i Luganesi
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Sono ormai tre anni che Lugano perde abitanti. Trenta in meno nel 2018, 367 nel 2019, 591 nel 2020. Un trend preoccupante, ma noto. Meno noto è perché i Luganesi lascino la città, e dove vadano. Due quesiti che ora hanno una prima risposta. Merito di uno studio del Servizio di statistica urbana di Lugano, pubblicato di recente. Studio che, dati alla mano, ha saputo tracciare i profili di coloro che hanno scelto di trasferirsi altrove.

Metodologia

Lo studio, 38 pagine con 35 figure, è basato sui dati ottenuti attraverso i processi di annuncio di uscita e di arrivo dei cittadini fra il 2016 e il 2019, nonché facendo ricorso alle decisioni di tassazione comunale (ovviamente anonimizzate). Per quest’ultimo motivo il lavoro può analizzare con più sicurezza i dati sulle partenze che non quelli sugli arrivi (dato che la prima decisione di tassazione di chi si è trasferito a Lugano arriva in ritardo rispetto al trasferimento vero e proprio).

Lo studio, poi, approfondisce in particolare il bilancio migratorio per quanto riguarda gli spostamenti verso altri comuni ticinesi e verso altri cantoni; nonché per le categorie di cittadini più propensi a lasciare Lugano.

Il fascino della collina

Più i comuni sono rossi, più Luganesi vi si sono trasferiti. Il verde indica invece un saldo migratorio positivo verso Lugano. ©SERVIZIO DI STATISTICA URBANA
Più i comuni sono rossi, più Luganesi vi si sono trasferiti. Il verde indica invece un saldo migratorio positivo verso Lugano. ©SERVIZIO DI STATISTICA URBANA

Partiamo dal dove vanno i Luganesi. La città ha in particolare un saldo negativo (con almeno 40 partenze verso questi luoghi) nei confronti di Canobbio, Agno, Capriasca, Collina d’Oro e Massagno, e moderatamente negativo (fra le 10 e le 40 partenze) con Lamone, Manno, Stabio, Bellinzona e Lugano. Il saldo è invece positivo (10 o più arrivi) nei confronti fra gli altri di Morbio Inferiore, Porza, Camorino, Grancia, Locarno, Mendrisio e Paradiso. Il dato è poi anche stato scorporato per le diverse fasce di reddito. I cittadini poveri tendono a spostarsi negli altri centri cittadini del cantone, oltre che nei comuni collinari del Luganese, mentre il fenomeno è meno marcato per i cittadini a basso reddito (anzi: il saldo per Mendrisio e Locarno è positivo). Restando sui grandi centri, Bellinzona è una meta interessante anche per i cittadini a medio reddito. A livello cantonale, invece, i saldi maggiormente negativi sono con Zurigo e Vaud, probabilmente per ragioni di studio e lavorative.

L’influenza del moltiplicatore

Veniamo a chi se ne va, e perché. Premesso che a Lugano gran parte dei movimenti riguarda gli stranieri (che però hanno tutto sommato un saldo positivo), a lasciare Lugano sono in particolare alcune categorie di persone: quelle che hanno fra i 40 e i 69 anni, gli attinenti e i cittadini poveri e a basso reddito.

C’è una correlazione fra redditi bassi, partenze e moltiplicatori dei comuni d’arrivo

Per la categoria 40-69 anni il saldo è particolarmente negativo per gli attinenti (-111) e per gli stranieri (-521), mentre sono cresciuti i confederati e i ticinesi. Inoltre tendono a lasciare Lugano soprattutto le persone con redditi bassi (dato che trova riscontro anche dal saldo negativo di oltre 100 unità di quartieri popolari come Viganello e Pregassona). Sono persone che tendono a trasferirsi in altri comuni ticinesi, attirati probabilmente da un minor costo della vita e da moltiplicatori d’imposta più allettanti. In effetti, lo studio mostra una buona correlazione fra (relativa) povertà e moltiplicatore, nel senso che le partenze sono più alte verso comuni con un moltiplicatore inferiore a quello di Lugano. Una correlazione che invece tende a sparire all’aumentare dei redditi, cosa che fa sospettare che il carico fiscale per queste altre categorie non sia la principale ragione alla base del cambio di domicilio.

Quanto agli attinenti, buona parte del deflusso riguarderebbe invece giovani universitari o professionisti in cerca di possibilità lavorative o di minori costi di vita.

Sotto i trenta? +660

Malgrado ciò, e questa è una notizia incoraggiante, a Lugano i giovani sono in crescita. I cittadini fra i 10 e i 29 anni sono aumentati di ben 660 unità. Si tratta probabilmente di famiglie con bambini in età prescolare e di giovani studenti universitari e professionisti. Diversi di loro sono stranieri, dato che, come abbiamo visto, nella fascia 40-69 ne sono partiti molti ma il saldo totale è positivo.

Dopo le prime ipotesi

Giorgio Maric, responsabile del Servizio di statistica urbana, da noi raggiunto afferma che questo non è che un primo studio introduttivo sul tema, in attesa di poter accumulare altri dati e dare ulteriore solidità alle prime ipotesi. Da scavare sicuramente ce n’è ancora. Per capire, ad esempio, perché il saldo negativo fra gli uomini sia di 302 unità ma fra le donne solo di 2. O perché Molino Nuovo sia il quartiere che è cresciuto più di tutti (+422 unità), mentre Pazzallo (-126), Pregassona (-292) e Viganello (-136), pure quartieri popolari, si svuotino. Per farlo, il Servizio di statistica ha proposto di fare un censimento fra gli individui partiti e arrivati a Lugano negli ultimi anni e di introdurre un breve questionario nelle procedure di annuncio e di uscita per avere più dati in futuro. Proposte già approvate dal Municipio.

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