È morto Joker, il cane investigatore

Famoso per il suo fiuto straordinario, il detective a quattro zampe ha servito la Cantonale per nove anni

È morto Joker, il cane investigatore
Joker assieme al suo addestratore, il sergente capo Omar Barchi della sezione cinofila.

È morto Joker, il cane investigatore

Joker assieme al suo addestratore, il sergente capo Omar Barchi della sezione cinofila.

LUGANO - Il suo nome è diventato un mito e non solo nel gruppo cinofilo della Polizia cantonale, con sede a Pambio Noranco, dove ha prestato servizio per nove anni. Parliamo dell'indimenticabile Joker, uno splendido esemplare di razza Bloodhound, specializzato nella ricerca di persone scomparse, che aveva acquisito grande notorietà nel 2010 per aver partecipato alle indagini sull'omicidio della giovane Yara Gambirasio a Brembate di Sopra (Bergamo). Quello fu solo uno degli oltre 350 interventi che lo hanno visto impegnato nella sua lunghissima carriera, prematuramente terminata a causa di una grave malattia lo scorso 10 novembre. Un animale straordinario che abbiamo voluto ricordare con il suo conducente, il sergente capo Omar Barchi che lo ha allevato, addestrato e affiancato in tutti i casi dov'era richiesta la sua presenza.

Concentrato e riflessivo

«Sono sempre stato un appassionato di cani e ne ho avuti diversi – premette subito il nostro interlocutore – ma Joker era davvero speciale e non solo per le capacità innate della sua razza. Nato nel settembre 2005 in un noto allevamento del Canton Argovia, è stato il terzo Bloodhound ad entrare in servizio in Ticino. Era il più grosso della cucciolata e da adulto era arrivato a pesare 60 chilogrammi (contro una media di 50 chili per i maschi). Nonostante le dimensioni, era particolarmente docile e estremamente affettuoso con tutti, ma ciò che più colpiva era l'estrema «professionalità» che dimostrava quando si entrava in gioco per cercare qualcuno. A differenza degli altri cani, quando lavorava si concentrava a tal punto che nulla poteva più distoglierlo: si è sempre dimostrato molto riflessivo e questo gli dava quel qualcosa in più rispetto agli altri».

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