AMBIENTE

Ecco il «sac del rüt» lacustre

Nel Ceresio l’invenzione di due surfisti australiani per pulire gli oceani dai rifiuti plastici – Un progetto volto anche a responsabilizzare i cittadini e i frequentatori del lago

Ecco il «sac del rüt» lacustre
(Foto Zocchetti)

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LUGANO - Stando al rapporto dell’iniziativa «The new plastics economy» della fondazione Ellen MacArthur, nel 2050 ci sarà più plastica che pesci nell’oceano, in termini di massa. Questa statistica è solo una del gran numero di previsioni e indagini riguardo l’inquinamento delle acque che ogni giorno vengono pubblicati. Di fronte a questi allarmi sempre più preoccupanti c’è, per nostra fortuna, chi pensa a soluzioni pratiche per contrastare il degrado dell’ambiente marino. È il caso dell’invenzione di due surfisti australiani: Seabin, un «cestino» galleggiante che raccoglie e rimuove dalle acque i rifiuti.
Dopo la presentazione di un dispositivo a Porto Ceresio il 25 maggio scorso, la Città di Lugano ha deciso di installarne uno di fronte alla foce in collaborazione con la società I Lake Nautic Services Sagl, presentandolo al Club dei Canottieri. Per l’occasione sono intervenuti Tiziano Putelli del Dipartimento Territorio e la municipale Cristina Zanini Barzaghi, che hanno riconosciuto il Ceresio come patrimonio naturale, quindi da preservare. Ha preso parola anche il portavoce del Consorzio pulizia delle rive e dello specchio d'acqua del lago Ceresio Fabio Schnellmann, che ha constatato un aumento del materiale plastico. In seguito è intervenuto Marco Saroglia, biologo e professore all’Università degli studi dell’Insubria, presentando in modo più che esaustivo il problema della dispersione di particelle micro e nanoplastiche nei laghi e nelle acque in generale.
Al Club dei Canottieri è infine arrivato il «pezzo forte»: il direttore scientifico di LifeGate Simone Molteni e il manager per le vendite europee di Poralu Marine Simone Germano hanno spiegato il funzionamento di Seabin. Affascinante per la sua semplicità ed efficacia, il «secchio» con una rete finissima in fibra è in grado di trattenere fino a 20 kg di rifiuti, «lavorando 7 giorni su 7, 24 ore su 24». «Seabin – continua Germano – può eliminare fino a 90.000 sacchetti di plastica o 50.000 bottiglie all’anno». Con un peso totale di 57 kg, lo strumento viene installato sui pontili galleggianti dei porti, dove grazie a una pompa aspira in modo autonomo la spazzatura in superficie. Il meccanismo è a basso consumo energetico e basta una sola persona per la manutenzione. «Di Seabin sono disponibili modelli differenti – fa sapere la titolare di I Lake Diana Battelli – il prezzo parte dai 5.500 franchi e aumenta in base alle necessità richieste. Ad esempio l’esemplare installato a Lugano, al momento in fase di prova, dispone di galleggianti». Schnellmann ha fatto sapere che l’apparecchio costa circa 6.000 franchi ed è stato comprato dal Consorzio, dalla Città e dal Cantone.
Sorge inevitabilmente un dubbio: cosa si può fare con i rifiuti accumulati? «La plastica, una volta raccolta, può essere riutilizzata, – aggiunge Germano – comportando meno emissioni di CO2 rispetto all’impiego di quella vergine». Vanno infatti ormai di moda i prodotti derivati dal riciclaggio della plastica. Un esempio tra molti è la collaborazione tra Adidas e Parley for the Oceans, un’organizzazione ambientale che combatte l’inquinamento degli oceani. «Ci battiamo per oceani senza plastica trasformando rifiuti in indumenti sportivi performanti» recita il motto dell’iniziativa. Dall’intesa è nata una linea di scarpe e di abiti prodotti interamente con plastica riciclata tolta dagli oceani. Dopo le iniziative a favore dell’uso di bicchieri in plastica riutilizzabile nelle manifestazioni pubbliche (si veda l’esempio di Nebiopoli a Chiasso) Seabin appare come un altro passo del Cantone in direzione dell’ecosostenibilità.

Per ulteriori informazioni: https://seabinproject.com/.

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