Droga

Era il capobanda o una vittima sacrificale?

Versioni discordanti fra accusa e difesa nel processo a carico di due albanesi accusati di essere stati coinvolti in un ingente giro di cocaina

 Era il capobanda o una vittima sacrificale?
(Foto Archivio CdT)

Era il capobanda o una vittima sacrificale?

(Foto Archivio CdT)

Per il procuratore pubblico Arturo Garzoni il 32.enne albanese residente in Italia a processo ieri alle Assise correzionali di Lugano, presiedute dalla giudice Francesca Verda Chiocchetti, era il capo di una banda di connazionali dedita allo spaccio di droga in Ticino fra il 2014 e il 2016. Banda che avrebbe piazzato svariati chili sul mercato (a lui sono imputati 366 grammi di cocaina). Per il suo difensore d’ufficio, l’avvocato Maurizio Pagliuca, l’uomo è invece innocente, ed è stato tirato in ballo da altre persone nel tentativo di queste ultime di limitare le proprie responsabilità. Con lui a processo vi è anche un altro membro della presunta banda, un albanese naturalizzato svizzero di 28 anni residente nel Luganese, a cui è imputata la detenzione e l’alienazione di 150 grammi di cocaina. Anche lui, stando al suo avvocato d’ufficio Chiara Buzzi, sarebbe stato tirato in ballo da un’altra persona e sarebbe in realtà innocente.

La vicenda risale ormai a tre anni fa, e i due uomini erano stati arrestati a diversi mesi dai fatti imputatigli, nell’estate 2017. Il 32.enne avrebbe insomma sciolto la banda, o l’avrebbe abbandonata, autonomamente e non perché arrestato, un altro punto che ha sollevato dubbi in Pagliuca: «Il mio assistito non ha commesso alcun reato. Non c’era il tempo per mettere insieme tutto questo can-can salvo poi fermarsi. La verità è che non ha mai avuto a che fare con lo spaccio. E agli atti non vi sono elementi che spingano a far pensare l’esistenza di una banda». Di diverso avviso Garzoni, che sull’atto d’accusa ha però - in via subordinata - ipotizzato anche un’infrazione semplice alla Legge federale sugli stupefacenti per entrambi gli imputati, anziché aggravata.

Analogo discorso vale anche per il 28.enne, ha detto Buzzi, che pure ne ha chiesto il proscioglimento per i reati legati alla droga. L’uomo deve però rispondere anche di altri reati, stavolta ammessi. Parliamo nello specifico di un furto in un’abitazione di Porza commesso in correità con un’altra persona nell’estate 2017 e dell’essere stato trovato in possesso per tre volte da inizio 2019 di armi vietate senza che avesse il relativo porto d’arma: più precisamente due coltelli a scatto con lama da 9 centimetri e un manganello. Reati definiti minori da Buzzi, da contenersi in una pena pecuniaria sospesa.

La sentenza sarà pronunciata nella giornata di oggi.

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