Esclusa per cinque mesi da ogni appalto pubblico

Edilizia

Il Consiglio di Stato ha deciso la misura, già in vigore, ai danni dell’impresa edile Garzoni SA - Su di essa, e su un’altra ditta pure sanzionata, stava indagando l’Ufficio di vigilanza su segnalazione del sindacato Unia per una questione di subappalti nel cantiere del Campus USI/SUPSI di Viganello

Esclusa per cinque mesi da ogni appalto pubblico
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Esclusa per cinque mesi da ogni appalto pubblico

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L’impresa edile Garzoni SA di Lugano, una delle principali in Ticino, è stata esclusa dall’aggiudicazione di tutte le commesse pubbliche soggette alla relativa Legge e al Concordato intercantonale sugli appalti pubblici a partire da ieri e per la durata di cinque mesi. Stessa misura, ma della durata di tre mesi, è toccata anche alla Pleschina Armierungen GmbH (pure con sede a Lugano), che si trova in liquidazione. Lo si apprende dal Foglio Ufficiale, dove lo ha comunicato l’Ufficio di vigilanza sulle commesse pubbliche (Uvcm) a seguito di una risoluzione del Consiglio di Stato dello scorso 14 aprile. Le due ditte figurano di conseguenza escluse dalle aggiudicazioni anche sul sito dell’Uvcm.

Il contesto

Quanto ai motivi che hanno portato il Consiglio di Stato a prendere questa decisione, al momento non vi sono certezze. Dall’Uvcm non sono giunte risposte alle nostre domande, mentre Alessandro Gibelli, direttore di Garzoni SA, da noi contattato ha affermato che la ditta non intende prendere posizione sulla vicenda. Il forte sospetto è però che siano legati a una questione di subappalti nelle prime fasi del cantiere del campus USI/SUPSI a Viganello (quindi nell’autunno 2017), dove sono state attive entrambe le ditte. La vicenda era in particolare stata sollevata dal sindacato Unia lo scorso aprile sulle pagine de laRegione. Sindacato che aveva segnalato la cosa all’Uvcp – unica segnalazione all’Ufficio, ci è stato riferito – già poco dopo che la vicenda era affiorata, chiedendo al Consiglio di Stato di valutare anche se vi fossero gli estremi per una denuncia penale. Unia ha ora chiesto accesso agli atti per poter valutare quanto è stato deciso. La risoluzione governativa è seguita di un paio di settimane dalla denuncia a mezzo stampa. Anche qui, non vi sono certezze ma dovrebbe essere cresciuta in giudicato (sul Foglio Ufficiale, ad esempio, non appaiono i consueti estremi giuridici per presentare ricorso contro la decisione).

Nel dettaglio

Stando a quanto ricostruito da Unia, Garzoni SA, vincitrice dell’appalto per il genio civile, ha subappaltato la posa del ferro a una ditta che poi l’ha a sua volta subappaltata a un’altra ditta, la Pleschina. E il subappalto del subappalto era vietato dal bando di concorso, specialmente senza comunicarlo. Cosa confermataci da Alberto Petruzzella, presidente del Comitato di pilotaggio del progetto Campus Est: «Quando abbiamo saputo dell’accaduto abbiamo subito bloccato il cantiere e chiesto a Garzoni di sistemare la questione, cosa che lui ha fatto». Un’operazione che, sostiene Unia, in realtà sarebbe stata solo di maquillage, in quanto quale nuovo subappaltatore è stata scelta la Pleschina stessa. «Il nostro operato è stato ritenuto corretto - sottolinea Petruzzella - e nella procedura non siamo stati coinvolti più di tanto, salvo fornire la documentazione che ci è stata richiesta. Avremmo penso fatto tutti volentieri a meno di questa bega, ma a parte ciò Garzoni SA ha fatto un ottimo lavoro sul cantiere, e non siamo assolutamente pentiti di aver lavorato con loro».

Altre misure?

Non è al momento noto se le due aziende siano anche state raggiunte da altre sanzioni - ad esempio delle multe - o se sia effettivamente stata aperta un’inchiesta penale (dal Ministero pubblico non ci sono giunte finora risposte in tal senso). Nella sua denuncia, Unia aveva anche affermato che la Pleschina, nel fallire, avrebbe lasciato un buco di oltre 680.000 franchi.

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