Ex Macello, mozione ritirata

autogestione

Il deputato Fabio Schnellmann ha deciso in questo senso viste le «risposte esaustive da parte del Governo» - All’orizzonte si profilavano addirittura quattro rapporti

Ex Macello, mozione ritirata
© CdT/ Chiara Zocchetti

Ex Macello, mozione ritirata

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Alla fine tanto tuonò che non piovve. Il deputato Fabio Schnellmann ha deciso di ritirare la mozione, risalente ormai al 2012, che chiedeva un maggior coinvolgimento del Cantone sul tema autogestione. Lo ha reso noto La Regione.

I motivi del ritiro, concordato con i cofirmatari Roberto Badaracco (PLR) e Gianrico Corti (PS), sono sostanzialmente due: «Giovedi scorso la commissione ha sentito in audizione i Consiglieri di Stato Manuele Bertoli, Norman Gobbi e Raffaele De Rosa, i quali hanno dato garanzie che il Governo si adopererà per trovare un mediatore, un interlocutore all’interno dello CSOA e una sede alternativa», ci spiega Schnellmann. Inoltre, il rischio era di trovarsi a discutere in Parlamento «di tutto fuorché dell’oggetto della mozione». La decisione è stata presa nella giornata di oggi dopo aver avuto accesso al verbale della Commissione, non essendo Schnellmann un suo membro.

L’atto parlamentare chiedeva di riconoscere e regolamentare l’autogestione con un maggior coinvolgimento del Cantone. A fine maggio si era arrivati in Parlamento con una proposta condivisa, frutto di un rapporto unico di Raoul Ghisletta (PS) e Tiziano Galeazzi (UDC), ma i fatti precedenti e immediatamente successivi lo sgombero e l’abbattimento dell’ex Macello avevano sparigliato le carte in tavola e il dossier era stato rinviato in Commissione sanità e sicurezza sociale. E non molto era cambiato, anzi. Da un rapporto si era arrivati a uno scenario che ne prevedeva ben quattro se non cinque: uno di Ghisletta, uno di Galeazzi, uno della Lega, uno del PLR e, probabilmente, anche uno dei Verdi.

Scongiurato dunque uno scenario che nella migliore delle ipotesi avremmo potuto definire «caotico», con una moltitudine di proposte commissionali sul tavolo. Un po’ troppe.

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