GamesArena vs. Fondazione Maghetti

Il negozio di videogiochi: "Sfrattati perché troppo poco cristiani" - I proprietari: "Non pagavano l'affitto da marzo"

GamesArena vs. Fondazione Maghetti

GamesArena vs. Fondazione Maghetti

LUGANO – È un post al vetriolo quello che il negozio di videogiochi GamesArena, da oltre un decennio insediato in via Pestalozzi a Lugano, ha pubblicato oggi su Facebook (registrando 700 like e circa 300 condivisioni al momento in cui scriviamo). I proprietari del negozio spiegano di essere stati sfrattati dall'amministrazione degli stabili. Il motivo? A loro dire lo sfratto sarebbe legato al successo del videogioco Grand Theft Auto V nel 2013 e alla visibilità che questo ha portato al negozio. Lo spiegano loro stessi in un lungo post sulla propria pagina.

Un videogame (non l'unico) che secondo la GamesArena i proprietari dell'immobile (la Fondazione Maghetti, appunto) hanno giudicato "troppo poco cristiano".

Abbiamo chiesto una replica a Riccardo Caruso, direttore dell'amministrazione immobiliare. "In realtà – ci spiega – da marzo il negozio non ci paga l'affitto, che ha accumulato ritardi per 20.000 franchi. Abbiamo scritto innumerevoli lettere, email e abbiamo tentato diverse volte di metterci in contatto  con i proprietari ma tutti i tentativi sono stati vani".

Ma è vero che c'è stata una diatriba sulla "cristianità" dei videogame? "Non è giusto – ci spiega Caruso – che si parli di Chiesa. La Fondazione Maghetti, che è vicina alla Chiesa, ha tra i suoi scopi principali quello della promozione dell'educazione dei bambini. Quando è uscito quel gioco in tutto il mondo si è parlato delle difficoltà, per i più giovani, di distinguere tra finzione e realtà. E a parlare sono stati psicologi ed esperti di pedagogia, non preti. Il nostro problema non era la vendita del gioco ma il fatto che giovani, anche di 12 anni, giocassero a quel videogame nel suo negozio. Gli abbiamo chiesto di fare in modo di evitarlo e ci ha risposto che lui non poteva farci nulla e che era un problema dei genitori dei bambini. Abbiamo dunque, nel 2013, deciso di non rinnovargli il contratto. Poi però gli abbiamo dato un anno in più per trovare una sede alternativa e, a settembre 2014, gli abbiamo ancora dato 1 anno. Da marzo del 2015 però non ci paga l'affitto. Ecco perché abbiamo chiesto e ottenuto dal pretore lo sfratto".

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