Già a marzo si ipotizzò la demolizione dell’ex Macello

Lugano

Emerge da uno scambio di e-mail tra la Polizia comunale di Lugano e quella Cantonale

Già a marzo si ipotizzò la demolizione dell’ex Macello
© CdT/ Chiara Zocchetti

Già a marzo si ipotizzò la demolizione dell’ex Macello

© CdT/ Chiara Zocchetti

Il dibattito sulla demolizione del centro sociale autogestito di Lugano si era affievolito solo in apparenza. A soffiare sulla sua fiamma, due e-mail riaffiorate nell’ambito delle indagini avviate dalla Magistratura con le ipotesi di reato – al momento contro ignoti, ma sono stati interrogati tutti i municipali – di violazione delle regole dell’arte edilizia, infrazione alla legge sulla protezione dell’ambiente e abuso di autorità.

In uno di quei messaggi di posta elettronica, circolato all’interno della Polizia comunale e poi inviato ai colleghi della Cantonale, secondo quanto anticipato dal Quotidiano della RSI, si prendeva in considerazione l’ipotesi di una demolizione dello stabile occupato dagli anarchici. Se ne parlava a marzo, e questo avvalora la tesi secondo cui il destino del centro sociale fosse stato scritto, almeno come eventualità, ben prima dello sgombero del 29 maggio, e non che fosse stato deciso in extremis come reazione agli eventi che avevano seguito la manifestazione a favore del Molino (su tutti l’occupazione temporanea dello stabile della Fondazione Vanoni).

Filotto di «no comment»

Il punto è capire se i municipali cittadini, singolarmente o come consesso, di quella e-mail fossero al corrente o meno. Secondo nostre informazioni, lo scorso giugno, dopo lo sgombero, l’Esecutivo era venuto a conoscenza di una e-mail precedente a quella citata, sempre circolata all’interno della polizia, nella quale si chiedevano semplicemente delle informazioni sull’edificio. La seconda e-mail invece, cioè quella sulla demolizione, sempre secondo quanto abbiamo potuto appurare ieri in serata, i municipali l’hanno visionata per la prima volta durante l’interrogatorio al quale sono stati sottoposti.

Per il momento ci è stato impossibile saperne di più. Da noi contattato, il comandante della Polizia comunale Roberto Torrente ha preferito non rilasciare dichiarazioni. La stessa risposta l’abbiamo ricevuta dall’ex vicesindaco Michele Bertini, che era a capo del Dicastero sicurezza nel periodo delle due e-mail. I municipali attualmente in carica, invece, non rilasciano dichiarazioni essendo aperto un procedimento penale, anche se finora sono stati sentiti come persone informate sui fatti e non come indagati. Una cosa comunque sembra evidente: sotto le macerie (politiche e giuridiche) del centro sociale autogestito ci sono ancora diverse cose da riportare alla luce.

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