«Ho pagato un prezzo altissimo»

LUGANO

Le parole dell’ex presidente dell’UDC Paolo Clemente Wicht dopo il proscioglimento dalle accuse di truffa e appropriazione indebita e la condanna per amministrazione infedele, omissione della contabilità e falsità in documenti

«Ho pagato un prezzo altissimo»
Paolo Clemente Wicht.  (Foto Archivio CdT)

«Ho pagato un prezzo altissimo»

Paolo Clemente Wicht.  (Foto Archivio CdT)

«Dopo tre anni di grande sofferenza sia personale sia famigliare, ho accolto con sollievo e soddisfazione la decisione di abbandono del procedimento a fronte delle accuse più pesanti e infamanti nei miei confronti». Parole di Paolo Clemente Wicht, che abbiamo contattato dopo la notizia, anticipata dalla RSI, del suo proscioglimento dalle accuse di truffa e appropriazione indebita e della sua condanna per amministrazione infedele, omissione della contabilità e falsità in documenti per quanto riguarda la gestione di alcune società. Le ipotesi di reato cadute, invece, erano legate a due denunce nei suoi confronti: una da parte della ex moglie, che lo accusava di avergli sottratto quasi 7 milioni; l’altra da parte di due investitori, che gli avevano affidato un totale di 1,3 milioni nell’ambito di un investimento immobiliare. «L’inchiesta penale – ci ha scritto sempre Wicht – ha dimostrato che non ho truffato e non mi sono indebitamente appropriato di fondi di terzi. Gli accusatori privati, ad eccezione di mia moglie che ha interposto reclamo alla Corte dei ricorsi penali, non hanno impugnato la decisione del procuratore pubblico Daniele Galliano». Per quanto riguarda il decreto d’accusa non contestato, l’ex presidente dell’UDC ticinese riconosce le sue colpe: «Ho ammesso fin dall’inizio dell’inchiesta i miei errori gestionali passati e mi sono assunto le relative responsabilità». Ritiene però eccessivo il periodo di tempo trascorso in cella: «Appare ora evidente – scrive – che la carcerazione preventiva di 99 giorni da me subita e la conseguente gogna mediatica nel 2018 non erano per nulla giustificate. Il prezzo da me pagato in questi tre anni è stato altissimo: sono stato rovinato sia professionalmente che socialmente, e solo grazie agli affetti dei miei cari e al sostegno degli amici e del mio legale Elio Brunetti sono riuscito a non precipitare nel baratro».

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