Il Casinò di Lugano: «Critiche infondate, fiducia incondizionata nella dirigenza»

Il caso

È l’esito di analisi interne indipendenti commissionate dalla casa da gioco dopo le critiche mossegli dai sindacati sui casi di salari bassi: «Quei contratti sono stati abbandonati già nel 2019» - l’OCST: «Chiediamo più trasparenza»

Il Casinò di Lugano: «Critiche infondate, fiducia incondizionata nella dirigenza»
©CDT/GABRIELE PUTZU

Il Casinò di Lugano: «Critiche infondate, fiducia incondizionata nella dirigenza»

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In seguito alla pubblicazioni a mezzo stampa e alla segnalazione del sindacato OCST su casi di salari bassi e malumore tra il personale presso la casa da gioco, quest’ultima ha commissionato due analisi indipendenti per verificarne la verità. Risultati che sono stati resi noti oggi e che mostrano - afferma il Casinò in una nota - come mediamente i salari siano «tendenzialmente superiori» a quelli erogati nelle case da gioco di Mendrisio e Locarno (dove vige un CCL, a differenza che a Lugano), nonché a quelli di un altro casinò svizzero pure preso come metro di riferimento. Più nello specifico, riguardo alle basse paghe, la casa da gioco specifica che si trattava «di contratti di lavoro che prevedevano una remunerazione oraria situata tra 11.30 CHF/ora e 15 CHF/ora. Si trattava di “contratti di incarico” di personale in formazione, che, al termine della formazione ha ricevuto degli aumenti salariali venendo poi inquadrato nella categoria di riferimento. Questi contratti, fors’anche fuorvianti nella loro formulazione (cosa di cui si prende atto e a cui si presterà massima attenzione in futuro) sono stati abbandonati già nel 2019, in quanto riferiti ad un’attività specifica messa in atto dal Casinò, oggi non più in essere».

Una seconda analisi svolta fra il personale, inoltre, ha rilevato come il clima aziendale sia «in linea con gli standard accettabile», cosa che ha portato il Consiglio d’amministrazione «a confermare la fiducia incondizionata nella propria dirigenza, alla quale il CdA riconosce fedeltà, dedizione assoluta e competenze nella gestione dell’azienda».

«Non abbiamo accesso ai dati»

I risultati sono stati condivisi anche con il sindacato OCST «sebbene le critiche fossero ritenute infondate». OCST che, afferma il segretario regionale Lorenzo Jelmini, «è soddisfatto che il Casinò abbia capito l’errore ed eliminato quel tipo di contratto. Quanto al clima di lavoro, non siamo tanto ottimisti quanto loro, dato che abbiamo indicazioni di problemi da una sessantina di dipendenti. In particolare per la gestione del personale da parte della vicedirettrice». A questo proposito Emanuele Stauffer, presidente del CdA, da noi raggiunto ha ribadito «la totale fiducia nella vicedirettrice, di cui apprezziamo l’enorme lavoro fatto. Peraltro non è lei la responsabile del personale, quindi queste rimostranze mi sono abbastanza incomprensibili. Credo piuttosto che le rimostranze possano ricondursi alla volontà dell’azienda di creare un forte spirito di squadra per garantire un servizio di alto livello. Servono quindi anche cambi di abitudini che possono generare fisiologicamente qualche malcontento. Non vedo quindi nessun segnale d’allarme».

Jelmini ha inoltre chiesto alla casa da gioco più trasparenza: «Ci hanno dato i risultati del sondaggio interno e dell’analisi sui salari, ma non abbiamo avuto accesso ai dati. Trovo poco corretto che un’azienda di proprietà dell’Ente pubblico (ndr.: nella misura del 70%) non renda disponibile non solo a noi, ma a tutti, la situazione reale dei dipendenti».

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