Il "caso Porto Ceresio" diventa internazionale

Il rapporto della Commissione per la protezione delle acque italo svizzera conferma l'inquinamento

Il "caso Porto Ceresio" diventa internazionale

Il "caso Porto Ceresio" diventa internazionale

LUGANO - L'attuale stato di salute del Lago di Lugano è complessivamente buono così come lo è quello di 7 dei suoi 8 immissari principali (9 se includiamo il fiume Tresa che, come noto, è però un emissario). L'unica vera preoccupazione resta il rio Bolletta a Porto Ceresio, ossia sulla sponda italiana in Provincia di Varese, che trasporta da anni nel bacino un carico eccessivo di sostanze organiche inquinanti. Questa volta a dirlo non è Legambiente sulla base delle annuali analisi effettuate dalla «Goletta dei Laghi», tantomeno l'Azienda sanitaria locale (ASL) della Provincia di Varese che da diversi anni ha vietato la balneazione nella zona, bensì il rapporto 2017 sulla limnologia del Ceresio elaborato dalla Commissione internazionale per la protezione delle acque italo svizzere (CIPAIS) consegnato in tempi recenti al Dipartimento cantonale del Territorio e al Ministero italiano della salute. E stavolta - ed è questa la sostanziale novità - il caso da locale è dunque diventato internazionale.

A rendere preoccupante il quadro vi è il diretto confronto tra il rio Bolletta - come noto da anni al centro delle polemiche a causa delle acque luride che vi finirebbero in seguito al cattivo funzionamento della depurazione locale - e gli altri corsi d'acqua sia italiani sia e soprattutto ticinesi. E arriviamo subito al dunque. Sul fiume che sfocia nel golfo di Porto Ceresio, l'anno scorso è stata registrata una presenza di quasi 373 microgrammi di fosforo per litro contro gli 11,8 del Cassarate, i 17,1 del riale Scairolo, i 31 del Vedeggio, i 30,3 del Laveggio e i 21,6 della Tresa (che però, come detto, è un emissario e trasporta le acque del Ceresio verso il Lago Maggiore).

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