Il Molino fa ricorso a modo suo

LUGANO

Il centro autogestito fa sapere che non adirà le vie legali contro lo sgombero deciso dalla Città - Comunque promette battaglia e rifiuta qualsiasi possibilità di confronto con il Municipio attuale - «Sarebbe impraticabile e imbarazzante»

Il Molino fa ricorso a modo suo
La manifestazione del settembre 2019.  © CdT/ Gabriele Putzu

Il Molino fa ricorso a modo suo

La manifestazione del settembre 2019.  © CdT/ Gabriele Putzu

Ricorso sì, ma non a qualche corte. «Facciamo ricorso ai nostri corpi, alla nostra fantasia, alla nostra determinazione, alle nostre forze, alla solidarietà locale e a quella internazionale, alle complicità, alla lotta, al conflitto, all’autodeterminazione, alla libertà». È il passaggio chiave della presa di posizione del Molino sulla spaccatura creatasi con il Municipio. O meglio, «con l’attuale il Municipio», come precisa il centro sociale lasciando aperta una porta per il dopo elezioni. Ma andiamo con ordine.
Il paragrafo citato dice essenzialmente due cose. La prima è che gli autogestiti non intendono impugnare la decisione con cui l’Esecutivo, il 18 marzo, ha decretato lo sgombero anticipato dell’ex Macello dando trenta giorni di tempo ai suoi controversi inquilini per fare le valigie. Venti giorni più dieci per la precisione, considerando il primo e il secondo richiamo. Il Molino non adirà quindi le vie legali. Bisogna vedere se lo faranno e se potranno giuridicamente farlo altri: il termine scade lunedì. Una cosa, però, sugli aspetti legali, gli autogestiti la dicono. «Ma di che leggi parlate? Tutto quello che state facendo le scavalca allegramente, infischiandosene del vostro caro concetto di ‘legalità’ al quale tanto vi appellate». La seconda indicazione che ci dà il testo riguarda l’approccio scelto dal Molino di fronte allo sgombero: «corpi», «lotta», «conflitto». Niente di inaspettato, intendiamoci. Solo la conferma che l’operazione, per la polizia, non sarà una passeggiata.

«Niente più a che fare»
È una conferma anche la scelta di non cercare più alcun dialogo con l’autorità comunale. «Pensare di risedersi oggi a un tavolo con l’attuale Municipio risulta per noi semplicemente impraticabile. Imbarazzante. Sarebbe farci violenza e lo rifiutiamo. E non si tratta di paura o di non essere in grado di sostenere il confronto, si tratta piuttosto di non scendere a un livello così infimo di autorispetto. Non ci vogliamo più avere niente a che fare». Con il Municipio attuale. E con il prossimo? La domanda resta aperta. Il vicesindaco Michele Bertini, nemico numero uno per il Molino, insieme al sindaco Marco Borradori e in generale a tutta la Lega, ha deciso di non ricandidarsi. Lo stesso vale per il collega Angelo Jelmini, secondo cui intimare lo sfratto agli autogestiti è stato un errore. La visione dei candidati che prenderanno il loro posto, ed eventualmente quello di altri uscenti, potrebbe ancora spostare gli equilibri di questa vicenda. Equilibri fragili: la decisione dello sgombero, in Municipio, è stata presa per quattro voti a tre.

«Tensioni fra mondi diversi»
Nel suo scritto, il Molino torna a parlare di quanto accaduto a marzo alla stazione, dove una manifestazione organizzata dal Molino Stesso era sfociata in scontri con la polizia. Il CSOA poi si esprime per la prima volta, almeno pubblicamente, su un’altra manifestazione, quella promossa lo scorso ottobre dal gruppo Azione Antifascista in piazza Molino Nuovo, dove una partecipante aveva colpito una giornalista con una testata. Gli autogestiti parlano di «due situazioni nelle quali in realtà è successo poco o niente: ‘normali’ bagatelle e tensioni fra mondi diversi che in qualsiasi città del mondo avvengono quasi settimanalmente».

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