Autogestione

«Il Molino non si tocca»

Il collettivo Morel difende l’autogestione all’ex Macello - «La Città ci ha chiesto di far parte del nuovo progetto ma noi siamo contrari»

«Il Molino non si tocca»

«Il Molino non si tocca»

LUGANO - «Il Molino non si tocca»: così il Morel, collettivo indipendente di Lugano, si è espresso in merito allo sfratto degli autogestiti dall’ex Macello, deciso dal Consiglio comunale lunedì con l’approvazione del progetto di riqualifica del sedime proposto dal Municipio (Vedi Suggeriti). «Lunedì la città ha perso una grande occasione di mostrare coraggio politico e lungimiranza, votando per un progetto di ristrutturazione che rifiuta di tenere conto della presenza decennale del centro sociale autogestito il Molino negli stabili dell’ex Macello comunale», si legge in una nota diramata dal Morel. «La fretta della città di liberarsi del centro sociale è malcelata sotto una serie di idee accattivanti per la conversione dello stabile, che comprenderebbe alloggi per studenti, un ristorante, un caffè letterario, spazi per il coworking e aule studio, un infopoint, spazi per manifestazioni ed eventi e altre fantasie tenute insieme dalla strana idea che questo progetto sarà uno spazio culturale per tutta la popolazione, per le associazioni indipendenti e la cultura “dal basso”». Proposte, queste, che secondo Morel sono già in parte presenti attive proprio all’interno dell’ex Macello grazie al Molino. Ma non solo. Secondo il collettivo questi spazi esistono già in luoghi gestiti proprio dalla Città, «come lo Studio Foce, al Foyer ed al Teatro Foce, al Palazzo dei Congressi, alla parte dell’ex Macello già gestita dalla città e alle altre strutture pubbliche presenti a Lugano (Darsena Ciani, Lab Comacina, Agorateca, per citarne alcune)».

«Il Molino non si tocca»

Il Morel - fa sapere - è stato contattato dalla Città per sondare l’interesse a partecipare al nuovo progetto previsto all’ex Macello. La sua risposta? Picche. «La nostra posizione - spiega il collettivo - rimane oggi assolutamente contraria a questa operazione e a qualunque altra proposta calata dall’alto, che sfrutti la precarietà di associazioni culturali, artisti, musicisti, teatranti e altre realtà, per legittimare l’ennesimo tentativo di soffocare le esperienze di spazi indipendenti e autonomi, riproponendone versioni costosissime, lucidate e istituzionalizzate». «Creare dall’alto, attraverso grossi progetti pubblici, contenitori senza contenuti, con l’irreale pretesa di esprimere la cultura «dal basso», vuol dire progettare spazi morti in partenza, mentre l’autogestione è cosa viva e in costante sviluppo!». «Morel è solidale con il Molino - conclude - e non può che condannare i toni e le posizioni che parte della stampa e alcuni politici stanno assumendo nei confronti della questione».

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