Il presunto faccendiere dei Kirchner non sarà estradato, per ora

Il caso

Il Tribunale penale federale, prima di dare il nullaosta a consegnarlo al Paese sudamericano, chiede ulteriori accertamenti sullo stato di salute di un italo-argentino residente nel Luganese accusato di aver aiutato gli ex presidenti Néstor e Cristina Kirchner a sottrarre denaro pubblico

 Il presunto faccendiere dei Kirchner non sarà estradato, per ora
©CDT/GABRIELE PUTZU

Il presunto faccendiere dei Kirchner non sarà estradato, per ora

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Stiamo per parlare di un complesso caso che parte dall’Argentina, riguarda gli ex presidenti Néstor e Cristina Kirchner, e passa per il Ticino. Lo Stato sudamericano ha infatti chiesto l’estradizione di un italo-argentino residente da tempo nel Luganese ma il Tribunale penale federale ha detto no. O, meglio, non ancora.

Per inquadrare meglio la vicenda partiamo dalle accuse. Il sospetto delle autorità argentine è che alti funzionari dello Stato, tra i quali appunto gli ex presidenti Néstor e Cristina Kirchner, si siano indebitamente appropriati di fondi pubblici trasferiti in Svizzera e fatti rientrare in Argentina dopo essere stati riciclati, questo tra il 2003 e il 2015. L’attività istruttoria ha poi portato alla luce un presunto meccanismo di creazione di fondi neri mediante l’emissione di fatture false o gonfiate in relazione alla concessione di appalti per la costruzione di opere pubbliche. Questo avrebbe permesso di creare fondi neri che poi sarebbero stati in parte trasferiti su conti svizzeri dall’imprenditore Lázaro Báez, un amico dei Kirchner.

In tutto questo l’italo-argentino residente nel Luganese da quasi 15 anni è sospettato dalla giustizia argentina di aver aiutato Bàez (fungendo da suo prestanome) a riciclare valori patrimoniali frutto di frode fiscale e corruzione. In sostanza, avrebbe fatto rientrare in Argentina, mediante una società a lui riconducibile in Ticino, denaro frutto di reati versato su conti in banche elvetiche, parte del quale sarebbe poi stato percepito dai Kirchner. Per questi motivi da anni lo Stato argentino ne chiede l’estradizione.

L’ultima richiesta in tal senso risale allo scorso anno, e l’Ufficio federale di giustizia (UFG) aveva dato il suo benestare. L’italo-argentino, che era stato pure incarcerato per un paio di settimane a novembre, vi si è però opposto per vari motivi, fra i quali il fatto di ritenere di essere perseguitato politicamente (sostiene si tratti di una vendetta del governo Macri nei confronti dei precedenti avversari politici) e di non poter avere un processo equo in patria. Inoltre ha citato un rapporto dell’ONU che parla di condizione carcerarie problematiche e il ricorso alla tortura sui prigionieri. Infine, ha affermato di essere gravemente malato e che le carceri di Buenos Aires sarebbero notoriamente inadatte a trattare una malattia come la sua. Una sua eventuale estradizione ne metterebbe insomma a serio repentaglio la salute e la vita. Nega, infine, di aver mai incontrato o conosciuto direttamente i Kirchner o Bàez.

Il TPF, nella sua decisione, ha parzialmente accolto il suo ricorso. Nello specifico la parte relativa al suo precario stato di salute: «Risulta di fondamentale importanza in ottica estradizionale chiarire in maniera inequivocabile, e quindi non soltanto con un referto medico di parte ma anche con una perizia ufficiale, lo stato di salute e la trasportabilità dell’estradando, nonché verificare le possibilità terapeutiche disponibili in Argentina per la continuazione del trattamento iniziato in Svizzera della sua grave malattia, tenuto soprattutto conto delle complesse terapie. Del resto questa Corte aveva in particolare chiesto all’UFG di esprimersi proprio sui referti medici di parte. L’UFG ha però rinunciato a duplicare, confermando comunque la propria decisione di estradizione. Così facendo, esso ha omesso di approfondire e di esprimersi su una questione importante che deve essere chiarita d’ufficio dall’autorità richiesta, segnatamente in ottica di verifica del rispetto dei diritti umani. Questa lacuna negli accertamenti fattuali non permette alla presente Corte di disporre di un incarto completo per statuire, ragione per cui la decisione di estradizione deve essere annullata e la causa rinviata all’UFG affinché completi l’istruzione della causa».

Anche in caso la perizia ufficiale affermasse che sotto l’aspetto della salute l’estradizione possa avvenire, il TPF ha lasciato aperta la questione delle condizioni carcerarie: «La situazione in Argentina per quanto riguarda il rispetto dei diritti umani nei luoghi di detenzione è effettivamente preoccupante. Nel frattempo la situazione appare ulteriormente peggiorata: si va dall’eccessivo uso della forza da parte della polizia nei luoghi pubblici e nei commissariati, alla violenza subita dai detenuti nelle prigioni e alle lacune del sistema di perseguimento penale. Pure tematizzati sono il sovraffollamento dei luoghi di detenzione, i fermi prolungati nelle stazioni di polizia, le precarie condizioni detentive, le difficoltà d’accesso alle misure sanitarie nei luoghi di detenzione, l’utilizzo punitivo dell’isolamento e i decessi nelle carceri. Si tratta già di per sé di un quadro preoccupante per l’estradizione di una persona in salute, che dovrebbe far riflettere sull’eventuale necessità di chiedere sistema-ticamente delle garanzie diplomatiche alle autorità argentine».

Del caso dell’italo-argentino si è occupata anche la politica svizzera, con un paio di interpellanze al Consiglio federale, l’ultima un anno fa.

Da noi contattato il suo avvocato - il legale John Dell’Oro - ci ha riferito che sta aspettando che l’UFG prenda contatto per esperire quanto richiesto dal TPF, sia per quanto riguarda l’accertare lo stato di salute dell’italo-argentino, sia per ottenere garanzie dall’Argentina sulla condizioni carcerarie.

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