Il silenzio sull’ex Macello? «I dubbi vengono alimentati, ma verranno confutati»

AUTOGESTIONE

Norman Gobbi è stato chiamato in causa extra tema durante la conferenza stampa su vaccini e certificato COVID - Il CSOA sulla manifestazione di sabato: «C’è chi ha denunciato presunti ‘‘infiltrati’’, noi ringraziamo tutti»

Il silenzio sull’ex Macello? «I dubbi vengono alimentati, ma verranno confutati»
© CdT/ Chiara Zocchetti

Il silenzio sull’ex Macello? «I dubbi vengono alimentati, ma verranno confutati»

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Sulla «situazione» ex Macello - autorizzazione allo sgombero, rimbalzo di responsabilità, amianto, inchiesta penale - c’è finora un silenzio che spicca. O meglio due. Sono quelli della polizia cantonale e del direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi. Il consigliere di Stato era presente questa mattina alla conferenza stampa sui vaccini e il certificato COVID e un giornalista ne ha approfittato per porgli una domanda sul contesto luganese.

«In questi giorni è difficile raggiungerla - è stata la ‘‘frecciatina’’ del quesito -. Ma il silenzio prolungato sull’ex Macello non rischia di diventare sempre più pesante e sospetto?». Insinuazione che Gobbi non sembra avere particolarmente apprezzato. «I sospetti qualcuno li alimenta politicamente e mediaticamente e qui un po’ di autocritica non farebbe male», ha risposto.

Il direttore del DI non si è però sottratto al suo ruolo e ha aggiunto: «Il silenzio è vincolato alla volontà del Governo, agli atti parlamentari pendenti e all’inchiesta penale in corso. Anche ieri è stato domandato perché non sia stata attivata la vigilanza amministrativa. Ribadisco che in tutte le procedure viene solitamente aperta un’inchiesta amministrativa, ma quella penale prevale. La verifica dei fatti compete al Ministero pubblico». E ha concluso: «Il silenzio rimarrà tale fino a quando il Governo non deciderà quali sono le risposte. E questi eventuali dubbi che qualcuno può avere verranno confutati».

Nel frattempo, lo ricordiamo, il Ministero pubblico ha comunicato ieri che «gli esami dei primi prelievi ordinati dagli inquirenti ed effettuati in superficie sull’area dell’ex Macello posta sotto sequestro limitatamente alle macerie hanno confermato la presenza puntuale di alcuni materiali contenenti amianto e idrocarburi policiclici aromatici (PAH) in singoli oggetti». L’Esecutivo di Lugano, dal canto suo, ha ribadito che «la demolizione completa dello stabile non è mai stata sottoposta al Municipio, ma che l’intervento prospettato intorno alle 21.30 di sabato 29 maggio dalla polizia ‘‘per ragioni di sicurezza delle persone’’ era di natura minore e riguardava sostanzialmente il tetto». È quindi stata aperta un’inchiesta interna in modo complementare alle procedure penali e amministrative in corso. La Commissione sanità e sicurezza sociale del Gran Consiglio ha incontrato Manuele Bertoli, Norman Gobbi e Raffaele De Rosa i quali hanno affermato che l’Esecutivo non aveva saputo nulla della demolizione se non a fatto compiuto.

Gli autogestiti sulla manifestazione del 5 giugno

Il Centro sociale autogestito Il Molino (CSOA), dal canto suo, sottolinea oggi di «non essersi mai dissociato e mai lo farà» da «pratiche da sempre presenti in molte situazioni di piazza nei momenti di conflittualità sociale, che sono patrimonio dei movimenti rivoluzionari di tutto il mondo», come i muri imbrattati e la vetrine di una banca distrutta. «C’è chi ha denunciato presunti ‘‘infiltrati’’ che avrebbero creato chissà quale disordine all’interno della manifestazione - scrive ancora -. Noi invece ringraziamo tutte le persone solidali – coperte per tutelarsi dalla repressione di Stato – disposte a difendere il corteo in caso di cariche della polizia o di attacchi vigliacchi dei gruppetti di estrema destra fascio-leghisti che, dalla notte dello sgombero, appaiono magicamente ogni qualvolta scendiamo in piazza». Piuttosto, il CSOA si dissocia da chi ha pronunciato «insulti razzisti, sessisti e omofobi rivolti alle persone che stavano mettendo in atto determinate pratiche di lotta».

Gli autogestiti commentano positivamente la manifestazione del 5 giugno, che «ha portato in strada tutte le sfaccettature delle realtà che, da sempre, compongono e ruotano attorno al Molino». E ribadiscono che «l’estate calda luganese è appena cominciata» e «le iniziative in strada continueranno».

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