PARADISO

Il tunnel dimenticato rivede la luce

Sarà percorsa dai ciclisti la galleria abbandonata da un secolo e mezzo che attraversa capo San Martino – Da lì avrebbe dovuto passare la linea ferroviaria del San Gottardo, ma un crack finanziario fermò tutto

Il tunnel dimenticato rivede la luce
Il protagonista della storia. (Foto Zocchetti)

Il tunnel dimenticato rivede la luce

Il protagonista della storia. (Foto Zocchetti)

PARADISO - È un’opera incompiuta, niente meno che da un secolo e mezzo, ma alla fine l’incredibile storia del tunnel dimenticato di Paradiso potrebbe avere un lieto fine. Non è passata che qualche settimana da quando è stato annunciato, dalle colonne del nostro giornale, che il progetto di ciclopista tra Paradiso e Melide, lungo il Ceresio, ha superato un importante scoglio, ossia la valutazione sui rischi geologici (cioè della caduta di massi), sufficientemente bassi da convincere il Dipartimento del Territorio a sostenere la proposta partita dai due suddetti Comuni, dalla Città di Lugano, Bissone, Morcote e Vico Morcote. Ma prima di oltrepassare tale ostacolo burocratico, il progetto aveva dovuto superare già un altro scoglio (stavolta in senso lato) ossia il promontorio della forca di San Martino. Come attraversarlo? Un aiuto del tutto insperato è piovuto quasi dal cielo, nella forma di un tunnel scavato nella roccia appunto un secolo e mezzo fa, ma che non fu mai utilizzato. Oggi vi parliamo proprio di questa galleria negletta, giacché la sua storia, nel suo piccolo, s’interseca con dei fatti che hanno determinato le sorti, anzi oseremmo dire le fortune di questo cantone.

Il buco c’era anche nei conti
Dentro quella galleria sarebbe dovuta passare niente meno che la linea ferroviaria del San Gottardo. Anzi, a dire la verità, nel momento in cui si decise di scavarla, nemmeno era ancora certo che l’asse ferrato più importante del Vecchio Continente sarebbe passato per la Leventina, dato che le proposte in campo furono diverse e il Lucomagno fu a lungo il candidato più quotato. Indipendentemente da questa scelta strategica, comunque il lotto tra Chiasso e Biasca doveva essere realizzato e ad aggiudicarsi questo appalto epocale furono, nel 1863, gli emissari in Ticino di una società inglese, la European Central Railway Company Limited, a cui però la Confederazione revocò l’autorizzazione il 21 dicembre del 1866, dato che i lavori si fermarono praticamente subito. Furono realizzati solamente il tunnel in cui dovrebbe passare la ciclopista (si veda la foto) e un’altra galleria la cui entrata (sigillata) si può scorgere dalla strada cantonale, lungo la salita che da Paradiso porta alla Forca (sulla destra all’altezza del semaforo). Infatti la società in questione fallì miseramente dopo essere rimasta senza liquidità, come riportano diverse fonti storiche.

Speculazioni d’altri tempi
In un libro del cattedratico inglese Philipp Cotrell, si sostiene che la società non trovò credito a causa del cosiddetto «Panico del 1866», una crisi finanziaria innescata dalla bancarotta dell’istituto bancario britannico Overend, Gurney and Company, che fu preceduta dallo scoppio della bolla speculativa delle società ferroviarie americane del 1857 e fu seguita dal «Panico del 1873», che diede inizio alla grande depressione del diciannovesimo secolo. Un’ulteriore conferma del fatto che l’impresa incaricata di costruire la linea fino a Biasca ebbe problemi di liquidità arriva dal professor Carlo Moos, professore di storia all’Università di Zurigo, che nel suo libro intitolato L’altro Risorgimento. L’ultimo Cattaneo tra Italia e Svizzera (capitolo VI), ha ripercorso anche le vicende della ferrovia del San Gottardo, di cui Carlo Cattaneo fu un prominente sostenitore. Anche gli attesi sussidi ritardarono, ha spiegato Moss, e oltretutto attorno al cantiere, scrisse l’eminente storico Bruno Caizzi, ci fu «un intrico di maneggi finanziari», nonché un «agitarsi di appaltatori, subappaltori, prestatori di denaro e speculatori».

Perché non è stata riutilizzata?
Assodato che la ditta fallì perché era poco solida, l’ultimo quesito che ci siamo posti è come mai il tunnel scavato a Paradiso non fu utilizzato comunque dopo la liquidazione della società inglese. Attualmente il collegamento abbandonato viene impiegato quale via d’accesso al cantiere per l’adeguamento per AlpTransit della galleria FFS che venne realizzata dopo (e dal quale tutti siamo passati almeno una volta) ma non è mai stato usato per lo scopo per cui fu costruito. Una risposta non siamo riusciti a trovarla, ma abbiamo interpellato il professor Moos, il quale ha formulato delle ipotesi, nonostante l’ovvia difficoltà di ricostruire degli eventi così distanti nel tempo. «Il progetto iniziale del San Gottardo – ha ricordato Moos – prevedeva i due binari subito, ma il secondo binario venne cancellato nel 1877, quando ci si trovò confrontati con un buco finanziario di 100 milioni. Così sul lago dei Quattro Cantoni la seconda linea venne costruita parecchi decenni più tardi e si cambiò il tracciato, con un percorso in galleria più interno. Invece, per quanto riguarda il Ticino, le linee di accesso al Gottardo vennero aperte già nel 1874, cioè qualche anno prima della crisi finanziaria del 1877». Perciò, ha suggerito Moos, «forse le linee ticinesi (e così quella di Paradiso) vennero realizzate subito a doppio binario dopo il fallimento della ECR e l’uscita di Cattaneo dall’affare. Può darsi dunque che per Paradiso fosse stato già pensato il cambiamento del tunnel verso l’interno, poi sicuramente applicato in prossimità del Lago dei Quattro Cantoni. E così, la galleria ora prevista per la ciclopista venne abbandonata. Ma, come detto è solamente un’ipotesi» ha concluso il professore.

Forse sarebbe stata d’intralcio
Che la posizione della galleria abbandonata non fosse ottimale, ma per ragioni diverse, l’ha osservato anche l’ingegner Stefano Wagner, consulente tecnico dei promotori della ciclopista. «Vista anche la posizione dell’altra galleria abbandonata, dobbiamo ipotizzare che il tracciato che avrebbe dovuto realizzare la società inglese fallita avrebbe tagliato la strada cantonale, con tutte le difficoltà del caso». Poco male. Ormai di acqua sotto i ponti n’è passata veramente tanta.

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