Incendiò auto e moto a Gandria: espulso

PROCESSO

Diciotto mesi sospesi e l’allontanamento dalla Svizzera per un venticinquenne italiano - Criticate le Guardie di confine

Incendiò auto e moto a Gandria: espulso
Una delle auto incendiate dal ragazzo.  (Foto Rescue Media)

Incendiò auto e moto a Gandria: espulso

Una delle auto incendiate dal ragazzo.  (Foto Rescue Media)

«Mamma, finalmente sono entrato in Svizzera», scrive il ragazzo con il cellulare dopo aver attraversato a piedi la dogana di Gandria. Il messaggio farebbe anche sorridere, se il protagonista della nostra storia non avesse deciso di complicarsi la vita dando fuoco a quattro veicoli parcheggiati lungo la strada cantonale. Il motivo del gesto rimane un mistero. Le sue conseguenze invece sono chiare e definite: diciotto mesi di detenzione sospesi e l’espulsione dalla Svizzera è la condanna decisa oggi dal giudice Marco Villa nei confronti dell’imputato, un ventiquattrenne di origini calabresi. Proveniente da un contesto difficile, il giovane era stato collocato dalla Procura di Reggio Calabria a La Rosa Blu, una residenza per persone con disabilità che si trova a Grandola ed Uniti, lungo la statale che collega Porlezza e Menaggio. Là però non stava bene, si sentiva abbandonato, così era maturata in lui l’idea di attraversare il confine, con chissà quali speranze. Forse nessuna. Forse era una fuga per fuggire e basta, senza un vero fine. Era l’8 agosto dello scorso anno. «I ricordi di quella notte sono totalmente sfocati - ha raccontato il ragazzo in aula - Ero in un bar, avevo bevuto molto e cercavo un passaggio per la Svizzera. Dei ragazzi mi hanno portato in auto fino alla frontiera, e appena prima mi hanno fatto scendere». «E la persona che cammina nel filmato?» ha chiesto il giudice riferendosi a una delle prove che hanno incastrato il ragazzo. «Sì, sono io». Dopo che aveva dato fuoco con un accendino a tre auto e una moto causando un danno complessivo di 105 mila franchi, la Polizia cantonale lo aveva fermato vicino a un distributore di benzina. Le Guardie di confine invece, a cui il giovane aveva dato informazioni false, lo avevano lasciato passare e questo ha portato il procuratore pubblico Moreno Capella a parlare di «leggerezza» nel controllo al valico. Il sostenitore della pubblica accusa ha aggiunto che il venticinquenne non è nuovo a reati del genere: aveva già dato fuoco alla camera del suo appartamento in Calabria. «E a Gandria era l’unico che poteva incendiare i veicoli: i video non mostrano nessun altro nelle vicinanze». Nella sua arringa, l’avvocato Mattia Cogliati ha sottolineato come il suo assistito si sentisse abbandonato dalle autorità italiane, che lo avevano mandato dalla parte opposta del Paese. «Si deve tenere conto anche della situazione della sua famiglia, che ha perso l’attività che aveva nelle ristorazione e deve fare i conti con una grave malattia del padre». Il giovane ha detto di voler cominciare da zero nella sua terra e il giudice Villa, congedandolo, gli ha augurato a modo suo un futuro migliore: «Non mi combini più queste cose, che la vita è una sola».

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