In aula

L’inganno astuto, astuto non era: presunto truffatore prosciolto

L’imputato è però stato riconosciuto colpevole di falsità in documenti e certificati - Ha sottratto 30.000 franchi a una banca

 L’inganno astuto, astuto non era: presunto truffatore prosciolto
Carte false. (Foto Archivio Reguzzi)

L’inganno astuto, astuto non era: presunto truffatore prosciolto

Carte false. (Foto Archivio Reguzzi)

Un controllino in più, probabilmente, avrebbe permesso di non concedere quel prestito da trentamila franchi. Soldi che la sede di Lugano di una banca zurighese difficilmente rivedrà. Li ha dati - scoprirà poi - a un pluripregiudicato italiano che si era spacciato per un suo connazionale, grazie alla falsificazione di quattro documenti e di due certificati (una carta d’identità e un permesso G).

A processo oggi alle Assise correzionali di Lugano, presiedute dal giudice Marco Villa, vi era proprio il connazionale, un 45.enne residente nel Varesotto. Era accusato dal procuratore pubblico Andrea Maria Balerna di avere truffato la banca in correità con il pluripregiudicato, il quale è già stato condannato per questo. L’imputato, difeso dall’avvocato di fiducia Valentina Zeli, si professava invece innocente, e per questo si era opposto al decreto d’accusa. Affermava, in sostanza, di essere stato vittima di un furto d’identità e di essere quindi estraneo alla vicenda: i documenti e i certificati gli sarebbero stati sottratti dalla portiera dell’auto. Una versione che non ha però convinto la Corte: secondo Villa un documento in particolare poteva essere stato dato alla banca solo con la volontà dell’imputato stesso: «Questo documento la sconfigge totalmente», ha detto il giudice.

Il 45.enne è quindi stato condannato a una pena pecuniaria sospesa per due anni con la condizionale, pari a 120 aliquote giornaliere per ripetuta falsità in documenti e certificati. È stato invece, come detto, prosciolto dall’accusa di truffa, perché la Corte ha giudicato i documenti malamente falsificati e quindi i funzionari di banca avrebbero dovuto accorgersi che qualcosa non andava: «L’inganno astuto non era poi così astuto», ha sentenziato la Corte. Questo non significa però che l’uomo non avesse ingannato con il correo la banca e fosse riuscito a farsi dare i trentamila franchi, finora mai restituiti.

Un po’ di sangue freddo

La pena prevista dal decreto d’accusa era lievemente superiore a quella comminata all’imputato, che ha quindi ottenuto qualcosa dal fare opposizione (oltre al proscioglimento del reato di truffa). Opporsi può però essere rischioso, e infatti l’accusa ha provato a calcare la mano in fase di requisitoria, forse proprio per far desistere il 45.enne. Balerna in aula si è infatti battuto per una pena detentiva di sei mesi, se possibile senza condizionale. Questo perché, il decreto d’accusa teneva conto di un implicito riconoscimento di colpa, se accettato. Ma con l’opposizione la circostanza favorevole è venuta meno, cosa che giustificherebbe un aggravio di pena. L’imputato ha però mantenuto il sangue freddo e portato a casa se non la vittoria piena, una ai punti.

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