La Città apre al dialogo e alla ricerca di nuove sedi

Molino

Il Municipio è disposto a discutere con gli autogestiti, ma serve un interlocutore come l’associazione ALBA - Per un futuro centro sociale potrebbero esserci altre opzioni oltre all’ex depuratore sul piano della Stampa

La Città apre al dialogo e alla ricerca di nuove sedi
© CdT/Gabriele Putzu

La Città apre al dialogo e alla ricerca di nuove sedi

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«Nessuno è uscito con il mal di pancia. Ognuno ha detto quello che doveva dire e le decisioni sono state condivise da tutti». È positivo il bilancio del sindaco di Lugano Michele Foletti su quello che avevamo battezzato come «il giorno dei chiarimenti» a Palazzo civico, sul tema dell’autogestione e non solo. A due settimane dalla rioccupazione dell’ex Macello e dal suo quasi immediato sgombero, il Municipio ha preso in particolare tre decisioni. La prima riguarda il dialogo con gli anarchici. «Diamo ampia disponibilità ad aprire delle trattative per continuare l’esperienza di un’autogestione che proponga attività sociali e culturali - spiega Foletti - ma abbiamo bisogno che venga designato un interlocutore rappresentativo, in modo da poter discutere di una convenzione con le ‘regole del gioco’». Una convenzione come quella firmata nel 2002 per l’utilizzo degli spazi dell’ex Macello. In quel caso l’«interlocutore rappresentativo» era stato l’associazione ALBA, costituita ad hoc. Associazione che esiste tuttora ed è rappresentata dall’avvocato Costantino Castelli, il legale del Molino. Resta il problema di chi dovrebbe fare il primo passo per uscire dallo stallo.

«Noi il dialogo non lo abbiamo mai escluso - risponde Foletti - ma dal Molino non abbiamo mai ricevuto segnali di apertura in tal senso». Ad un certo punto si era parlato anche di un mediatore esterno, indipendente dalle parti. «Se gli autogestiti pensano che serva un profilo neutrale per agevolare il confronto - afferma il sindaco - noi siamo aperti anche a questa possibilità».

Un primo compromesso?

Citavamo l’associazione ALBA, che sta per «addio Lugano bella» e che potrebbe essere decisiva per risolvere almeno una questione: quella degli oggetti di proprietà degli autogestiti rimasti in uno degli edifici del vecchio Macello, quello che dà sul prato delle scuole Lambertenghi.

Gli anarchici vorrebbero riaverli, ma il Municipio non vorrebbe darli a persone che non siano i loro legittimi proprietari. Ed eccoci alla seconda decisione presa dall’Esecutivo. «Abbiamo ribadito che se l’associazione ALBA si fa viva, noi gli oggetti li restituiamo». Toccherebbe quindi all’avvocato Castelli organizzare e coordinare il recupero. Per la Città la sua presenza sarebbe una garanzia sufficiente.

Novità logistiche

La terza decisione non è sicuramente terza per importanza. Se la Città e gli autogestiti riusciranno a riallacciare i contatti, il Municipio si attiverà per proporre loro una nuova sede. L’ex depuratore sul piano della Stampa, di cui si era parlato dopo la demolizione del centro sociale al Macello? No: è questa la novità.

«Siamo disposti a valutare anche altre soluzioni - fa sapere Foletti - a condizione che, come detto prima, ci sia un accordo di massima sulle regole da rispettare. Se ci sono delle regole può essere più semplice trovare dei luoghi, che possono anche non essere di proprietà del Comune. Senza regole, invece, nessuno concede degli spazi».

Lo schema non cambia

C’è poi un quarto aspetto che non è legato a una decisione presa ieri. Più che altro è la conferma di un approccio, di una linea che la Città ha deciso di adottare. «Non tollereremo altre rioccupazioni» chiarisce il sindaco.

«Se dovessero avvenire fatti come quelli del 29 dicembre, il nostro modello decisionale sarebbe lo stesso». Un modello che ha portato alla quasi immediata riconquista degli spazi attraverso un intervento della polizia in tenuta antisommossa.

Proprio l’immediato sgombero era stato all’origine di un attrito fra Foletti e Roberto Badaracco, criticato dalla Lega per aver messo in pericolo, a detta del movimento, la sicurezza del sindaco con le sue dichiarazioni pubbliche. Il vicesindaco, convinto dopo la discussione con i colleghi che non ci sarebbe stato uno sgombero in tempi brevi, aveva tentato d’intavolare una trattativa con gli anarchici, ma poi, alle prime ore del 30 dicembre, la polizia aveva fatto irruzione e addio dialogo. Per questo Badaracco si era detto «sorpreso» dello sgombero. Gli autogestiti, intanto, erano andati a protestare sotto casa di Foletti.

«Con Badaracco ci siamo chiariti in modo franco» ha detto ieri Foletti. Polemica chiusa. La questione degli autogestiti, invece, rimane sempre molto aperta.

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