Lugano

La coppia di ladri seriali resta dietro le sbarre

Condannati i due ventenni marocchini autori di 37 colpi in negozi ed esercizi pubblici in tutta la Svizzera - Pene sospese parzialmente grazie alla collaborazione e per aver agito in modo da non mettere in pericolo nessuno

La coppia di ladri seriali resta dietro le sbarre
(Foto Zocchetti)

La coppia di ladri seriali resta dietro le sbarre

(Foto Zocchetti)

LUGANO - Dovranno trascorrere ancora qualche mese in carcere (poco più di tre) i due ventenni marocchini a processo da ieri davanti alle Assise criminali di Lugano per aver compiuto (o tentato) 37 furti in altrettanti negozi ed esercizi pubblici in vari cantoni svizzeri, tra cui il Ticino. La giudice Francesca Verda Chiocchetti li ha condannati oggi a due anni e quattro mesi, di cui 17 sospesi (per 2 anni il 26.enne, per 3 anni il 24.enne a causa della precedente condanna per furto in Italia). Alla pena detentiva si deducono inoltre i circa 7 mesi di carcere già scontati. Sono inoltre stati espulsi dalla Svizzera per sette anni. La giudice ha confermato tutti i capi d’accusa proposti dal procuratore pubblico Zaccaria Akbas, tranne l’aggravante di aver agito in banda per i due furti commessi dal 26.enne con un altro uomo, che gli avrebbe insegnato il particolare metodo di scasso poi utilizzato nei 37 colpi messi a segno con il 24.enne (cioè scassinare le finestre a ribalta dei negozi per entrare durante la notte). Sono quindi stati entrambi ritenuti colpevoli di ripetuto furto aggravato, consumato e tentato, danneggiamento ripetuto e violazione di domicilio, il 26.enne anche di infrazione alla Legge sugli stranieri per essere entrato in Svizzera più volte senza documenti di identità validi, mentre il 24 enne per esercizio illecito della prostituzione. «I capi d’imputazione - ha detto la giudice - sono stati confermati tenendo conto dell’intensità dell’agire dei due imputati, che hanno commesso tanti furti in poco tempo e si sono fermati solo a seguito dell’arresto. Il movente era unicamente lo scopo di lucro». A loro favore ha giocato invece il fatto di aver agito in locali pubblici chiusi, durante la notte e dopo essersi assicurati che non ci fosse nessuno. Inoltre hanno collaborato ammettendo i fatti, seppure con molte reticenze iniziali. La pena sospesa è stata concessa anche al 24.enne nonostante nel gennaio 2018 sia stato condannato in Italia. Più che di furto però si è trattato di taccheggio, un reato minore. «Comunque si è assistito a un crescendo delinquenziale e ci sono pesanti ombre sul futuro dei due autori» ha concluso la giudice. I due giovani - che sono legati da un legame sentimentale e ieri hanno espresso la volontà di sposarsi una volta usciti di prigione - sono apparsi provati e il 24.enne è scoppiato in lacrime alla lettura della sentenza.

Il difensore del 24.enne, Beni Dalle Fusine, ha già annunciato di non voler ricorrere in Appello, anche perché si era battuto per una parziale sospensione della pena (che è stata concessa), mentre l’avvocato Simone Creazzo, difensore del 26.enne, che aveva chiesto una pena da scontare non superiore al carcere già sofferto, non ha ancora deciso.

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