La difesa dello psichiatra: «Sì, ha sbagliato, ma va assolto»

Processo

Il medico accusato di reati sessuali chiede il proscioglimento - Negati i palpeggiamenti, mentre i rapporti con le pazienti sono stati pochi e sarebbero penalmente irrilevanti

La difesa dello psichiatra: «Sì, ha sbagliato, ma va assolto»
©CdT/Putzu

La difesa dello psichiatra: «Sì, ha sbagliato, ma va assolto»

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«Mi auguro che lei possa prendere coscienza di quello che ha fatto, benché non abbia turbe psichiche, e che si faccia aiutare da un collega per dominare gli impulsi sessuali». Sono parole al vetriolo, perché rivolte proprio a uno psichiatra, quelle usate dall’avvocata Deborah Gobbi per perorare la causa di una delle otto donne che hanno denunciato il medico del Luganese alla sbarra da ieri con l’accusa di aver approfittato sessualmente di loro. Alcune sarebbero state vittime di palpeggiamenti mascherati da accertamenti medici (tutti negati dall’imputato), mentre con due donne ci sono stati rapporti ammessi dall’uomo, ma che a suo avviso non sarebbero penalmente rilevanti, ragione per cui ha preteso di essere prosciolto da ogni accusa. Al contrario, anche l’altra avvocata delle vittime, Sandra Xavier, ha chiesto che l’atto d’accusa della procuratrice Chiara Borelli venga confermato. «Anzi - ha chiesto Xavier - va aggiunta quale aggravante di pena il disprezzo dimostrato per le vittime».

In effetti, per stessa ammissione del difensore dello psichiatra, Niccolò Giovanettina, durante l’interrogatorio in aula, lunedì, l’imputato ha affermato alcune cose quantomeno singolari sul perché ha compiuto atti sessuali con due delle sue accusatrici. «Tuttavia ha spiegato solamente quali sono state le sue motivazioni personali che hanno influenzato il suo consenso interiore agli atti, ma non ha viziato il consenso delle pazienti. Ha commesso degli errori deontologici e professionali, ma non c’è reato», ha sostenuto l’avvocato. Detto in altre parole, a mente della difesa lo psichiatra non avrebbe sfruttato alcun ipotetico rapporto di dipendenza delle due donne e non ha indugiato a lungo in atteggiamenti equivoci. Infatti una delle succitate pazienti, dopo gli atti incriminati e ammessi, che si contano sulle dita di una mano, ha continuato regolarmente le visite per tre anni.

Quanto ai palpeggiamenti, negati invece dallo psichiatra, l’avvocato ha ricordato che il suo assistito «era uno specialista in trincea, che prendeva i casi difficili, e con una vasta esperienza in molti campi della medicina. Perciò poteva fare anche accertamenti e auscultazioni che gli psichiatri da telefilm americano, quelli con il lettino e il blocchetto in mano, non farebbero mai». La sentenza della corte delle assise criminali, presieduta da Amos Pagnamenta, arriverà domani pomeriggio. L’accusa ha chiesto 5 anni di carcere e l’interdizione dalla professione.

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