La nascita di un sogno ticinese con l’USI e il suoi primi 25 anni

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In occasione dell’importante anniversario dell’ateneo è stato presentato a Lugano il volume che ripercorre, dall’Ottocento fino ai giorni nostri, la storia che ha portato alla creazione dell’Università della Svizzera italiana

La nascita di un sogno ticinese con l’USI e il suoi primi 25 anni
© CdT/Gabriele Putzu

La nascita di un sogno ticinese con l’USI e il suoi primi 25 anni

© CdT/Gabriele Putzu

Sin dagli inizi dell’Ottocento il Ticino ha accarezzato il sogno di avere una propria università. Un sogno - per alcuni, in passato, un’utopia - realizzatosi 25 anni fa. Ma la lunga strada che ha portato alla creazione dell’Università della Svizzera italiana (USI) è stata costellata da innumerevoli ostacoli, superati grazie a quello che i professori Pietro Montorfani e Mauro Baranzini, in un libro fresco di stampa, hanno definito «l’insperato coraggio» di un ristretto numero di politici, accademici e funzionari.

Nel volume «L’Università della Svizzera italiana: nascita di un ateneo alla fine del secondo millennio» - presentato martedì sera nell’Aula Magna dell’ateneo ticinese - i due autori hanno ripercorso le numerose tappe e gli sforzi intrapresi in oltre 200 anni di storia del nostro cantone per giungere alla nascita dell’USI. Il volume, infatti, parte dai primi tentativi non concretizzati - l’Accademia di Stefano Franscini, progetto approvato dal Gran Consiglio nel 1844 ma mai realizzato, e il Centro universitario della Svizzera italiana, caduto in votazione popolare - per arrivare fino alla recentissima nascita della Facoltà di Biomedicina. In mezzo, ovviamente, le cruciali decisioni, nel 1995, del Consiglio comunale di Lugano e del Gran Consiglio per creare la Fondazione per le Facoltà di Lugano e la Legge cantonale sull’Università della Svizzera italiana.

Nel corposo volume edito da Armando Dadò editore, i due autori ci raccontano quindi della nascita della «nostra università», ma pure, attraverso di essa, della particolare storia della «nostra società», del Ticino che nasce e cresce dall’Ottocento fino a oggi.

Oppure, parafrasando gli oratori presenti ieri sera: il libro ci racconta di un Ticino e della sua università capaci di essere al contempo globali e locali (Antonio Loprieno, già rettore dell’Università di Basilea) e ci parla pure di campanilismi tra Comuni, un problema endemico del nostro territorio, che l’USI è riuscita a superare (Moreno Bernasconi, editorialista del Corriere del Ticino). Oppure, per dirla con le parole di Baranzini, ci racconta di un’università che, in contro tendenza, è stata creata dal basso (dai Comuni di Lugano e Mendrisio, così come dal Cantone) e non calata dall’alto. O ancora con Montorfani: la storia dell’USI ci racconta anche di «personaggi sognatori», come il consigliere di Stato Giuseppe Buffi, oppure come Arnoldo Bettelini, uno dei primi intellettuali che già negli anni Trenta sostenne la creazione di un ateneo nella Svizzera italiana. «Personaggi sognatori» perché, come ben detto da Montorfani nel presentare il volume, «tutti sanno che qualcosa non si può fare. Finché arriva qualcuno che non lo sa. E la fa».

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