La ricerca della Moncucco al servizio dell’OMS

coronavirus

Lo storico editore scientifico «Wiley» ha proposto agli autori dello studio della clinica ticinese di condividere i propri risultati con l’Organizzazione mondiale della sanità - Altri due lavori condotti dall’équipe medica, infermieristica e fisioterapica hanno ottenuto importanti riconoscimenti

La ricerca della Moncucco al servizio dell’OMS
© CdT/Gabriele Putzu

La ricerca della Moncucco al servizio dell’OMS

© CdT/Gabriele Putzu

Uno studio ticinese sull’ossigenazione sanguigna nei malati di COVID-19 arriverà sul tavolo dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS). La clinica luganese Moncucco ha infatti ricevuto, nelle ultime settimane, importanti riconoscimenti per tre ricerche effettuate nel periodo di pandemia.

Lo studio che può interessare all’OMS

Durante la prima ondata dell’emergenza sanitaria, il personale curante della clinica si è occupato di un importante numero di pazienti colpiti da SARS-CoV-2, i quali hanno spesso necessitato di cure invasive quali la ventilazione meccanica, la sedazione profonda e l’utilizzo della pronazione, uno specifico posizionamento del paziente con lo scopo di favorire una miglior ossigenazione dei tessuti. Grazie alla concentrazione nelle cure intense della clinica di molti pazienti affetti dalla stessa patologia, il team curante ha acquisito grandi competenze che possono ora essere condivise con colleghi di altre strutture di tutto il mondo.

Con l’obiettivo di meglio comprendere i meccanismi fisiologici dell’ossigenazione sanguigna che appaiono visibilmente alterati in questa malattia, il dr. Samuele Ceruti, specialista in medicina intensiva e medicina interna generale e principale investigatore, con l’équipe medica del reparto di cure intense e in collaborazione con il direttore sanitario Christian Garzoni, ha avviato uno studio osservazionale i cui risultati sono stati riassunti in un articolo che è stato sottomesso alla rivista scientifica internazionale British Journal of Hematology. Questo studio è risultato rilevante per la gestione dei pazienti nella fase critica dell’epidemia, tanto che Wiley, editore della rivista scientifica, ha ritenuto utile condividere gli stessi risultati con l'Organizzazione mondiale della sanità, che li potrà utilizzare per ampliare le conoscenze sul trattamento del virus.

Le altre due ricerche riconosciute a livello internazionale

L’attività svolta dall’équipe medica, infermieristica e fisioterapica del reparto di medicina intensiva della clinica - con Andrea Glotta, infermiere specialista in cure intense come principale investigatore - è stata presentata al congresso internazionale LIVES 2020 dell’European Society of Intensive Care Medicine (ESICM) ricevendo due importanti riconoscimenti. La gestione dei numerosi pazienti critici durante le manovre di pronazione è stata eseguita da uno specifico team di fisioterapia intensiva supportato dall’équipe infermieristica. Questo qualificato lavoro multidisciplinare di équipe ha permesso di ridurre sensibilmente il numero di complicanze maggiori legate a quasi 300 pronazioni eseguite nell’arco di 2 mesi.

La prolungata ventilazione meccanica si è confermata come uno dei fattori di rischio principali per la comparsa di disturbi della deglutizione, definiti tecnicamente come disfagia. Nei pazienti colpiti dalla COVID-19, l’incidenza di disfagia sembra essere superiore agli altri pazienti; la causa è da ricercare nell’importante risposta infiammatoria sistemica che si sviluppa in questa malattia multiorgano. L’importante numero di pazienti colpiti da disfagia in seguito all’intubazione ha però presentato un rapido ed efficace recupero, dimostrando il ruolo rilevante svolto dall’équipe multidisciplinare nella riabilitazione di questi pazienti critici.

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