“L'acqua dolce diminuisce, non resta molto tempo”

In occasione dell'HLRT Symposium del 5 ottobre, organizzato da Water Academy SRD al Grand Hotel Villa Castagnola di Lugano, abbiamo intervistato il professor Alessandro Leto

“L'acqua dolce diminuisce, non resta molto tempo”

“L'acqua dolce diminuisce, non resta molto tempo”

LUGANO - In occasione dell'HLRT Symposium organizzato da Water Academy SRD, che avrà luogo il prossimo 5 ottobre al Grand Hotel Villa Castagnola di Lugano, abbiamo intervistato il professor Alessandro Leto, considerato uno dei più autorevoli studiosi a livello internazionale sui temi dello sviluppo e della geopolitica delle risorse naturali.

Professor Leto, Water Academy SRD promuove ed organizza la nuova edizione dell'High Level Round Table Sysmposium sull'acqua che quest'anno si terrà a Lugano presso il Grand Hotel Villa Castagnola il 5 ottobre. In questa edizione declinerete il tema dell'acqua indagando la complessa relazione fra "sicurezza idrica e sicurezza alimentare": perché parlare di "sicurezza" ed associare due questioni apparentemente così distanti?

"Questo è il 3. HLRT Symposium che Water Academy SRD organizza invitando autorevoli rappresentanti del mondo accademico, della ricerca e delle istituzioni, anche multilaterali, a condividere le proprie idee e prospettive su quella che riteniamo essere probabilmente la più grande sfida dell'umanità negli anni a venire. Secondo i demografi dell'ONU infatti, nel 2050 si stima che sulla terra vi saranno circa 9 miliardi di abitanti. Provvedere alla soddisfazione dei bisogni alimentari essenziali in presenza di condizioni che già oggi sono critiche, è davvero molto difficile. Negli anni a venire la disponibilità di acqua dolce continuerà a decrescere, le terre emerse (circa 1/3 della superficie del nostro pianeta) sono già abbondantemente sfruttate dal punto di vista agricolo e le conseguenze dei cambiamenti climatici contribuiranno a dare un assetto alla Terra diverso da quello odierno. La somma di questi tre fattori genera una forte preoccupazione e noi pensiamo che uno dei contributi più utili sia la collaborazione fra tutti coloro che a vario titolo hanno conoscenze e responsabilità tali da poter fare la differenza. Per troppo tempo sicurezza idrica e sicurezza alimentare (nella sua definizione della FAO nel 2016), sono stati trattati come temi sostanzialmente separati, mentre invece sono sostanzialmente due facce della stessa medaglia e, se affrontati insieme con coerenza e competenza, si possono esplorare meglio tutte le possibili soluzioni utili alla sopravvivenza del genere umano ed alla tutela del nostro pianeta".

Come lei ricorda, viviamo su un pianeta la cui superficie è costituita per 2/3 di acqua, riesce quindi difficile immaginare difficoltà nell'approvvigionamento idrico: come mai esiste un'emergenza acqua? 

"La vita sulla terra è garantita da diversi fattori e sappiamo tutti bene che le specie viventi nelle terre emerse che quindi non vivono nei mari, hanno bisogno dell'acqua cosiddetta dolce per espletare le proprie funzioni vitali. Se è vero che 1/3 dell'acqua presente sul pianeta non è salata, è altrettanto vero che di essa solo una minima parte è fruibile direttamente in natura, perché una parte consistente è imprigionata nei ghiacci. Circa il 3% delle risorse idriche che alimentano la vita sono facilmente accessibili, e purtroppo sono distribuite in maniera disomogenea sia sotto il profilo fisico geografico, che temporale. Alcune aree sono ricche di acqua, altre ne sono sostanzialmente sprovviste e con il fenomeno della desertificazione che avanza, queste ultime sono in crescita esponenziale. Ad aggravare questa situazione, contribuisce anche la difformità del regime delle precipitazioni posto che, anche in presenza dello stesso volume di pioggia su base annuale, ormai sempre più frequentemente si alternano fenomeni di rovesci brevi e violenti che fanno scorrere l'acqua sulla superficie senza farla scendere in profondità per alimentare le falde, a momenti di siccità sempre più frequenti che inaridiscono il terreno per periodi prolungati. Ci troviamo di fronte ad una graduale mancanze di equilibrio idrico, sconosciuta in precedenza".

Professor Leto, lei ha un rilevante curriculum che spazia dalla ricerca, all'attività accademica, da importanti incarichi istituzionali alle attività di divulgazione scientifica qualificata e ha dedicato molti dei suoi film documentari proprio all'acqua. Si ritiene che lei sia fra i più autorevoli studiosi a livello internazionale sui temi dello sviluppo e della geopolitica delle risorse naturali, in primis ovviamente l'acqua: secondo lei come si può intervenire concretamente per scongiurare gli scenari difficili che abbiamo di fronte e con quali prospettive?

"Penso che si debba partire da un impegno imprescindibile, che è quello dell'assunzione di responsabilità. Se a partire dal 1987 in occasione della pubblicazione del Rapporto Brüntland che coniò il principio dello sviluppo sostenibile, si delineò la necessità di assumere precise responsabilità a livello governativo, nei decenni a venire sono maturate le condizioni per allargare questo impegno al livello individuale. Da lì nasce il principio di sviluppo sostenibile e responsabile che coniai nel 2005, e che sostanzialmente chiama "tutti noi" e non "noi tutti" (la differenza è sostanziale), a modificare il nostro sistema di vita coerentemente con tali valori cominciando a considerarci non più solo cittadini dei nostri rispettivi Stati di appartenenza, ma contestualmente anche cittadini del nostro pianeta. Per invertire l'irresponsabile tendenza che ci porta non ad usare, ma ad abusare delle risorse naturali del nostro pianeta (che solo in parte sono rinnovabili), dovremo cominciare a considerare il termine 'sostenibile' non più come un semplice aggettivo, ma come sostantivo. Solo da questa presa di coscienza preliminare, possono nascere le cosiddette 'best practices' da estendere progressivamente in tutti gli Stati. Si tratta di un'evoluzione, non di una rivoluzione e per essere efficace deve per forza nascere con un processo 'bottom-up' e non 'top-down', coinvolgendo per convinzione e non con coercizione il maggior numero di persone possibile. Ed il più in fretta possibile: non abbiamo molto tempo. E il consumo consapevole, soprattutto di acqua, è la prima azione efficace capace di portare rilevanti risultati nel breve periodo".

Governi, ONG, Istituzioni Multilaterali sono impegnate in questa sfida? Ed in che modo?

"L'impegno è crescente e diffuso, ma non sufficiente. Come ricordato in apertura, l'acqua è un vettore universale, non conosce confini e se inquinata in una determinata area produce danni anche lontano dal punto in cui è stata contaminata. Per questo è importante considerare l'importanza della cooperazione, soprattutto fra gli Stati che condividono bacini idrici (e non sono pochi), perché le risorse idriche possano trasformarsi da elemento di contesa, a strumento di pace e collaborazione. Questo vale a maggior ragione per quegli Stati che devono conciliare dinamiche complesse e coincidenti sotto il profilo temporale, come la crescita demografica e la decrescente disponibilità di risorse idriche. In alcuni casi poi, la situazione è resa ancor più difficile dalla difficile scelta che alcuni Governi devono fare fra la destinazione dei propri prodotti agricoli all'export che garantisce valuta pregiata, oppure al mercato interno per soddisfare la crescente richiesta ai fini della sicurezza alimentare: non dimentichiamo che uno dei fattori scatenanti delle cosiddette "Primavere Arabe", è stato proprio il rincaro dei prezzi dei prodotti agroalimentari di base".

Water Academy SRD è fortemente impegnata anche sul fronte dell'alta formazione: perché?

"Semplicemente perché la portata della sfida è così complessa, da non poter essere affrontata in maniera settoriale e con l'illusione di risolverla in tempi brevi. Si tratta di un percorso lungo e difficile, che prevede anche una sorta di 'staffetta' intergenerazionale. Ma perché il testimone di questa staffetta abbia i necessari criteri di coerenza ed omogeneità, e quindi non si disperda nel tempo e non si affievolisca nell'impegno, è necessario contare su una condivisione di valori a livello universale, ed una competenza anch'essa omogenea e ben strutturata. Uno degli impegni prioritari di Water Academy SRD è quello di radicare e diffondere una nuova cultura dell'acqua, e lo facciamo anche partendo dal settore education. Abbiamo concepito un master in lingua inglese di 1. livello decisamente innovativo denominato "Water's Awareness, Consciousness, Knowledge and Managament", insieme con l'Università Telematica Internazionale UniNettuno che garantisce l'alta formazione a distanza. Questo ci consente, grazie ad un corpo docente davvero straordinario, di educare le future classi dirigenti (soprattutto in quegli stati storicamente fortemente colpiti dalla siccità, ma anche in quelli che fronteggiano solo da pochi anni questo degradante fenomeno, pure in Europa) ad affrontare la grande questione delle risorse idriche, del loro acceso e della loro gestione con un approccio autenticamente olistico e non più solo settoriale. La rigida divisione delle competenze in questo settore non consente di affrontare il problema nelle sue cause, ma di fronteggiarlo solo nelle sue conseguenze. Con i risultati drammatici che oggi constatiamo".

Un recente studio dell'Ufficio federale dell'ambiente (UFAM) sostiene che l'impatto ambientale globale della Svizzera negli ultimi vent'anni supera di oltre il triplo i limiti sostenibili del pianeta. Non è una buona notizia per un Paese che il Global Wealth Report ha classificato nel 2015 il più ricco al mondo. Come sposare benessere economico con sostenibilità? È scongiurabile un futuro di contrapposizioni sempre più marcate? Infine sarà possibile coniugare produzione agricola con crescita demografica e quindi libero accesso alle risorse idriche e alimentari?

"La Svizzera è una superpotenza idrica: nel senso che è ricca di acqua, ne è consapevole ed il suo impegno per tutelarla è certamente lodevole. L'impegno del Paese sul fronte della tutela dell'ambiente è da valutare positivamente e con ragionevole ottimismo. Ma siccome la sfida che abbiamo di fronte è globale, sappiamo bene che le tensioni e le pulsioni generate dalle grandi crisi di carattere politico ed economiche innescate dalle crisi idriche ed alimentari possono avere ripercussioni anche significative, indipendentemente dai propri comportamenti virtuosi. Con le sue domande lei solleva i dubbi che ci assillano da anni e sulle cui risoluzioni francamente non ho certezze in merito, se non quella del crescente impegno comune nella tutela delle risorse naturali, in primis ovviamente l'acqua. Considerando che l'agricoltura viene considerata giustamente come un settore "assetato" perché da sola consuma circa il 70% dell'acqua disponibile, è proprio dai risultati in questo specifico settore, che potremo fare, anche nel breve periodo, la differenza. Consumo consapevole, irrigazione oculata, eliminazione degli sprechi e tutela delle acque sono i fronti sui quali dobbiamo impegnarci sempre più per garantire anche alle future generazioni di poter godere dello straordinario spettacolo della natura che ci offre il pianeta".

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