Le rivelazioni di UNIA, il comunicato della PolCom: ciò che sappiamo finora

ex macello

Il sindacato ha sottolineato aspetti interessanti ma non ancora risolutivi per capire quanto accaduto all’ex Macello sabato notte

Le rivelazioni di UNIA, il comunicato della PolCom: ciò che sappiamo finora
© CdT/Chiara Zocchetti

Le rivelazioni di UNIA, il comunicato della PolCom: ciò che sappiamo finora

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(Aggiornato alle 22.25) «UNIA ha le prove documentali che almeno una delle tre imprese, che nelle prime ore e per tutta la giornata di domenica hanno eseguito la demolizione e la messa in sicurezza, ha infatti ricevuto l’ordine d’intervento da parte del comando della polizia di Lugano alle 17.50 di sabato 29 maggio». Sono rivelazioni importanti quelle del sindacato, secondo cui l’intervento di demolizione dell’ex Macello sarebbe avvenuto senza una valutazione del rischio amianto, «mettendo a rischio operai e cittadini». Una rivelazione che – se confermata – potrebbe (il condizionale è d’obbligo) cambiare un po’ la timeline di quanto accaduto quella sera. Il Municipio sostiene di aver dovuto decidere in pochi minuti - dopo suggerimenti in questo senso dalla Polizia - se demolire oppure no l’ex centro sociale autogestito. Una scelta dettata da ragioni di sicurezza, è stato spiegato, visto che se qualche manifestante fosse riuscito a superare il cordone di sicurezza (l’ex Macello era stato sgomberato e l’area era presidiata da decine e decine di agenti in tenuta antisommossa) ci sarebbero stati pericoli per l’incolumità delle persone visto che l’immobile era in cattivo stato.

Il sindacato, basandosi sulla documentazione presentata dalle ditte intervenute all’ex Macello alla Commissione paritetica, riferisce appunto che almeno una sarebbe stata chiamata a intervenire già alle 17.50 (dunque 6 ore prime dell’inizio dell’effettiva demolizione). Un orario, le 17.50, precedente all’occupazione da parte degli autogestiti di villa Vanoni, avvenuta attorno alle 18.35.

C’è chi (non UNIA, che nel suo comunicato si concentra sui rischi ambientali legati alla demolizione) sostiene che questa sia una sorta di «pistola fumante» a dimostrazione che la demolizione del centro sociale era stata prevista con anticipo. Ma i fatti non sono ancora abbastanza chiari e saranno probabilmente il procuratore generale Andrea Pagani e il procuratore capo Arturo Garzoni a far chiarezza sull’accaduto.

Chi è stato?

Iniziamo col dire che la Polizia comunale, da noi contattata, smentisce di aver messo in allarme le imprese edili. «Il Comando Polizia Città di Lugano – ci è stato risposto nel pomeriggio - smentisce categoricamente quanto apparso sui portali online, che un membro del Comando abbia preavvisato una o più ditte alle ore 17.50 di sabato 29 maggio 2021, cioè prima che avvenisse l’occupazione dello stabile in via Simen». Per il resto la PolCom fa sapere che, vista l’apertura di un’inchiesta penale in corso, non può rilasciare dichiarazioni.

UNIA come detto si è basata sulla documentazione compilata dalle imprese edili e consegnata alla Commissione paritetica. Nel comunicato stampa del sindacato si parla di «comando della polizia di Lugano», mentre è Area a riferire che la telefonata sia partita dal vicecomandante della comunale di Lugano. Stando a nostri controlli effettivamente una delle aziende avrebbe indicato, come committente, la PolCom. LaRegione ha pubblicato un articolo sostenendo di aver avuto accesso a documentazione che lo confermerebbe. Nel pomeriggio avevamo chiesto informazioni anche alla Polizia comunale che però, in virtù dell’inchiesta in corso, non ha voluto commentare. Stesso vale per Implenia, una delle ditte presenti sabato notte all’ex Macello.

Murare o demolire?

Ma torniamo alla documentazione consegnata alla Paritetica. Si sostiene che l’ordine di demolizione sia partito alle 17.50. Prima dunque che villa Vanoni venisse occupata dagli autogestiti. Una nostra fonte ci dice che l’intervento di sgombero all’ex Macello prevedeva tra i vari scenari quello di murare lo stabile (oltre ovviamente a presidiarlo con la polizia) dopo lo sgombero, per evitare appunto che i manifestanti riuscissero a «riconquistarlo». Stando a nostri controlli però le ditte, nella documentazione consegnata alla Paritetica, parlano espressamente di “demolizione” e di successiva “messa in sicurezza dell’area». Dettaglio che, automaticamente, può far riemergere la domanda di prima: la demolizione era dunque già programmata alle 17.50? Anche in questo caso la pistola fumante non c’è. Può essere che le aziende (il formulario viene compilato e inviato alla Paritetica solo a intervento concluso) abbiano indicato “demolizione” per pura semplicità (perché alla fine è quello il compito che hanno svolto). Può dunque essere che siano state chiamate inizialmente per murare l’ex Macello e poi – come sostenuto dal Municipio – durante la notte la Polizia abbia deciso di cambiar strategia e suggerire la demolizione. Sul formulario le imprese potrebbero semplicemente aver indicato il compito svolto e non messo quello che era stato chiesto inizialmente. Possibile anche questo. Da chiarire invece la dicitura di una successiva “messa in sicurezza dell’aria”. Si intende messa in sicurezza dell’area (delle macerie) o un ulteriore intervento per rinforzare il dispositivo di sicurezza? Risposte purtroppo non siamo riusciti ad averne.

L’orario e il volantino

Veniamo ora all’ora: le 17.50. Un nostro giornalista che era sul posto conferma che l’occupazione di villa Vanoni è iniziata attorno alle 18.35. Occorre però sottolineare come un po’ di tempo prima – probabilmente proprio verso le 17.30 o 17.50 – durante il corteo degli autogestiti è stato distribuito un volantino in cui si annunciava una T.A.Z., un’occupazione temporanea. «Segui il corteo fino alla fine e scoprirai il posto», veniva indicato. Possibile dunque che la polizia abbia chiamato le imprese edili quando ha scoperto il contenuto del volantino? Possibile.

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