Lei gli dice «sono incinta», lui inizia a spacciare

In aula

Condannato un 24.enne del Luganese che ha smerciato 317 grammi di eroina - È l’ultimo imputato di un traffico gestito da albanesi già condannati

Lei gli dice «sono incinta», lui inizia a spacciare

Lei gli dice «sono incinta», lui inizia a spacciare

«Quando sono uscito dal carcere dopo la prima condanna, la mia fidanzata mi ha detto che era incinta (cosa poi risultata non vera, ndr.) e mi è caduto il mondo addosso perché in mano non avevo nulla. Allora ho ricominciato a drogarmi e a spacciare». Così il 24.enne del Luganese condannato oggi dalla Corte delle Assise criminali, presieduta dal giudice Amos Pagnamenta, per aver spacciato 317 grammi di eroina e per incitazione al soggiorno illegale. L‘imputato, che alle spalle ha un’altra condanna per reati simili, ha infatti ospitato in casa sua un albanese di 25 anni che lo riforniva di droga, condannato lo scorso settembre a 5 anni e 3 mesi e all’espulsione dalla Svizzera insieme ad un complice, un connazionale di 38 anni. L’imputato, reoconfesso e difeso dall’avvocata Giorgia Maffei, si è macchiato nei reati tra il giugno e il settembre 2018, quando è stato arrestato. «Colui che ospita gli spacciatori non ha il controllo di quello che gli altri immettono sul mercato, è vero, ma non dimentichiamoci che l’eroina è una delle sostanze più dannose per la salute pubblica». Cosi il giudice ha motivato la condanna ad una pena di 34 mesi - che comprendono 18 mesi della precedente condanna - interamente sospesi al beneficio di un trattamento stazionario, anche vista la perizia psichiatrica effettuata sul giovane che indica gravi disturbi della personalità. L‘accusa - promossa dalla procuratrice pubblica Valentina Tuoni - chiedeva una pena di 18 mesi, la difesa di 16.

Con la condanna odierna si chiude l’inchiesta condotta dalla procuratrice Tuoni, partita nel 2018 da un «semplice» taccheggio in un supermercato, che ha portato a condanne per oltre una decina di persone. I due albanesi - veri e propri organizzatori di un giro di spaccio eroina nel Luganese - si appoggiavano a consumatori locali per trovare alloggio e per rivendere la droga. I due sfruttavano persone deboli e con una seria dipendenza. «Il mio assistito - ha detto l’avvocata Maffei - era un tossicomane ed ha agito per poter comprarsi la droga». Un ragazzo «con un’infanzia e un’adolescenza difficile» che ha iniziato molto giovane a consumare stupefacenti. «Merita un atto di fiducia - ha detto ancora Maffei chiedendo un trattamento stazionario in luogo del carcere - perché è giovane e sa che ha sbagliato».

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