Liquidazione ordinaria per mantenere in vita l’aeroporto

Lugano Airport

LASA, Città di Lugano e Cantone hanno convocato una conferenza stampa per spiegare la propria decisione di porre la società in liquidazione, nessun fallimento - Borradori: «Un prestito sarebbe stato difficilmente rimborsato» - Circa 13/14 posti a tempo pieno saranno mantenuti nella fase transitoria

Liquidazione ordinaria per mantenere in vita l’aeroporto
Uno scorcio sull'aeroporto di Lugano. © CdT/Gabriele Putzu

Liquidazione ordinaria per mantenere in vita l’aeroporto

Uno scorcio sull'aeroporto di Lugano. © CdT/Gabriele Putzu

(Aggiornato alle 16.45) - Il Municipio di Lugano, il Cantone e i vertici di Lugano Airport SA (LASA) si sono riuniti oggi pomeriggio in una conferenza stampa per spiegare la decisione trapelata in mattinata di mettere fine all’agonia finanziaria e quindi di rinunciare ai piani di rilancio dello scalo e dei voli di linea con altri soldi pubblici.

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Il coronavirus è stato fatale ad una crisi che già c’era

Il primo a prendere la parola è Filippo Lombardi, vicepresidente del Consiglio di Amministrazione di Lugano Airport SA. «La crisi del coronavirus è andata a sommarsi alla crisi già in atto e già ritenuta difficile per l’aeroporto di Lugano». «Il CdA aveva valutato lo scorso 30 marzo la situazione di LASA. Ricorderete che Città e Cantone avevano deciso un finanziamento per l’aeroporto. I tempi erano però corti e si sono ulteriormente accorciati con i referendum (che si sarebbero dovuti votare a livello comunale e cantonale questo fine settimana, ndr) e, a maggior ragione, con la crisi pandemica del coronavirus». «Quanto successo nelle ultime settimane non poteva essere previsto al 30 di marzo: ossia un crollo totale con meno di un volo al giorno. Sono inoltre sospese anche tutte le altre attività che garantivano qualche entrata», ha continuato Lombardi.

«Di fronte a questa situazione di incertezza il CdA ha ritenuto che non sarebbe stato responsabile chiedere prestiti sapendo che verosimilmente non si sarebbero potuti rimborsare. Si è quindi valutato cosa fare per garantire un passaggio, un’ordinaria transizione, che non porti a una chiusura totale della struttura ma che possa permetterle di avere un futuro», spiega il vicepresidente della società. «La decisione, sostenuta dagli azionisti ma che ancora deve essere formalizzata, è quella di porre la società in liquidazione ordinaria, non in fallimento. Questo permetterà di garantire il versamento di stipendi e oneri sociali fino alla fine di maggio e anche la continuità di un esercizio che andrà ripreso».

Un prestito non sarebbe bastato, serviva un fondo

Il secondo a prendere la parola è il presidente del CdA nonché sindaco di Lugano Marco Borradori. «Se torniamo indietro al 18 marzo, quando il Consiglio di Stato ha fatto sapere che le elezioni sarebbero state posticipate, è stato chiaro che anche le votazioni su LASA sarebbero probabilmente saltate. Non serviva essere profeti per capirlo e io avevo espresso il timore che LASA perdesse la partita senza nemmeno scendere in campo». «LASA non aveva bisogno di prestiti: aveva bisogno di fondi per almeno 500.000 franchi perché sapevamo che il prestito non sarebbe potuto essere rimborsato facilmente. Abbiamo quindi deciso abbastanza rapidamente di chiudere la partita nonostante la vittoria di due battaglie (in Gran Consiglio e in Consiglio comunale)». Lo scopo finale, continua Borradori, è stato quello di garantire una transizione che eviti un grounding e permetta di continuare attività come RUAG e scuola di volo e quindi garantire un futuro alla struttura sotto un’altra forma, ossia traghettarla verso una gestione privata.

Il Cantone esce di scena e si rammarica per le maestranze

Dopo il sindaco di Lugano ha preso la parola Claudio Zali a nome del Cantone, azionista di minoranza di LASA. «Parte del personale non potrà evidentemente essere riassorbita dal nuovo assetto della società e c’è molto rammarico per questo». «Non siamo riusciti, per circostanze esterne, ad arrivare a questa decisione in maniera democratica alle urne ma andare avanti sarebbe stato un accanimento finanziario. Il Cantone ora esce di scena in quanto lascia la parola alla Città di Lugano». La proprietà, lo ricordiamo, appartiene alla Città di Lugano per l’85,5% e al Cantone per il 12,5%.

Come continua ora il cammino?

A parlare del futuro è stato anche il direttore Maurizio Merlo: «Le attività ora sono ridotte davvero al minimo, ma l’organico continua ad essere attivo». «La liquidazione permetterà di prepararsi e preparare le condizioni per garantire un futuro all’aeroporto e il versamento degli stipendi fino alla fine di maggio», ha continuato l’avvocato che si occuperà della liquidazione Emanuele Stauffer.

«Questo gruppo di lavoro (incaricato della transizione, ndr) è stato costituito nel mese di febbraio con l’obiettivo di proporre delle soluzioni nelle quali erano presenti i privati», ha continuato poi Tiziano Ponti, a nome del gruppo in questione. «Durante l’inizio dei lavori siamo stati travolti dagli eventi del coronavirus e abbiamo dovuto trovare una soluzione urgente. I vertici dell’UFAC (Ufficio federale dell’aviazione civile, ndr) hanno subito detto che nel caso di liquidazione l’aeroporto avrebbe dovuto essere chiuso, per questo ci hanno esortato a trovare delle soluzioni». «Ci sono dei privati che hanno già manifestato il proprio interesse per la struttura», ha detto infine Ponti senza fare per ora nomi.

Tredici tempi pieni mantenuti

Nella fase di transizione verranno ripresi circa 13/14 impieghi a tempo pieno, delle attuali 72 persone impiegate (62 tempi pieni), ha aggiunto poi Marco Borradori rispondendo ad una domanda dei presenti. «L’impossibile non potremo farlo, ma faremo tutto il possibile per salvaguardare i posti che potranno rimanere».

Il comunicato stampa di LASA

Al termine della conferenza stampa, la società ha inviato un comunicato a complemento delle informazioni fornite nel corso del pomeriggio. Comunicato che vi riproponiamo interamente di seguito:

«L’emergenza da coronavirus (COVID-19) ha determinato condizioni economiche tanto gravi da far precipitare la situazione economica dell’aeroporto di Lugano-Agno. Oggi, con ormai meno di un volo privato al giorno e con l’azzeramento di tutte le attività commerciali e aviatorie (dalla scuola volo alla manutenzione aerei a tutti i servizi accessori), la sostenibilità delle attività aeroportuali nella forma esistente non è più data. Si tratta di un colpo particolarmente doloroso, considerato che a gennaio e febbraio l’aviazione generale aveva fatto registrare un rallegrante aumento del 40% del fatturato. Il Consiglio di Amministrazione della Lugano Airport SA (LASA), sentiti i propri azionisti, si vede purtroppo costretto a chiedere la liquidazione ordinata della società.

Il messaggio municipale del 23 maggio 2019 per la ricapitalizzazione e il finanziamento del rilancio dell’aeroporto fino a fine 2024 era stato ridotto dal Consiglio comunale di Lugano a un finanziamento ponte limitato al solo anno 2020, con conseguente adeguamento del credito del Cantone.

I referendum cantonale e comunale lanciati contro entrambi i crediti – che avrebbero dovuto essere votati il 26 aprile e poi sono stati sospesi a causa della pandemia – hanno di fatto congelato la situazione, rendendo difficile la ricerca di soluzioni strategiche orientate al futuro.

La successiva crisi del coronavirus:

- ha costretto le autorità a rinviare a fine giugno le votazioni popolari sui referendum, rendendo ancor più fragili le prospettive di riequilibrio di LASA nell’esercizio 2020 malgrado i previsti apporti di capitale;

- ha colpito pesantemente l’intero settore dell’aviazione civile, rinviando a data da stabilire le trattative per la ripresa di un volo di linea Lugano-Ginevra;

- ha colpito anche l’aviazione generale con una massiccia riduzione dei voli privati e il crollo totale dei ricavi d’esercizio di LASA.

Alla luce di queste circostanze, il CdA di LASA è giunto alla conclusione che nemmeno il milione di franchi in prestiti pubblici ipotizzato nella sua seduta del 30 marzo scorso sarebbe ormai sufficiente a coprire i bisogni di liquidità dell’intero esercizio 2020, anche in caso di esito favorevole delle due votazioni referendarie a fine giugno.

Il CdA ritiene pertanto improponibile chiedere dei prestiti che non potrebbero ragionevolmente essere rimborsati. Sentiti i suoi azionisti, propone dunque all’assemblea la messa in liquidazione ordinata di Lugano Airport SA. Tale soluzione le consentirà, con la realizzazione degli attivi residui, di versare gli stipendi ai propri dipendenti fino a fine maggio e di tacitare correttamente gli altri creditori della società.

Questa liquidazione ordinata consentirà pure di organizzare una transizione ordinata alla Città di Lugano – proprietaria del sedime aeroportuale e titolare della relativa concessione federale d’esercizio – delle attività e del personale indispensabili al mantenimento dell’aeroporto in condizioni di esercizio minimali.

Lo scalo di Lugano Airport potrà dunque rimanere aperto - seppure con organico e orari ridotti - in attesa delle decisioni sulle future opzioni che prevedono di coinvolgere operatori privati nella gestione aeroportuale.

Il Consiglio d’Amministrazione, con caparbio e pluriennale impegno, ha fatto tutto il possibile per giungere ad altre soluzioni, ma la realtà dei fatti, le scelte politiche, l’impatto della crisi del coronavirus e le esigenze di legge non lasciano aperte altre strade.

Con l’espletamento delle procedure di liquidazione il nostro CdA avrà terminato il proprio mandato e tiene a ringraziare direzione e collaboratori di Lugano Airport per l’importante lavoro di questi anni. La tutela dell’occupazione e della professionalità in aeroporto è sempre stata una delle nostre preoccupazioni prioritarie. Oggi auguriamo a tutti di trovare le soluzioni occupazionali più consone alle loro capacità e aspettative».

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