Lugano tenta un atterraggio in mezzo a nubi molto fitte

Agno

Il Municipio non intende fare marcia indietro sulla ricapitalizzazione, ma presenta un compromesso - PPD e PLR potrebbero accettarlo mentre PS e Verdi sembrano voler percorrere la strada del referendum

Lugano tenta un atterraggio in mezzo a nubi molto fitte
© CdT/Gabriele Putzu

Lugano tenta un atterraggio in mezzo a nubi molto fitte

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Atterrare a Lugano con il maltempo - ve lo confermerà qualsiasi pilota - è molto, molto, molto complicato. Il Municipio ha deciso di provarci. Ha deciso di non stravolgere il messaggio sulla ricapitalizzazione (come invece avevano chiesto PLR, PPD, PS e Verdi) e questo significherà probabilmente affrontare le fitte nubi di non uno ma probabilmente due referendum: quello di MPS e Verdi a livello cantonale (già annunciato e che contesta l’aumento del capitale azionario del Governo nello scalo) e quello - probabile ma non ancora certo - di Verdi e PS a Lugano. I capigruppo dei quattro partiti, ne avevamo riferito ieri, chiedevano una radicale modifica del messaggio municipale. Chiedevano di non più parlare di «ricapitalizzazione» dell’aeroporto ma, piuttosto, di concedere un credito ponte necessario a salvare lo scalo dal fallimento per il tempo necessario (circa sei mesi) di portare a termine le trattative con il gruppo di investitori privati interessati a rilevare lo scalo. E preparare un piano sociale e di ricollocamento per i dipendenti qualora anche una cessione dell’aeroporto dovesse fallire. E chiedevano di rinunciare ai soldi del Cantone in quanto «non necessari» («Se arrivano i privati - avevano spiegato i capigruppo - non c’è bisogno del Cantone»).

Avanti tutta (o quasi)

Il sindaco Marco Borradori ha fatto sapere che il Municipio non stravolgerà il messaggio («Non ne porterò avanti uno in cui non credo», ha spiegato) e, soprattutto, non può accettare che si rifiuti il contributo cantonale. «Non dopo che per anni a Lugano ci si è lamentati del fatto che il Governo sembrava disinteressarsi dell’aeroporto». Il Municipio, in un documento aggiuntivo, scriverà nero su bianco la volontà di essere disponibile ad aprirsi ai privati. E - e questo è un elemento importantissimo e che potrebbe fare la differenza - diminuirà il periodo in cui garantirà la copertura delle perdite (per 720.000 franchi annui al massimo) da 5 anni a uno solo. «Questo per rispondere a chi - ha spiegato Borradori - teme che se continuerà a ricevere fondi pubblici l’aeroporto continuerà ad andare avanti come oggi».

Un po’ di tempo per riflettere

Ma che impatto avranno queste concessioni? L’improvvisata alleanza (ufficialmente una semplice convergenza) PLR-PPD-Verdi-PS (che su questo dossier avrebbe la maggioranza in Municipio e in Consiglio comunale) si spezzerà? Possibile. Forse addirittura probabile. Per ora i capigruppo non si sbottonano. «Mi rallegra il fatto - ci ha per esempio spiegato Karin Valenzano Rossi (PLR) - che l’auspicio principale legato all’aggiornamento del messaggio alle mutate circostanze sia stato preso in considerazione e che la strategia venga adeguata. Non conoscendo i dettagli occorre capire esattamente quale sarà la proposta dell’Esecutivo prima di poter sapere se attorno a queste sarà possibile costruire un consenso, dapprima in gruppo e quindi con le altre forze politiche». «Allo stato attuale - ci ha invece detto Michel Tricarico (PPD) - è difficile esprimersi. Vorrei anzitutto attendere e vedere con precisione quali sono le proposte del Municipio». Verdi e socialisti sono più pessimisti. «Un po’ mi aspettavo - ci ha confermato Nicola Schoenenberger (Verdi) - che il Municipio non avrebbe ritirato il messaggio visto l’appoggio del Cantone. Per ora si può solo dire che il nostro partito farà referendum a livello cantonale e che noi, come sezione, lo appoggeremo. Presto per dire se lanceremo un referendum anche in Città, anche se di certo dopo lo spiraglio d’apertura di ieri ora si registra un po’ di chiusura». Verdi che, lo ricordiamo, restano convinti che l’aeroporto andrebbe chiuso. E il PS cosa potrebbe fare? «Anche noi prima di esprimerci abbiamo bisogno di vedere la proposta concreta del Municipio. Ma se, come sembra, l’unico vero aggiornamento riguarda la diminuzione degli anni in cui verranno garantite le coperture delle perdite, è chiaro che noi non ci staremo. Anche perché noi la ricapitalizzazione non la vogliamo. La proposta dei quattro capigruppo era chiara e mi chiedo perché non sia stata accettata».

Sostegno e democrazia

Ma perché, abbiamo chiesto al sindaco, portare avanti un messaggio che potrebbe non avere la maggioranza in Consiglio comunale e, appunto, che probabilmente dovrà anche affrontare un referendum? Non si rischia così di portare alla morte lo scalo (visto che entro fine anno avrà in ogni caso bisogno di un’iniezione di capitali)? «È una questione di coerenza - ci ha spiegato - e non posso portare avanti un messaggio che reputo sbagliato. Se ci sarà un referendum lo affronteremo, e se poi il popolo dirà che non vuole l’aeroporto lo accetteremo democraticamente».

Il rapporto con i privati

Michele Foletti, capodicastero finanze, ha poi sottolineato un altro aspetto. Presentarsi alla trattativa con i possibili acquirenti privati ben sapendo che la Città ha già deciso di vendere lo scalo e realizzare un piano sociale per i dipendenti sarebbe un rischio. «Una trattativa - ha spiegato - la si può fare solo se si parte alla pari». Il rischio, in estrema sintesi, sarebbe quello di svendere l’aeroporto. Ma lo stesso rischio, facciamo notare, si correrebbe anche presentandosi alle trattative con un aeroporto sull’orlo del fallimento e con ogni possibilità di rifinanziamento bloccate dai referendum. «Stiamo studiando un modo - ha confermato il sindaco Borradori - per evitare che questo accada. Una soluzione tecnica sembra esserci, e la stiamo esaminando».

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