Marina Carobbio: «Mi impegnerò per far fermare i treni a Chiasso»

allocuzioni

Per il sindaco Marco Borradori «Lugano si è riscoperta villaggio», mentre il procuratore generale Andrea Pagani avverte: «Ai furbetti pensiamo noi»

 Marina Carobbio: «Mi impegnerò per far fermare i treni a Chiasso»
La consigliera agli Stati Marina Carobbio Guscetti @CDT / Gabriele Putzu

Marina Carobbio: «Mi impegnerò per far fermare i treni a Chiasso»

La consigliera agli Stati Marina Carobbio Guscetti @CDT / Gabriele Putzu

 Marina Carobbio: «Mi impegnerò per far fermare i treni a Chiasso»
Il sindaco di Lugano Marco Borradori. @CDT/ Chiara Zocchetti

Marina Carobbio: «Mi impegnerò per far fermare i treni a Chiasso»

Il sindaco di Lugano Marco Borradori. @CDT/ Chiara Zocchetti

 Marina Carobbio: «Mi impegnerò per far fermare i treni a Chiasso»
Il procuratore generale Andrea Pagani. @CDT/ Chiara Zocchetti

Marina Carobbio: «Mi impegnerò per far fermare i treni a Chiasso»

Il procuratore generale Andrea Pagani. @CDT/ Chiara Zocchetti

Nel giorno dei Natali della Patria nell’epoca del Covid-19 molto è sembrato surreale. Non si è potuto festeggiare come d’abitudine e tutto è apparso sotto tono. Però, e non solo in Ticino, la Svizzera si è dimostrata, forse, ancora più coesa e determinata a non lasciarsi accalappiare da un virus che ha modificato le giornate di tutti noi. Così, nel nostro cantone ma anche nella Svizzera italiana, molti sono stati gli oratori che hanno voluto far sentire la propria voce. E non hanno parlato solo di coronavirus ma anche di speranza e di argomenti oggettivi che interessano la collettività. Di seguito alcuni stralci dei discorsi di tre di loro: quello della consigliera a gli Stati Marina Carobbio Guscetti, del procuratore generale Andrea Pagani e quello del sindaco di Lugano Marco Borradori, assai filosofico.

Carobbio: “Mi impegnerò per far fermare i treni a Chiasso”

La consigliera agli Stati Marina Carobbio Guscetti intende impegnarsi affinché anche con l’apertura della galleria di base del Ceneri i treni InterCity continuino a fermare a Chiasso. Lo ha detto durante l’allocuzione del primo agosto – di cui era ospite - organizzata al Cinema Teatro di Chiasso dai Comuni di Chiasso, Balerna e Vacallo. “Caldeggio quindi la richiesta dei comuni di Chiasso e Mendrisio, dell’Ente e della Commissione regionale del Mendrisiotto e del basso Ceresio, dell’Astuti e soprattutto della popolazione dei vostri comuni, di garantire la fermata dei treni internazionali IC nel Mendrisiotto e mi impegnerò in questo senso. Oltre che doveroso nei confronti di una regione importante che deve rimanere ben collegata per via ferroviaria al resto della Svizzera, si tratta di un contributo essenziale per promuovere la mobilità pubblica”. Aiutando al contempo a sgravare l’autostrada.

Al di fuori di questa parentesi locale, l’allocuzione della consigliera agli Stati si è concentrata sulla pandemia da coronavirus e sulle sue conseguenze. “La pandemia ha mostrato la necessità di risposte coordinate e solidali – ha affermato Carobbio Guscetti. - Siamo stati solidali e dobbiamo rimanerlo. La solidarietà non deve essere una formula vuota o limitata all’emergenza sanitaria, ma va valorizzata e partendo da essa va costruito il futuro”. La socialista ha quindi portato alcuni esempi concreti di come attuare questo concetto nei casi in cui la pandemia ha mostrato dei nervi scoperti. Innanzitutto, ha detto, “dobbiamo quindi costruire ponti fra le generazioni e sistemi di aiuto e sostegno affinché le persone ammalate, anziane e più fragili, non si ritrovino mai più isolate”.

Il coronavirus farà sentire i suoi effetti a lungo, ha notato Carobbio Guscetti: “Siamo di fronte a una grave crisi sociale ed economica che necessita di risposte sociali urgenti ed efficaci”. In particolare nell’ambito dei bassi salari, delle disparità salariali e della mancanza di personale sanitario. Alcune parole sono infine state spese per quelle persone che di fronte alla pandemia si sono trovate meno tutelate a livello di assicurazioni sociali: “Penso agli indipendenti, ai proprietari di piccole attività autonome, a chi lavora su chiamata o ad ore. A queste persone che oggi beneficiano di scarsa protezione sociale, a chi lavora in maniera indipendente o ha piccole attività autonome nel settore della tecnica, della grafica o della cultura, vanno date delle risposte durature a livello di assicurazioni sociali. Ci vogliono delle riforme del nostro sistema sociale per garantire a tutte e a tutti pari dignità nel lavoro e nei momenti di difficoltà”.

Borradori: “Lugano è una città che si è riscoperta villaggio”

Molto coronavirus anche nell’allocuzione del sindaco di Lugano Marco Borradori, in piazza della Riforma. Coronavirus, e campane. “Le campane hanno ancora oggi, a mio modo di vedere, una forte connotazione evocativa, non solo in quanto simbolo di pace (proprio della nostra cultura cattolica), ma anche come segno culturale per comunicare la gioia, il dolore e, storicamente, pure il pericolo. Le campane hanno, in questo senso, una grande rilevanza anche per la storia di questa città”. Lo spunto è stato la “riscoperta” di una vecchia tradizione. Riscoperta perché “questo particolare 2020 ci ha tolto anche la possibilità di festeggiare la Svizzera come siamo abituati a farlo”. Il riferimento è al primo evento istituito dal Consiglio Federale nel 1899 per festeggiare il compleanno della Patria: far suonare a festa, la sera, tutte le campane delle chiese di tutte le confessioni - dalle cattedrali al più piccolo oratorio - in tutti i cantoni, le città e i comuni della Svizzera. Cosa che Lugano ha fatto proprio prima dell’allocuzione di Borradori.

Ma il suo della campana non porta solo festa. Può portare anche pericoli, e salvare dagli stessi. A Lugano oggi si festeggiano anche i moti del 1798, quando proprio lo scampanare permise ai Luganesi di respingere per tempo l’assalto dei Cisalpini. Questi fatti, durante i quali venne dichiarata la fine del regime di sudditanza, innescarono un movimento libertario che contagiò l’intero Paese. Il movimento che permise al Ticino di liberarsi dalla signoria dei balivi e raggiungere così l'indipendenza.

Più recentemente, infine, le campane a lutto hanno ricordato a chi le ha sentite il pesante impatto del coronavirus. In quest’ambito Borradori ha preferito concentrarsi sul positivo: “Credo che questa crisi sanitaria ci abbia mostrato in modo inequivocabile che il nostro è un grande Paese perché, negli anni, è stato capace di salvaguardare lo stato sociale, elemento fondamentale per garantire la coesione del popolo svizzero. A differenza di altri grandi Paesi a noi vicini, il nostro ha dimostrato di avere uno Stato capace di far fronte ai bisogni dei suoi cittadini anche in momenti molto difficili. La Svizzera ancora una volta ha dimostrato di essere uno stato che funziona”.

L’allocuzione si è poi conclusa con una riflessione sullo spazio pubblico, e su quanto questo sia vitale per la democrazia diretta, su quanto sia giocoforza mancato durante le restrizioni, e su come Lugano punti a valorizzarlo: “Lugano è impegnata a valorizzare e creare nuovi spazi di qualità, sì digitali, ma soprattutto fisici. Spazi nei quali far incontrare gli abitanti dei suoi quartieri. Luoghi nei quali incontrarsi e confrontarsi, nei quali stare insieme, vivere e condividere. Spazi nei quali discutere. Nei quali far sentire e al contempo ascoltare le diverse campane, nei quali confrontare e far nascere nuove idee. Con la discussione sosteniamo l’elemento più importante che fa grande il nostro Paese: la democrazia”.

Pagani: “Ai furbetti pensiamo noi, non preoccupatevi”.

A tenere l’allocuzione a Massagno, al Grotto Valletta, è stato il procuratore generale Andrea Pagani, con un discorso incentrato sulla risposta svizzera alla crisi da coronavirus. Pagani ha incentrato il suo discorso su quel che ha funzionato: i servizi essenziali (sanità, polizia e giustizia), l’educazione a distanza, la catena di distribuzione di generi e viveri, lo solidarietà intergenerazionale, e (“alla grande, rispetto al resto del mondo”) il sistema di aiuto all’economia, come il lavoro ridotto o i prestiti tutelati tramite fidejussione. “Certo, qualche furbetto c’è stato. Ma ai furbetti che hanno approfittato del sistema svizzero, ci pensiamo noi! Non preoccupatevi”. Il messaggio finale del procuratore generale è stato di speranza: “Vi invito a non essere tristi, a non avere paura, a essere ottimisti. Domani è un altro giorno e arriverà! Piano piano e con testa, torneremo a fare festa”.

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