Mizar, sale in cattedra l’Università

L’USI è interessata a portare avanti il progetto Medtech al posto del Cardiocentro

Mizar, sale in cattedra l’Università

Mizar, sale in cattedra l’Università

LUGANO - Sarà l'Università della Svizzera Italiana a salvare il progetto Lugano Medtech dal garbuglio politico, giuridico e finanziario in cui è finito? L'ipotesi è concreta, come l'interesse che l'USI ha manifestato per l'operazione promossa dal Cardiocentro insieme alla Città. Lo ha fatto a fari spenti, l'accademia, ma a più riprese e in modo chiaro. Il come possa concretizzarsi questa collaborazione è ancora da definire. Di sicuro l'università si propone come «capo cordata» al posto del Cardiocentro (impegnato nelle trattative sull'integrazione nell'EOC) e non come finanziatrice diretta del futuro centro di ricerca. Servirebbe quindi un partner che permetta di concludere l'acquisto dello stabile Mizar di via Simen dalla Swisslife, che ha fissato per la fine di gennaio 2019 l'ultimo termine utile per chiudere le trattative, dopodiché sarà libera dagli impegni presi finora. Da noi contattato, il rettore dell'Università della Svizzera Italiana Boas Erez conferma l'interesse per il progetto Medtech e guarda alle prossime settimane con ottimismo. Ma facciamo un passo indietro: partiamo dalle motivazioni.

«Ci proponiamo come coordinatori perché per noi, considerando la posizione strategica del palazzo e i contenuti del progetto, si tratta di un'occasione molto promettente. Sarebbe un peccato – spiega il rettore – se quegli spazi fossero destinati ad altri uffici di cui Lugano, credo, non ha bisogno. Sarebbe un'occasione persa se questa iniziativa sfumasse». L'idea, come detto, non è quella di contribuire in prima persona all'acquisto dello stabile Mizar. «Al momento non saremmo in grado di metterci soldi nostri, dato che stiamo portando avanti altri importanti investimenti, come ad esempio quello per il nuovo campus a Viganello». Si tratta quindi di trovare un partner, a patto che condivida il carattere istituzionale del progetto. «Confidiamo di riuscire a trovare qualcuno convincendolo della bontà di questa visione» osserva sempre il nostro interlocutore. Per prima cosa l'USI vuole mettere a punto un proprio piano di business. «Il Cardiocentro, che comunque ci terremmo ad avere come inquilino del futuro centro, lascia in eredità una buona idea, ma non un dossier che può essere utilizzato subito di fronte a potenziali partner. Dovremo quindi affinare diversi aspetti. Inoltre vorremmo cercare di coinvolgere alcune aziende attive in questo settore, tenendo presente che l'attività di ricerca vuol essere complementare e non in concorrenza con quella fatta a Bellinzona».

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