In aula

Nascondeva 100 mila franchi sotto la gonna: condannata

Secondo il giudice il denaro che la 25.enne di etnia rom tentava di portare in Italia era frutto di una truffa rip-deal

 Nascondeva 100 mila franchi sotto la gonna: condannata
(foto archivio)

Nascondeva 100 mila franchi sotto la gonna: condannata

(foto archivio)

LUGANO - Nascondeva 100 mila franchi sotto la gonna quando è stata fermata alla dogana di Chiasso mentre tentava di salire su un treno diretto a Milano, la 25.enne cittadina francese di etnia rom condannata oggi per riciclaggio di denaro a una pena detentiva di 9 mesi sospesi per tre anni dalla Corte delle Assise correzionali di Lugano presieduta dal giudice Amos Pagnamenta. Nella sentenza il giudice ha sposato la tesi dell’accusa – sostenuta in aula dal procuratore pubblico Andrea Gianini – secondo cui il denaro fosse frutto di una truffa eseguita con il metodo rip-deal, ovvero un’operazione di cambio fraudolenta nella quale, promettendo un cambio favorevole, i truffatori ne approfittano per estorcere alle vittime cospicue somme di denaro. L’imputata (assente in aula) sarebbe stata incaricata da un uomo incontrato il giorno precedente il fermo – avvenuto nel maggio 2017 - in un campo rom di Milano, di portare il denaro da Paradiso al capoluogo lombardo previo un compenso di tremila euro. Sempre secondo l’accusa, che chiedeva una pena detentiva di 12 mesi sospesi per tre anni, la donna sarebbe stata coinvolta in altre truffe del genere.

La difesa, sostenuta dall’avvocato Pascal Cattaneo, contestava invece integralmente l’atto d’accusa (firmato nel 2018 dalla procuratrice Fiorenza Bergomi) e chiedeva la piena assoluzione dal reato di riciclaggio, un’indennità per la carcerazione preventiva (quattro mesi) ritenuta «ingiusta» e il dissequestro del denaro confiscato. Secondo la difesa, l’inchiesta non è riuscita ad accertare che il denaro avesse una provenienza illecita e che fosse frutto di un crimine: «E se non vi è la prova che il denaro abbia origine criminale, - ha detto Cattaneo - il reato non sussiste e l’imputata dev’essere assolta». A sostegno della sua posizione ha spiegato che non è stata sporta nessuna denuncia per la «fantomatica truffa» e che il resto della refurtiva proveniente dalle altre truffe non è mai stata trovata. Secondo l’accusa, invece, gli indizi raccolti sono sufficienti per dire che il denaro che l’imputata ha tentato di trasportare in Italia fosse un provento criminale. «È vero, – ha detto Gianini – la vittima non ha sporto denuncia ma ciò accade perché, in questi casi, anche le vittime prendono parte all’attività illecita anche se non volontariamente».

«Sono diversi gli elementi che danno indizio della provenienza illecita del denaro», ha detto ancora il giudice Pagnamenta confermando la tesi dell’accusa. «L’imputata ha mentito e dato versioni inverosimili sulla provenienza dei soldi e a Lugano, in quei giorni, è stata accertata la presenza di un gruppo autore di truffe rip-deal. Infine, c’era nel mazzo di banconote quella da 5 euro strappata a metà che viene usata per riconoscersi tra persone che non si sono mai viste».

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