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Negozi: «Non abbiamo più voglia di lamentarci»

I rappresentanti dei commercianti luganesi dicono la loro sulla crisi del settore e le aperture starordinarie

 Negozi: «Non abbiamo più voglia di lamentarci»
(Maffi)

Negozi: «Non abbiamo più voglia di lamentarci»

(Maffi)

LUGANO - «Oggi va di moda lamentarsi, ma noi abbiamo voglia di smettere di farlo». È positivo l’atteggiamento con il quale i rappresentanti dei commercianti sono usciti dall’incontro con il Municipio di Lugano, tenutosi ieri per presentare lo studio commissionato dal Comune ad EspaceSuisse. Come anticipato qualche settimana fa (cfr. CdT 15/3) si tratta di un’analisi urbana del centro, condotta dall’associazione che aiuta le città medio-grandi a pianificare il territorio, che evidenzia potenzialità e criticità per lo sviluppo del comparto fra lungolago, via Balestra, LAC e corso Elvezia. In breve, ciò che emerge è che il centro deve tornare ad essere abitato, in particolare dalla classe media, e che ciò aiuterà le attività commerciali. Per farlo serve però uno sforzo da parte non solo della Città (che oggi dovrebbe decidere se andare avanti con la fase due dello studio), ma anche dei privati. Secondo EspaceSuisse, inoltre, lo spostamento degli uffici comunali nel Nuovo Quartiere di Cornaredo rischierebbe di penalizzare il centro. «L’incontro è stato positivo – spiega il rappresentante della Società commercianti e coordinatore del Gruppo di lavoro Paolo Poretti – Lo studio mette nero su bianco i temi che abbiamo già portato come osservazioni in Municipio». Le 28 pagine non hanno stupito i rappresentanti della categoria, anzi. «Confermano ciò che viviamo sulla nostra pelle ogni giorno ed un bene perché, nei confronti della Città, abbiamo la stessa base di informazioni per trovare un punto di incontro», continua. Anche le possibili criticità dello spostamento al NQC erano già state sollevate dai commercianti. Secondo loro il Municipio deve tenere in considerazione che lo spostamento potrebbe dare il la ad altri movimenti fuori dal centro. Secondo Poretti, quindi, «andranno trovate soluzioni per evitare che il centro subisca una desertificazione e che a Cornaredo si crei un polo in contrasto con il centro». Dal canto suo, il portavoce del Quartiere Maghetti Giuliano Tallarini ha sottolineato alcuni passi avanti positivi. Come l’inaugurazione, tra una settimana, de «Il Litorale», un’antenna dell’USI che ospiterà una serie di uffici per il co-working e uno spazio d’incontro destinato a start-up, studenti, docenti e imprese. «Sono persone che popoleranno il centro – spiega Tallarini – ed è positivo». Inoltre, sempre nel quartiere ha appena aperto un grande ufficio di avvocatura con 80 persone. Non deve preoccupare invece il ritardo dell’arrivo di California Bakery nei locali ancora vuoti attorno alla piazza: «Arriverà». «È importante – dice ancora Poretti – mantenere una frequenza dell’affluenza che supporti le attività. Uno può essere il commerciante più bravo del mondo ma, se vede un cliente ogni tre giorni, lavorare diventa difficile».

Se non ti adatti vuol dire che non sei commerciante: devi vendere ciò che la gente vuole

Uno dei temi che sta tenendo banco in questi giorni è la possibilità per Lugano di ottenere lo statuto di città turistica – e avere così la possibilità di aprire i negozi la domenica e la sera in estate – che ha diviso i commercianti da noi interpellati settimana scorsa (oltre la metà ha detto di non essere interessato,Vedi articoli suggeriti). Poretti e Tallarini non sono stupiti né sorpresi dall’esito del nostro reportage, che vede molti negozianti lamentarsi della scarsa affluenza già negli orari di normale apertura. «È la realtà di oggi – commentano, – Lugano è una cittadina abituata fino a qualche anno fa a movimenti molto più intensi di quelli odierni». Dal canto suo, il sindaco Marco Borradori (presente ieri all’incontro insieme ai municipali Michele Foletti e ad Angelo Jelmini) spiega che se la Città ha chiesto Consiglio di Stato di poter diventare turistica è perché «il gruppo dei commercianti l’ha chiesto a gran voce». Secondo lui, un domani «una maggior elasticità nelle aperture è una possibilità che sarebbe meglio non precludersi». Secondo Angelo Jelmini, bisogna anche «tenere conto delle peculiarità dei negozi». «La bacchetta magica – conclude Poretti – non ce l’ha nessuno, in fondo tutto nasce dal ridimensionamento della pizza finanziaria e trovare una soluzione che la rimpiazzi così su due piedi non è evidente». Secondo Tallarini il cambiamento è già in atto. «I commercianti si stanno adattando e se uno non si adatta vuol dire che non è un commerciante: non ci si può fissare su un prodotto e pensare di venderlo se le persone non lo comprano più». Infine, i due non hanno risparmiato una stoccata ai media – noi compresi – rei di «vessare il settore». «Le nostre pene – dicono – non devono diventare il focus della comunicazione». Va detto però che i primi ad iniziare questa «vessazione» sono stati proprio i circa 140 commercianti che, con toni anche molto duri, avevano espresso la loro frustrazione nella serata pubblica organizzata un anno fa al LAC.

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