«Noi, lasciati a casa senza neppure una telefonata»

Cinestar

C’è amarezza tra i dipendenti del multisala che hanno perso il posto di lavoro, mentre i colleghi dimostrano solidarietà e criticano le scelte aziendali: «Chiedevamo alla direzione di beneficiare dell’orario ridotto, ma neppure ci rispondevano» - Fonio: «Soluzioni ancora possibili»

«Noi, lasciati a casa senza neppure una telefonata»

«Noi, lasciati a casa senza neppure una telefonata»

Mentre i sindacati sperano di riuscire a trovare una soluzione alternativa ai licenziamenti - il sindacato OCST ha chiesto alla direzione un incontro - diversi dipendenti di CineStar ci hanno raccontato il loro malessere. Emergono molta solidarietà nei confronti dei colleghi lasciati a casa - quasi un terzo dei 15 dipendenti impiegati al multisala di Lugano - e le difficoltà vissute soprattutto negli ultimi mesi. «La lettera di disdetta - ci spiega uno dei collaboratori che ha perso l’impiego - è arrivata del tutto inaspettata e senza preavviso. Completamente asettica». Nessun colloquio. Nessuna telefonata. «Quando il 28 ottobre le autorità hanno confermato che anche i lavoratori su chiamata avevano diritto all’indennità per lavoro ridotto non ci aspettavamo certo di venir licenziati». «Indennità per orario ridotto - spiega un altro dipendente - che noi avevamo più volte sollecitato senza ottenere risposta. Poi di punto in bianco alcuni dipendenti sono stati lasciati a casa e agli altri due giorni dopo è stato concesso l’orario ridotto».

© CdT/Gabriele Putzu
© CdT/Gabriele Putzu

Chiusura appresa su Facebook

In novembre il multisala è rimasto chiuso, mentre in ottobre si era optato per aprire solo durante il weekend. «Ma nessuno ci ha avvisato», ci spiega un dipendente, «lo abbiamo appreso da un post Facebook». Quello della comunicazione tra proprietà e collaboratori è un problema che tutti i dipendenti che abbiamo sentito hanno sottolineato. «È la grossa differenza emersa da quando CineStar ha cambiato proprietà, diventando una catena». C’è comunque chi ci conferma che i problemi hanno probabilmente radici lontane. Che l’arrivo del coronavirus è solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso. «I cinema ovunque nel mondo sono in difficoltà. Non da oggi. E a Lugano sono stati commessi degli errori. A Zurigo non conoscono bene la nostra realtà e hanno puntato troppo sui blockbuster».

La crisi e i più deboli

Ieri abbiamo invano provato a metterci in contatto con la direzione di Zurigo, che si è trincerata dietro un «no comment» anche con i colleghi della RSI. Abbiamo però raccolto una dichiarazione del sindacalista Giorgio Fonio. «Che il settore soffra è sotto gli occhi di tutti, ma credo sia ancora possibile trovare delle situazioni. La mia preoccupazione riguarda il fatto che questa crisi rischia di essere ancora più pesante per chi già è in situazioni più difficili». Situazioni come avere un lavoro precario. Su chiamata. Come quasi tutti al CineStar.

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