«Non gli interessava essere toccato nelle parti intime»

Processo

Parla la difesa del ticinese sull’ottantina accusato di aver compiuto oltre un centinaio di abusi sessuali su quattro giovani: contestati totalmente alcuni reati, parzialmente altri

 «Non gli interessava essere toccato nelle parti intime»
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«Non voglio sminuire la gravità degli atti compiuti dal mio assistito, ma il mio compito è di garantirgli una giusta sentenza», ha esordito nella sua arringa l’avvocata Marie Zveiger, patrocinatrice d’ufficio del ticinese sull’ottantina accusato di aver compiuto oltre un centinaio di abusi sessuali su quattro giovani, sull’arco di venticinque anni (ma potrebbero essere di più: diverse altre testimonianze sono cadute in prescrizione). Abusi compiuti tramite toccamenti intimi e masturbazioni, date e non ricevute. Dell’atto d’accusa, la difesa «contesta totalmente alcune cose e parzialmente altre».

In particolare, Zveiger contesta che il suo assistito abbia potuto abusare di una delle due giovani che lo hanno chiamato in causa per essere state da lui palpeggiate sull’autopostale negli anni Novanta sul tragitto casa-scuola (per l’altra contesta la coazione, non l’atto sessuale): questo perché, in particolare, la presunta vittima ha detto di essere stata costretta a toccargli il pene e questo non corrisponderebbe al suo modus operandi: «A lui interessava toccare le parti intime delle giovani, e non essere toccato a sua volta».

L’uomo riconosce invece gli abusi commessi sulla figlia della ex moglie, ma contesta l’arco di tempo in cui si sarebbero svolti. Non cinque anni, come riportato dall’atto d’accusa, ma «al massimo uno». Decisamente contestato, infine, è l’aver abusato fra il 2018 e il 2019 della nuova figlia dell’ex moglie, di quattro anni e che lo chiamava nonno. Zveiger ha infatti affermato che l’audizione in cui la piccola racconta gli episodi è in realtà inconcludente. “Ma non perché dica bugie: è solo molto piccola e non distingue bene tra verità e fantasia”. Inoltre, ha sottolineato l’avvocata, l’imputato per problemi di saluti da alcuni anni non ha più pulsioni sessuali, dunque non vi sarebbe stato motivo per agire come gli si imputa di aver fatto.

In conclusione, la legale ha chiesto che – rispetto ai sei anni e tre mesi richiesti dall’accusa – al suo assistito venga concesso un massiccio sconto di pena e che venga prosciolto dai reati da lui contestato.

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