Maltempo

Parco Casoro, 50 anni per tornare come prima

Danni impressionanti alla vegetazione dell’area verde nel Luganese (FOTO E VIDEO) - Una trentina le piante sradicate - L’esperto spiega cos’è successo

Parco Casoro, 50 anni per tornare come prima
(foto Putzu)

Parco Casoro, 50 anni per tornare come prima

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Parco Casoro, 50 anni per tornare come prima

Parco Casoro, 50 anni per tornare come prima

Parco Casoro, 50 anni per tornare come prima

LUGANO - «Uno scenario inquietante». Con queste parole Christian Bettosini, capoarea Verde pubblico della Città di Lugano, racconta cosa si è trovato davanti al parco di Pian Càsoro, tra Figino e il nucleo di Càsoro, teatro martedì sera di un violento temporale che ha distrutto una trentina di piante. «Per prima cosa ci siamo accertati che nella zona colpita non ci fosse nessuno, è un’area dove in molti portano a passeggio i cani, - racconta - quindi abbiamo sbarrato gli accessi e, da ieri mattina all’alba, siamo al lavoro per ripulire, potare ed eliminare eventuali alberi a rischio». La violenza della natura è stata impressionante. «Le piante hanno subito una torsione estrema, - spiega Bettosini - fusti con un diametro di 90 centimetri si sono accartocciati su se stessi. Fusti senza alcun difetto». Sì, perché le piante della zona erano state oggetto di una perizia a fine giugno e risultavano sane.

Parco Casoro, 50 anni per tornare come prima
Uno scenario inquietante: fusti con un diametro di 90 centimetri si sono accartocciati su se stessi

Nessuno è rimasto ferito e i danni alle infrastrutture sono ridottissimi. Una pianta ha colpito la staccionata e la copertura della piscina di una casa di vacanza e un’altra ha danneggiato la rete di separazione tra il parco e una proprietà privata. I danni alla vegetazione, invece, sono enormi e ci vorranno fino a 50 anni affinché il parco torni come prima. «Se per pioppi e salici ci vorranno 20 anni prima che il volume verde delle chiome torni com’era, per le querce bisognerà attendere mezzo secolo, spiega Bettosini. E questo dopo la messa in sicurezza delle piante superstiti, la pulizia e la nuova piantumazione. Saranno i servizi cantonali preposti a valutare come procedere, dato che il parco è gestito dalla Città ma di proprietà cantonale.

Se per pioppi e salici ci vorranno 20 anni prima che il volume verde delle chiome torni com’era, per le querce bisognerà attendere mezzo secolo

Ma cos’è successo?

Ad abbattersi sul parco martedì sera non è stato un normale temporale. Secondo Guido Della Bruna, meteorologo di MeteoSvizzera Locarno Monti, si tratterebbe di un «supercella, un tipo di temporale particolarmente intenso e poco frequente dalle nostre parti. «Il temporale supercella è caratterizzato dalla rotazione dei venti al suo interno e può causare trombe d’aria. Nel caso specifico non abbiamo osservazioni dirette, ma guardando agli effetti non possiamo certo escludere che se ne sia verificata una». Particolare è stata anche la circoscrizione dell’area colpita. «Sì, - continua l’esperto - basti pensare che le stazioni di rilevamento vicine non hanno misurato valori estremi del vento, mentre possiamo ipotizzare che martedì, nella zona tra Barbengo e Figino, i venti abbiano raggiunto i 100 chilometri orari».

Parco Casoro, 50 anni per tornare come prima
Il temporale supercella è caratterizzato dalla rotazione dei venti al suo interno e può causare trombe d’aria

Tutto sommato, è andata ancora bene perché ad essere colpita è stata un’area verde con poche case. Cosa sarebbe successo se una tempesta di questo tipo si fosse abbattuta su un’area densamente edificata? Lo chiediamo al capoarea Verde pubblico della Città. «Se fosse capitato in un’area più urbanizzata sarebbe stato un vero disastro», dice Bettosini. «Proprio per evitare di correre rischi del genere, lavoriamo costantemente per la gestione dell’alberatura urbana tramite la potatura e l’eliminazione di alberi quando questi sono a rischio. A differenza di quanto spesso si crede, una pianta viene tagliata solo quando raggiunge un certo grado di rischio, altrimenti lo scopo è gestire la permanenza della pianta lì dov’è. Ma, oltre a un certo limite, - conclude riferendosi anche alle polemiche che spesso circondano la sostituzione del verde urbano - per coscienza e deontologia professionale s’impone un intervento».

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