Polo sportivo: le cannonate di Tarchini e Hellmich

LUGANO

Il consorzio escluso dal concorso per investitori spiega le sue perplessità: «Quel progetto è una catastrofe»

Polo sportivo: le cannonate di Tarchini e Hellmich
Proiezione grafica del futuro palazzetto dello sport. (Rendering Cruz y Ortiz-Giraudi/Radczuweit Architetti)

Polo sportivo: le cannonate di Tarchini e Hellmich

Proiezione grafica del futuro palazzetto dello sport. (Rendering Cruz y Ortiz-Giraudi/Radczuweit Architetti)

«Es geht überhaupt nicht: eine absolute catastrophe». Walter Hellmich non usa mezzi termini nel descrivere il progetto che farà da base alla realizzazione del polo sportivo di Lugano firmato dagli architetti Cruz y Ortiz-Giraudi/Radczuweit, vincitori di un concorso internazionale. Titolare del colosso tedesco che porta il suo nome, Hellmich è uscito sconfitto dal concorso organizzato dalla Città per trovare un partner nella costruzione dei futuri impianti sportivi a Cornaredo, al quale ha partecipato insieme all’imprenditore ticinese Silvio Tarchini. Palazzo civico ha scelto il gruppo svizzero HRS, appoggiato dal presidente del FC Lugano Angelo Renzetti, ma secondo Hellmich e Tarchini l’opera ha preso una brutta piega, per diversi motivi.

Le torri, sempre loro
Un motivo, come hanno spiegato i due imprenditori oggi in una conferenza stampa, è di tipo economico. «Le conseguenze della pandemia metteranno a dura prova sia le risorse dell’economia privata sia quelle degli enti pubblici e il piano della Città si concilia male con le prospettive tutt’altro che rosee dovute a questa situazione» ha esordito Tarchini, che poi è arrivato subito al punto: «Spostare gli uffici comunali da via della Posta nelle due torri di Cornaredo è un errore, un’operazione suicida. Lugano non ha bisogno di nuovi uffici e la Città non riuscirà ad affittare quelli in centro, né tantomeno a convertirli in spazi residenziali. Come contribuente, e in base alla mia esperienza, sconsiglio questo passo». Ecco perché il consorzio di Hellmich e Tarchini (chiamato «Pallone») ha escluso le due torri dalla sua proposta spianando la strada per la vittoria di HRS. «È stato volutamente proposto qualcosa di diverso rispetto a quello che indicava il bando - ha aggiunto l’avvocato Marco Bertoli - e ora siamo qui per l’interesse pubblico. Non abbiamo fatto ricorso contro l’attribuzione del mandato».

Chiesta una pausa
Tarchini si è poi soffermato sui costi complessivi dell’opera, sottolineando, in base ai suoi calcoli, che la proposta di Hellmich avrebbe comportato una spesa di circa 150 milioni contro i circa 300 che verrebbero spesi con HRS. «La differenza è spropositata - ha incalzato l’imprenditore - Lugano deve fare una pausa e chinarsi sulla questione». Una stima affidabile del costo complessivo dell’opera, tuttavia, la si potrà avere solo quando saranno pubblicate le cifre dell’offerta di HRS e i termini dell’accordo fra il gruppo svizzero e la Città, sui quali dovrà poi esprimersi il Consiglio comunale.

Interramento contestato
Soldi a parte, secondo Hellmich il disegno architettonico da cui è partito il concorso per investitori (scelta controversa: a detta di molti, tra cui il municipale Michele Foletti, bisognava prima sondare l’interesse dei privati e poi stilare un progetto in base alle loro visioni) ha diversi difetti. «Non vorrei criticare il lavoro altrui - ha detto il manager tedesco, che ha un’ampia esperienza nella costruzione d’impianti sportivi, così come il gruppo HRS del resto - ma non è possibile realizzare in quel modo lo stadio e il palazzetto. Quest’ultimo, per cominciare, prevede le palestre per discipline come il tennis tavolo, la scherma e le arti marziali undici metri sotto il livello del suolo e questo non va bene, né a livello psicologico né per la salute degli atleti. Inoltre è impegnativo dal punto di vista energetico, pensando in particolare alla ventilazione». L’interramento, secondo Hellmich, è un problema anche per quanto riguarda lo stadio, con il campo da gioco previsto anch’esso una decina di metri sotto la linea del suolo. «Questo obbliga a interrare parzialmente tutta la struttura, scendendo fino a tre piani: così vengono penalizzati gli spazi dedicati al business, che è una componente fondamentale di ogni nuovo stadio. Anche l’accesso, per come è stato pensato, è poco funzionale, e lo stesso si può dire per i posteggi. Abbiamo più volte fatto notare queste criticità al Municipio - ha concluso l’immobiliarista germanico - ma siamo stati ignorati».

La partita decisiva
E ora? Il Municipio andrà avanti per la sua strada. Sindaco e colleghi non hanno mai fatto dietrofront sulle torri amministrative e in generale la tabella di marcia non ammette ritardi. Pena: non rispettare la richiesta della Swiss Football League di posare la prima pietra del nuovo stadio entro il giugno del 2021 e decretare, quasi certamente, la retrocessione del FC Lugano. Ma la vera partita adesso è un’altra: far sì che l’accordo economico con HRS (ancora da definire) superi l’esame del Consiglio comunale. Il patto, come si usa dire in gergo calcistico, deve vincere e anche convincere, perché non si può escludere una raccolta di firme per portare i cittadini alle urne. Vincere e convincere.

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