Il caso

Presto in aula (forse) il «re delle truffe»

Rinviato a giudizio un operatore finanziario piemontese che in Italia ha fatto sparire oltre 10 milioni di euro di centinaia di risparmiatori - Probabilmente non si presenterà all’udienza

 Presto in aula (forse) il «re delle truffe»
(foto Maffi)

Presto in aula (forse) il «re delle truffe»

(foto Maffi)

LUGANO - Il 18 aprile – forse – comparirà in aula anche in un tribunale ticinese colui che la stampa italiana aveva definito il «re delle truffe finanziarie». Si tratta di un 55.enne piemontese la cui vicenda fu molto raccontata oltre confine a cavallo fra il 2011 e il 2012. L’uomo, un consulente finanziario, aveva usato per sé tredici milioni di euro affidatigli da almeno duecento risparmiatori italiani, a partire dal 2003. Fra i truffati, anche numerosi suoi parenti e buona parte del suo Paese d’origine.

L’uomo sostanzialmente prometteva ritorni sugli investimenti superiori a quelli di mercato, salvo poi non investire i soldi che gli erano stati affidati, producendo però al contempo documentazione che faceva apparire che fossero stati investiti. Se un cliente gli chiedeva la restituzione del capitale, per un certo periodo ha potuto garantirlo, con la classica formula del buco tappabuco.

È nel 2011 che il castello di carte è iniziato a cadere. Il 55.enne è stato raggiunto dalle prime querele e la banca con cui lavorava gli ha revocato il mandato, dopo aver ricevuto segnalazioni di presunte irregolarità. Già nel 2009 il suo precedente datore di lavoro l’avrebbe costretto a licenziarsi per una gestione non trasparente del patrimonio di clienti.

In estate la procura di Torino aveva aperto un’inchiesta e una cinquantina di creditori aveva assediato la sede della sua azienda (che è poi stata pronunciata fallita a settembre), ma lui si era dato alla macchia. Il telefono staccato, un nuovo numero per non farsi trovare. Non fosse che quel numero è poi stato intercettato dai finanzieri, che hanno saputo di un appuntamento da lui fissato con una donna a Torino. E oltre alla bella, in una sera di gennaio, il broker si è trovato davanti la Finanza.

La sentenza per le sue azioni è stata pronunciata a due anni dall’arresto, nel marzo del 2013, ed è stata figlia di un patteggiamento: quattro anni e sei mesi di carcere per bancarotta fraudolenta, appropriazione indebita e truffa. Sentenza nel frattempo cresciuta in giudicato. Fra le sue vittime vi sono persone che hanno perso i risparmi di una vita.

Come si è appreso recentemente dal Foglio Ufficiale, l’uomo deve ora rispondere anche delle ipotesi di reato di ripetuta truffa e ripetuta falsità in documenti commesse a Lugano. La fattispecie è collegata al suo agire illegale in Italia. Il processo alle Assise correzionali è previsto per il 18 aprile. Difficile però che l’imputato sarà presente in aula: è stato infatti citato a comparire in quanto non è stato possibile contattarlo in altro modo, e nell’avviso si legge l’avvertimento «che in caso di non comparsa si procederà al giudizio contumaciale».

L’atto d’accusa per i fatti luganesi risale ormai al 2014, ed è stato stilato dal procuratore pubblico Andrea Maria Balerna. Secondo nostre informazioni, sotto la lente della giustizia ticinese vi sono alcune operazione su conti in Ticino dei suoi clienti per alcune decine di migliaia di franchi. Una cifra tutto sommato ridotta, dunque, rispetto a quelle da capogiro dell’inchiesta italiana, ma non per questo trascurabile.

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