Presunto stupro, toni accesi in aula

processo

Nel secondo giorno di dibattimento le parti hanno cercato di screditare la credibilità dei loro avversari - La donna afferma di essere stata violentata, l’uomo parla di rapporto consenziente - Sentenza settimana prossima

Presunto stupro, toni accesi in aula
©CDT/CHIARA ZOCCHETTI

Presunto stupro, toni accesi in aula

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Oggi è terminato il dibattimento relativo al presunto caso di stupro in un cantiere del luganese a maggio del 2018 per cui è imputato un uomo sui 55 anni. La sentenza è attesa per settimana prossima.

La vicenda, riassumendola brevemente, riguarda un controverso rapporto sessuale avuto dall’uomo con l’amante il giorno del compleanno di lei. Rapporto che la donna ha denunciato quale abuso sessuale. L’uomo invece si dichiara innocente e sostiene che la donna abbia operato una denuncia mendace nei suoi confronti per vari motivi, fra cui la vendetta. Fra i due nei mesi precedenti si era instaurato un rapporto affettivo e professionale che si era poi deteriorato a partire da febbraio 2020. Fra le altre cose l’uomo aveva anche segnalato ad aprile l’amante alla sua compagnia assicurativa tramite lettere anonime, affermando che stava solo fingendo di essere malata per ottenere delle indennità.

Versioni discordanti

Oggi in aula è stato il tempo soprattutto di repliche e dupliche, contraddistinte da toni piuttosto accessi. Repliche e dupliche in cui le parti si sono riconfermate sulle loro posizioni e, trattandosi di un processo indiziario, hanno rispettivamente cercato di minare la credibilità dell’imputato e della vittima. L’accusa - la procuratrice pubblica Valentina Tuoni e l’avvocata Sandra Xavier, patrocinatrice della presunta vittima - ha sostenuto che la donna non avesse alcun motivo di mentire sull’accaduto e ha rimarcato che l’accusa non ha saputo spiegare perché ella, dal giorno seguente al presunto stupro, abbia cambiato decisamente approccio nei confronti dell’imputato. La richiesta di pena è di cinque anni più espulsione dalla Svizzera per dieci.

La difesa - gli avvocati di fiducia Marco Bertoli ed Elio Brunetti - ha invece affermato che «l’inchiesta è stata condotta in modo unilaterale, sposando acriticamente le affermazioni della presunta vittima» e che la donna «aveva almeno cinque validi motivi per presentare una falsa denuncia», fra cui il desiderio di liberarsi dell’imputato e per vendetta. È stato quindi chiesto il proscioglimento dell’imputato e il riconoscimento di indennità a suo favore per quasi duecentomila franchi.

«Purtroppo la amavo»

La Corte delle assise criminale, presieduta dal giudice Mauro Ermani, si è presa qualche giorno per pensarci. L’ultima parola è spettata all’imputato, che si è avvalso della facoltà di non rispondere durante il procedimento, ma più volte ha faticato a contenersi (martedì era presente in aula anche il suo psichiatra: l’uomo soffre di disturbo bipolare di tipo II). «L’unica colpa che ho è nei confronti di mia moglie, per averla tradita - ha detto. - Purtroppo ero innamorato della presunta vittima, e la nostra era una relazione più che consenziente».

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