Prima amici, poi lo sfigura

Pregassona

Si è aperto il processo per l’accoltellamento davanti all’Aldi - L’episodio, filmato da un passante, fece il giro del web - Secondo l’accusa c’era premeditazione, ma la difesa è di parere diverso: «Ha usato un apriscatole, mica un coltello»

Prima amici, poi lo sfigura
©CDT/Chiara Zocchetti

Prima amici, poi lo sfigura

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Il video dell’accoltellamento, girato da un passante e poi diffuso su Instagram, fece rapidamente il giro del web. Si vedevano due uomini, macchiati di sangue, prendersi a botte al posteggio dell’Aldi di Pregassona. E si vedeva una donna - impavida - intervenire. «Smettetela. Siete umani. In nome di Dio, per favore, smettetela». «Lasciate quel coltello, per favore». E si vede la donna chinarsi a terra, raccogliere il coltello e allontanarlo dai due. Anche quando uno di loro le si avvicina e tenta di riprenderselo. Immagini dure, scioccanti, che però non riuscivano a chiarire alcuni aspetti fondamentali della vicenda. Chi era la vittima e chi l’aggressore, per esempio. Ieri si è aperto il processo e le dinamiche sono state chiarite. Ma nonostante tutto, nonostante un video, le versioni di accusa e difesa ancora divergono totalmente. Starà alla Corte - presieduta dal giudice Amos Pagnamenta - stabilire con esattezza quanto accaduto quel pomeriggio del 20 luglio.

Il taglio (lungo tutta la guancia)

Quel giorno vittima e imputato si diedero appuntamento al posteggio del supermercato. Entrambi iracheni, in Svizzera da diversi anni, si misero a litigare. L’imputato, che durante la colluttazione viene sovrastato dall’alto, estrasse dalla tasca un coltello e colpì l’altro al volto incidendogli il volto dall’orecchio alla bocca. Il procuratore pubblico (Roberto Ruggeri) e il referto medico sono dello stesso parere: una ferita potenzialmente letale vista anche la vicinanza con la gola e le arterie. Ecco dunque l’accusa di tentato omicidio intenzionale e la richiesta di pena: 6 anni e mezzo.

L’arma utilizzata

Una ferita - come scopriranno subito gli agenti arrivati sulla scena - inferta con un apriscatole (un apripacchi) incorporato nel portachiavi dell’imputato. Non un coltello vero e proprio. E questo, soprattutto per la difesa, è un dettaglio importante. «Il mio assistito - ha spiegato l’avvocato Niccolò Giovanettina - si è presentato con un apripacchi, che non ha neppure la punta. Se ci fosse stata premeditazione e se avesse per davvero voluto uccidere si sarebbe portato dietro un coltello». Tesi contestata però dall’accusa. «L’arma usata - ha ribadito il pp Ruggeri - ha la forma di un uncino ed è fatta per infilarsi nella carne».

Gelosia

Ma perché - ed è una cosa che si sono chiesti un po’ tutti - i due stavano litigando? I due iracheni si conoscevano da tempo. «All’inizio eravamo sempre assieme», ha spiegato l’imputato. Poi però qualcosa tra i due si è rotto. L’imputato non gradiva il fatto che la vittima avesse uno stretto rapporto con la sua ex moglie (da cui era separato da 5 anni) e con i suoi figli. Proprio di questo stavano discutendo davanti all’Aldi.

Delitto annunciato sui social?

La sera prima l’imputato aveva visto l’ex moglie in compagnia della vittima. Tornato a casa aveva pubblicato su Facebook uno strano messaggio in cui parlava di tradimento e della sofferenza che si prova se questo viene perpetrato da persone che ci stanno vicine. Un post che - secondo il rappresentante dell’accusatore privato (l’avvocato Simone Creazzo) - contiene un dettaglio importante. «In quel messaggio la localizzazione è stata cambiata._Il messaggio è stato scritto a Lugano ma l’imputato ha indicato come località Soletta, a 300 chilometri di distanza. Stava dunque evidentemente tentando di crearsi un alibi per quanto avrebbe commesso il giorno successivo». Anche Creazzo è dunque convinto che ci sia stata premeditazione. «E il coltello era aperto ancor prima che iniziasse la colluttazione». «La scientifica - ha sottolineato il pp - ha stabilito come fosse impossibile aprirlo con una sola mano». Tesi contestata dalla difesa, che chiede di debrubricare l’accusa a lesioni semplici e propone una condanna a 1 anno.

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