Quando istituzioni e aziende vanno a braccetto

Tecnologia

Il Lifestyle Tech Competence Center di Manno è sempre di più un punto di riferimento in termini di ricerca, sviluppo e innovazione

Quando istituzioni e aziende vanno a braccetto
© Ti-Press / Pablo Gianinazzi

Quando istituzioni e aziende vanno a braccetto

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L’appuntamento è fissato a Manno, presso lo spazio coworking Dagorà. Qui, beh, ha sede il Lifestyle Tech Competence Center e sempre qui aziende, istituzioni e scuole trovano un terreno comune. Un tavolo attorno al quale condividere idee, opinioni, conoscenze e progetti. «È a tutti gli effetti un polo» sottolinea Carlo Terreni, presidente di Lifestyle Tech e primo oratore della conferenza «Innovazione e investimenti in Ticino». Di questo si tratta, appunto: di innovazione. E di tutto ciò che vi ruota attorno. Il centro creato da Terreni, essenzialmente, ha un obiettivo: «Concimare il terreno». Affinché nascano progetti di ricerca e sviluppo. E affinché sempre più imprese tecnologiche o start-up scelgano il nostro cantone. «Parliamo – prosegue Terreni – di sviluppo economico».

Il ruolo di Accenture
Fra le multinazionali che hanno scelto il Lifestyle Tech e il Ticino c’è anche (se non soprattutto) Accenture. Una compagnia globale, fra le prime cinquecento al mondo in termini di fatturato. Si occupa di consulenza strategica e direzionale e di esternalizzazione. Alle nostre latitudini ha trovato terreno fertile. Racconta Michele Raballo, managing director: «Abbiamo oltre 640 mila dipendenti nel mondo. E, di riflesso, abbiamo interesse a investire in Svizzera sia in termini di innovazione sia nel digitale. Siamo in Ticino dal 2019, in collaborazione con Dagorà e altre realtà locali. Siamo qui con l’obiettivo di attrarre talenti e partner. Di, insomma, lavorare con il territorio. Non a caso, c’è un’ottima collaborazione tanto con le istituzioni quanto con USI e SUPSI». Accenture, in particolare, assume solo residenti. «È una nostra regola interna, non un’imposizione». Accenture non rivela cifre, né si sbilancia sul numero di persone effettivamente assunte da quando è presente in Ticino. «Ma siamo cresciuti moltissimo a livello di dipendenti e il nostro obiettivo è continuare a creare opportunità» sottolinea Giovanna Melillo, senior manager. «Puntiamo sui talenti svizzeri, anche quelli sparsi per il mondo che vorrebbero rientrare. Una missione, la nostra, possibile grazie alle istituzioni e alle università presenti sul territorio. Investire nella collaborazione, per noi, è vincente».

Una risposta al calo demografico
Investire nell’innovazione e creare nuove opportunità lavorative significa, altresì, frenare l’emorragia demografica. E, magari, cambiare gli orizzonti: un tempo piazza finanziaria per eccellenza, Lugano potrebbe riciclarsi (pardon, trasformarsi) in un polo tecnologico. Proprio come Lodrino per i droni e, un domani, Bellinzona sul fronte scientifico. Filippo Lombardi, municipale nonché presidente dell’Associazione svizzeri all’estero, è ottimista al riguardo: «Lugano è lieta di accogliere simili iniziative, anche se al momento solo in periferia. È impegnata anche nello sviluppo di questi progetti. Parliamo di una città cresciuta grazie all’aggregazione dei vari comuni. Un’aggregazione, tuttavia, forse non ancora digerita del tutto. Perciò, ecco, forse Lugano non riesce a proporsi come una realtà unica. E ad essere attrattiva. Chissà, forse è condizionata dall’antico ruolo di piazza finanziaria. Il punto è proprio qui: riuscire a sostituire parte delle attività economiche tradizionali. Ben venga il discorso sull’innovazione, allora. A maggior ragione se gli investimenti in questo campo possono contribuire a frenare il calo demografico. È essenziale, per noi, reagire e contrastare lo spopolamento della città e del cantone. Soprattutto se parliamo di giovani professionisti qualificati. Ben venga, ancora, il Lifestyle Tech. Anche perché è inserito nella visione generale di Swiss Innovation Park, la rete nazionale dei parchi scientifici. Bisogna lavorare, già. Ed è quello che stiamo facendo, in particolare con il programma Back to Ticino che io definirei Back to Switzerland. In qualità di presidente degli svizzeri all’estero rappresento circa 780 mila connazionali. Abbiamo famiglie emigrate secoli fa che, però, nonostante tutto hanno ancora un legame forte con le proprie origini. E abbiamo una sorta di nuova mobilità, ovvero giovani che partono, restano qualche anno fuori Paese e poi manifestano il desiderio di rientrare. Entrambe le categorie fanno al caso nostro».

Cosa dice il cantone?
Un polo legato all’innovazione ha bisogno anche di spazi fisici. A Manno, presso Dagorà, l’idea è quella di ampliare gli uffici. «Con la crescita di Accenture, l’arrivo di altre aziende e l’ampliamento stesso del Lifestyle Tech – spiega Serse Bonvini, CEO di Dagorà – dovremmo aggiungere altri 200 metri quadrati agli attuali 1.000. Noi eravamo partiti con questa avventura del coworking e, quindi, della condivisione degli spazi di lavoro quando la pandemia si stava affacciando. Potrebbe sembrare un timing maledetto, in realtà il lockdown ha fatto da acceleratore. Da una parte, a casa con divano, frigorifero e bambini in giro, non tutti riuscivano a lavorare bene. Dall’altra, usciti dalla fase più acuta della crisi non tutte le aziende hanno permesso ai dipendenti di rientrare. Noi, beh, ci siamo posizionati nel mezzo. Esci da casa ma non sei davvero in ufficio. Sei, piuttosto, in uno spazio condiviso, una comunità che organizza eventi, produce contenuti e consente alle varie aziende di mettere sul tavolo competenze e conoscenze».

Stefano Rizzi, direttore della Divisione Economia del Canton Ticino, porta il punto di vista delle istituzioni: «Il parco dell’innovazione – dice – è costituito proprio dai centri di competenza in cui mondo accademico e imprese collaborano. Al momento, è già realtà un centro di competenza sui droni presso l’aeroporto di Lodrino, una primizia assoluta direi. Come cantone sosteniamo simili circoli virtuosi, con vari strumenti fra cui la legge per l’innovazione economica e agevolazioni per persone che investono nelle start-up. Per tacere delle agevolazioni alle start-up stesse. Sottolineerei, per quanto mi riguarda, l’impatto di tutto questo sul mercato del lavoro ticinese. L’obiettivo, alla fine, è proprio quello di creare opportunità di lavoro alle nostre latitudini. Per chi vive in Ticino o vuole tornare a viverci. Sposo, in questo senso, la politica interna di Accenture». Sempre più aziende, ad ogni modo, vedono nel Ticino un’opportunità di crescita. E un porto sicuro. «Diciamolo forte e chiaro» chiosa Rizzi. «Ne siamo fieri. Se ci scelgono è perché sappiamo essere attrattivi. E non è evidente. Significa che le competenze, qui, sono di altissimo livello. E il mercato le riconosce».

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