«Quanti romandi in vacanza a Lugano»

Turismo

Per tenere a galla il settore turistico si faceva affidamento soprattutto sugli svizzerotedeschi, ma a sorprendere gli operatori è stata la risposta, tutt’altro che scontata, dei «cugini» francofoni - Federico Haas: «Ne beneficeremo anche nei prossimi anni» - Prenotazioni in calo per fine agosto: «Ci mancheranno i britannici e gli americani»

«Quanti romandi in vacanza a Lugano»
©CdT/Gabriele Putzu

«Quanti romandi in vacanza a Lugano»

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«Sembra di essere tornati agli anni Ottanta». Quando si parla di turismo a Lugano un affermazione di questo tipo non deve essere letta in tono dispregiativo. Gli anni Ottanta erano infatti i tempi in cui a Lugano arrivavano le famiglie per le vacanze «vere». Di una o due settimane, non i weekend lunghi e le «toccate e fuga» degli ultimi anni. Ma la pandemia in questo 2020 ha cambiato tutti gli schemi. «Proprio l’altro giorno - ci spiega Federico Haas, titolare dell’Hotel Delfino e presidente di Hotelleriesuisse Sottoceneri - stavo parlando con i miei collaboratori e ho detto loro che sembrava, appunto, di essere tornati agli anni Ottanta. Soggiorni più lunghi, con clienti più concentrati a scoprire il territorio. E maggior utilizzo delle infrastrutture alberghiere, come per esempio le piscine. Negli anni Ottanta era questo il turismo a Lugano, e ho l’impressione che si stia tornando in quella direzione». Anche perché il turismo business e quello congressuale hanno subito un’emorragia senza precedenti.

«Merci beaucoup!»
Luglio, lo conferma anche Haas, è stato (contro ogni previsione) un mese da incorniciare. Nessuno in marzo o in aprile - in pieno lockdown e con le frontiere chiuse - si sarebbe mai aspettato un inizio estate su questi livelli. Un luglio, conferma Haas, capace di generare in grandi linee gli stessi pernottamenti dell’anno scorso, quando il coronavirus non sapevamo neppure cosa fosse. Tutto grazie al turismo interno, che ha spinto moltissimi svizzeri - per vari motivi - a trascorrere le vacanze nella Confederazione. «A Lugano - spiega Haas - salutiamo con grande gioia l’incremento sostanzioso di turisti romandi, che hanno trovato un Ticino in versione extralusso». E questo, per il presidente della sezione sottocenerina di Hotelleriesuisse, potrebbe avere effetti positivi anche in futuro. «Il Ticino si è fatto conoscere come destinazione anche in Romandia».

Ma la stagione sarà corta
Svizzerotedeschi, romandi e qualche turista germanico sono bastati in luglio a tenere in piedi il settore. Ma agosto sarà un altro discorso. «Dal 17 quasi ovunque a nord delle Alpi inizieranno le scuole e dunque si spegneranno un po’ le luci. In passato dopo il 20 agosto era il momento in cui arrivavano turisti dal Nordamerica e dalla Gran Bretagna, che oramai per Lugano rappresentano il terzo mercato. Non si parla di cifre altissime, ma che verranno a mancare. E purtroppo, visto quanto si è svalutato il dollaro, credo che la situazione andrà avanti anche in futuro. Per gli statunitensi il prodotto Svizzera è ora davvero caro». L’estate è stata intensa e prolifica, si diceva. Ma non per tutti. Gli alberghi più «cittadini» e più «urbani» hanno probabilmente faticato di più. E sarà anche stata prolifica, ma l’estate rischia di essere già oggi agli sgoccioli vista appunta la riapertura delle scuole in Svizzera interna. Haas è però convinto che si potrà rimediare. «Dalle prenotazioni ancora non si vede, ma credo che di turisti a Lugano ne arriveranno ancora. Gli over 65 per esempio, o chi in estate per un motivo o per l’altro non è potuto partire». Basti pensare a chi aveva pianificato un viaggio in Spagna e ora, per non dover affrontare una quarantena al rientro, ha deciso di rinunciare. La Sonnestube potrebbe essere un buon ripiego.

La festa delle patate
Una stagione corta, si diceva, ma che paradossalmente potrebbe anche diventare più lunga facendo registrare numeri interessanti anche in settembre e ottobre. Il Ticino infatti è - almeno al momento - una delle regioni in Svizzera in cui il virus sembra sotto controllo. E le temperature più alte rispetto alla Svizzera tedesca potrebbero in autunno spingere i turisti a tornare da noi. «L’onda lunga della COVID - continua Haas - arriverà soprattutto sull’occupazione. Molti colleghi hanno firmato contratti fino a fine settembre. Contratti che andranno poi prolungati qualora si registrasse una buona affluenza durante le vacanze delle patate (le Kartoffelferien, che in Svizzera tedesca e in Germania si tengono tra la seconda e la terza settimana di ottobre, ndr)». Patate che potrebbero davvero contribuire a sfamare il settore alberghiero ticinese.

«E quante mountain bike»
«E non ho mai visto - continua Haas - tante mountain bike come in questo periodo. I turisti sono arrivati anche per quello, scoprendo una rete di sentieri eccezionale».

«E ora è importante puntare anche sull’inverno»

Per Federico Haas quest’anno più che mai Lugano - e il Ticino in generale - dovrà tentare di imporsi anche come meta di turismo invernale. «Le previsioni fatte dalla sede centrale di Hotelleriesuisse dicono che in Svizzera il 30% degli alberghi rischia la chiusura e anche da noi vedo un ritorno della stagionalità delle strutture». Alberghi che, in mancanza del turismo d’affari e di quello congressuale, potrebbero rinunciare a restare aperti tutto l’anno. «È chiaro - conferma Haas - che la grande sfida ora è trovare nuovi modelli di business e la necessità di mantenere i costi fissi sotto controllo». Haas si dice convinto però che l’immediato futuro potrebbe anche riservare interessanti opportunità. «Saluto con entusiasmo gli sforzi dell’Ente turistico nel tentare di promuovere il Ticino come meta invernale. È una cosa che diciamo da anni: occorre destagionalizzare l’offerta. E poi chissà... forse si riuscirà davvero a portare in Ticino in quel periodo gli over 65. E chi terrà duro, restando aperto in inverno, potrebbe coglierne i frutti». Turisti over 65, spiega, che hanno bisogno di più tempo per pianificare le vacanze. «I giovani guardano le previsioni meteo e poi con due click decidono se mettersi in viaggio o no». Per Haas è dunque necessario che in Ticino si lavori in tutte le regioni in modo coordinato. «Avere una cabina di regia che si occupi di questo», investendo le risorse rimaste. «Non dimentichiamo che mancano le tasse di soggiorno di marzo, aprile, maggio e giugno».

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