Quattro proposte dal basso per la Lugano che verrà

L’iniziativa

Un gruppo di persone «con a cuore la Città» ha presentato le proprie idee «per evitare che Lugano corra il rischio di chiudersi ancora di più nei confronti della popolazione giovane, del dibattito aperto, delle nuove mobilità umane»

Quattro proposte dal basso per la Lugano che verrà
I promotori. Da sinistra: Damiano Merzari, Monique Bosco-von Allmen, Edo Carrasco, Sophie Maffioli e Boas Erez. ©CDT/CHIARA ZOCCHETTI

Quattro proposte dal basso per la Lugano che verrà

I promotori. Da sinistra: Damiano Merzari, Monique Bosco-von Allmen, Edo Carrasco, Sophie Maffioli e Boas Erez. ©CDT/CHIARA ZOCCHETTI

Associare chi fa cultura dal basso, proporre modelli di cooperazione abitativa, cambiare la narrativa di Lugano creandone una nuova condivisa dalla popolazione e dotarsi di un centro di riflessione e ricerca sul futuro del territorio. Sono queste le quattro proposte - «provvisorie e aperte a discussione» - presentate ieri da un gruppo di cittadini «per una Lugano aperta, innovativa e accogliente». Proposte nate quindi dal basso e condivise da persone con percorsi umani e professionali diversi. Con un minimo comune denominatore: «Questa città si sta a cuore - si legge in una nota. - Le nostre sono piste di riflessione che ci sembra urgente percorrere per evitare che Luano corra il rischio di chiudersi ancora di più nei confronti della popolazione giovane, del dibattito aperto, delle nuove mobilità umane. Vorremmo evitare che la città non sia pronta e manchi di una forza collettiva per affrontare alcune scelte fondamentali che si prospettano nel campo delle transizioni ecologica e digitale». Questi i promotori che hanno illustrato alla stampa l’iniziativa: il rettore dell’USI Boas Erez, l’architetta Monique Bosco-von Allmen, l’imprenditore sociale ed esperto di politiche giovanili Edo Carrasco, l’architetta Sophie Maffioli e l’operatore culturale Damiano Merzari.

«Noi facciamo l’assist»

Il gruppo, in altre parole, ha lanciato un appello. «Noi facciamo l’assist - ha detto Carrasco. - Ora serve chi faccia gol». «Il nostro non è un manifesto - ha spiegato Erez - e quanto proponiamo non è un’utopia. Ci sembrano proposte ricivebili e interessanti che crediamo in lineacon quanto stiamo vedendo in questo momento. Anche il Municipio parla di città aperta».

La scintilla dell’ex Macello

Ad aver spinto i promotori ad agire e, seppur in modo volutamente lasco a questo stadio, a organizzarsi sono stati vari fattori, ma per alcuni la proverbiale scintilla è stata la demolizione degli spazi occupati dal CSOA il Molino all’ex Macello. «Per anni a Lugano si è organizzato, con belle proposte ben strutturate - ha detto ad esempio Merzari, attivo come organizzatore di eventi sia con la Città che indipendentemente da essa. - C’era fervore. Poi però con il COVID sono venuti a mancare gli spazi. Il Casotto ha chiuso, l’esperienza del Morel si è un po’ spenta, l’ex Macello non c’è più. È il momento di creare una nuova discussione». Anche perché le varie associazioni che hanno proposto negli anni cultura dal basso «non hanno in generale mai creato un dialogo tra loro».

I modelli ai quali ispirarsi

Nel documento diffuso dal gruppo, per ogni ambito, vi sono «alcuni modelli ai quali ispirarsi». Modelli rivelatori della visione proposta. In ambito culturale si citano la Rote Fabrik di Zurigo, la Reithalle di Berna e La Coupole di Bienne. Centri sociali autogestiti, quindi. Spesso anche sostenuti finanziariamente dalle Città in cui si trovano. In ambito abitativo, invece, i riferimenti sono a cooperative d’abitazione, quali la Wogeno di Zurigo (una cooperativa immobiliare che compra e costruisce case che poi lascia gestire autonomamente agli inquilini nella forma che preferiscono, senza scopo di lucro). Mentre per capire Lugano si guarda ad esempio all’Institut Paris-Région, un osservatorio che propone studi indipendenti di urbanistica, ambiente, economia e società, e che funge da punto di contatto e supporto fra la politica e la società civile. «Di fronte a un problema complesso serve un approccio complesso, una narrazione polifonica e interdisciplinare - ha detto Maffioli. - L’osservatorio accompagnerebbe lo sviluppo delle politiche territoriali, portando coinvolgimento e partecipazione».

Un possibile banco di prova

Un banco di prova concreto per i proponenti potrebbe essere, a proposito di sviluppo territoriale, l’imminente presentazione del Piano direttore di Lugano, lo strumento che sancirà i paletti pianificatori della città del futuro. Tanto più che il Municipio ha detto a più riprese di auspicare un’ampia partecipazione al dibattito. Ma, più nell’immediato, per il gruppo l’intenzione è di contarsi: l’invito a chi fosse interessato è di farsi vivo scrivendo a [email protected]

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